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L'AI VUOLE UCCIDERCI - LA SETTA DEGLI ZIZIANI

Indice

Quando un ideale diventa un’ossessioneZiz LaSota: dall’infanzia in Alaska a una mente fuori dal comuneAltruismo Efficace e Rischio Esistenziale: l’idea di salvare il futuro Mostra di più +

Quando un ideale diventa un’ossessione

Cosa accade quando un ideale smette di rappresentare una guida e si trasforma in un’ossessione assoluta? La storia è attraversata da idee nate con l’ambizione di migliorare il mondo, visioni fondate sulla promessa di giustizia, progresso e libertà. Ma quando un principio diventa così radicale da non ammettere compromessi, emerge una delle questioni morali più antiche e controverse: il fine può davvero giustificare i mezzi?

L’espressione «il fine giustifica i mezzi» viene comunemente attribuita a Niccolò Machiavelli, sebbene non sia mai stata formulata dal filosofo in questi termini. Il concetto che racchiude, tuttavia, attraversa da secoli il pensiero umano: la convinzione secondo cui, quando un obiettivo viene considerato sufficientemente importante, anche comportamenti estremi, violenti o moralmente inaccettabili possano finire per apparire necessari. È proprio in questo passaggio che il confine tra convinzione e fanatismo può diventare pericolosamente sottile.

Quando qualcuno arriva a credere di possedere l’unica verità possibile, infatti, chiunque ostacoli quella visione rischia di non essere più percepito come una persona con idee differenti, ma come un nemico, un impedimento da superare o eliminare. In questo modo, ideali concepiti per costruire un futuro migliore possono trasformarsi progressivamente nel loro esatto contrario, lasciando dietro di sé sofferenza, distruzione e morte.

È all’interno di questa contraddizione che prende forma la storia degli Zizians, un gruppo nato ai margini della comunità razionalista della Silicon Valley e progressivamente associato a una lunga sequenza di suicidi, aggressioni, omicidi, latitanze e scontri con le autorità. Al centro della vicenda si trova Jack Amadeus LaSota, conosciuta soprattutto come Ziz, una brillante informatica transgender le cui riflessioni sull’intelligenza artificiale, sull’etica e sulla razionalità avrebbero assunto nel tempo posizioni sempre più radicali.

Per comprendere come un ambiente popolato da informatici, matematici e giovani con percorsi accademici di altissimo livello sia arrivato a intrecciarsi con una vicenda tanto violenta, è necessario ricostruire il percorso dall’inizio.

Ziz LaSota: dall’infanzia in Alaska a una mente fuori dal comune

Jack Amadeus LaSota, conosciuta soprattutto come Ziz, nasce il 31 dicembre 1991 e cresce in Alaska. Ziz è una donna transgender e, nel rispetto della sua identità, in questo articolo verrà utilizzato il genere femminile. Non risulta invece che abbia mai cambiato legalmente il proprio nome: anche negli anni successivi continuerà talvolta a presentarsi come Jack, sebbene all’interno degli ambienti che frequenta diventi conosciuta principalmente come Ziz.

Maggiore di tre fratelli, trascorre parte dell’infanzia seguendo un percorso di homeschooling, studiando quindi a casa con i genitori. Il padre è un docente universitario e, fin da giovanissima, Ziz dimostra capacità decisamente fuori dal comune nelle discipline tecniche e informatiche. La sua intelligenza e la facilità con cui affronta materie estremamente complesse saranno caratteristiche ricorrenti nel suo percorso, così come accadrà, in seguito, per molte delle persone destinate a entrare nella sua cerchia.

Gran parte di ciò che è possibile ricostruire sui primi anni della sua vita proviene direttamente dai suoi scritti. Dopo l’università, infatti, Ziz aprirà un blog e diventerà particolarmente attiva su diversi forum online, lasciando una quantità considerevole di testi autobiografici attraverso i quali racconterà esperienze personali, paure e convinzioni. Nei suoi scritti descrive una profonda depressione comparsa già durante la preadolescenza e racconta di aver vissuto la pubertà come qualcosa di «malvagio». A tormentarla sarebbe stata soprattutto la sensazione che il bambino che era stata potesse essere, secondo le sue parole, «ucciso e sovrascritto» da una nuova identità. Un pensiero che avrebbe continuato a occupare la sua mente con insistenza.

In quello stesso periodo racconta inoltre di aver iniziato a percepire il mondo come qualcosa di distante, quasi appartenesse a un’altra dimensione o a una realtà irreale. Nei suoi resoconti emerge quindi un’esperienza che lei stessa descrive in termini riconducibili a una forte sensazione di dissociazione e distacco dalla realtà circostante.

Terminati gli studi precedenti, Ziz si iscrive all’Università dell’Alaska di Fairbanks, la stessa istituzione nella quale lavora suo padre, scegliendo di studiare informatica. È proprio durante gli anni universitari che entra in contatto con alcuni ambienti intellettuali alternativi destinati ad avere un’influenza profonda sulla sua vita. Comunità nelle quali tecnologia, filosofia morale, probabilità e riflessioni sul futuro dell’umanità si intrecciano continuamente.

Due idee, in particolare, catturano la sua attenzione e diventeranno fondamentali per comprendere tutto ciò che accadrà successivamente: l’Altruismo Efficace e il concetto di Rischio Esistenziale. In questa fase non si tratta ancora delle teorie estreme che caratterizzeranno gli anni successivi. Al contrario, Ziz sembra trovare in questi principi una possibile risposta a interrogativi che porta con sé da tempo: se il proprio futuro appare incerto, forse è comunque possibile utilizzare le proprie capacità per migliorare quello degli altri.

È da questa convinzione, apparentemente orientata verso la ricerca del massimo bene possibile, che comincia un percorso destinato progressivamente a cambiare direzione.

Altruismo Efficace e Rischio Esistenziale: l’idea di salvare il futuro

L’Altruismo Efficace parte da una domanda apparentemente semplice: se una persona desidera aiutare gli altri, quale scelta permette di produrre il maggiore beneficio possibile? Il principio alla base di questa corrente sostiene che le buone intenzioni, da sole, non siano sufficienti. Occorre valutare concretamente l’efficacia delle proprie azioni, chiedendosi quale sia il modo migliore di utilizzare tempo, denaro e capacità personali.

Un esempio permette di comprenderne la logica: disponendo di cento euro da donare, si potrebbe scegliere di destinarli al restauro di un monumento storico oppure a un’organizzazione che, con la stessa cifra, distribuisce zanzariere trattate con insetticida nelle aree in cui la malaria provoca migliaia di vittime. Secondo l’Altruismo Efficace, se l’obiettivo è ottenere il massimo beneficio possibile, la seconda scelta avrebbe un impatto maggiore, perché quella stessa somma potrebbe contribuire a salvare vite umane. Da qui nasce l’attenzione dei sostenitori del movimento verso dati, studi scientifici e misurazione dei risultati, anziché verso decisioni fondate esclusivamente sull’emotività o sull’istinto.

A questo concetto se ne affianca un altro destinato ad assumere un’importanza ancora maggiore nella storia di Ziz: quello di Rischio Esistenziale. Con questa espressione si indica un evento potenzialmente capace di provocare la scomparsa dell’umanità oppure di danneggiarla in maniera così profonda e irreversibile da comprometterne definitivamente il futuro. Non si tratta, dunque, di una catastrofe semplicemente molto grave. Un terremoto può causare migliaia di vittime e conseguenze devastanti, ma l’umanità continuerebbe a esistere e, nel tempo, potrebbe ricostruire ciò che è stato distrutto. Un rischio esistenziale riguarda invece scenari come una pandemia impossibile da contenere, una guerra nucleare su scala globale capace di rendere vaste porzioni del pianeta inabitabili o, secondo alcune teorie, lo sviluppo incontrollato di un’intelligenza artificiale estremamente avanzata.

Il futuro dell’umanità come priorità morale

È soprattutto quest’ultima possibilità a diventare centrale negli ambienti frequentati da Ziz. L’ipotesi è che un’intelligenza artificiale sufficientemente potente, se sviluppata senza adeguati sistemi di controllo e senza obiettivi compatibili con quelli umani, possa comportarsi in maniera imprevedibile e potenzialmente pericolosa. Per alcuni sostenitori dell’Altruismo Efficace, prevenire eventi di questo tipo rappresenta quindi una priorità particolarmente importante: evitare anche un solo rischio capace di compromettere l’esistenza della specie significherebbe proteggere non soltanto chi è vivo nel presente, ma anche tutte le generazioni future.

Queste idee colpiscono profondamente Ziz, che sembra trovare nell’Altruismo Efficace una risposta concreta ad alcune delle proprie inquietudini. In uno dei suoi scritti racconta che una delle intuizioni più significative della sua vita fu comprendere che, anche qualora non fosse riuscita a risolvere i propri problemi, avrebbe comunque potuto contribuire a migliorare la vita degli altri. Descriverà questa consapevolezza come uno dei pensieri più felici che avesse mai avuto. È un elemento importante perché, almeno in questa fase, il desiderio di Ziz appare orientato verso un obiettivo altruistico. La domanda decisiva, destinata ad assumere negli anni successivi un significato completamente diverso, riguarda però quanto lontano sia lecito spingersi per raggiungerlo.

Da Oracle alla NASA: una carriera per cambiare il mondo

Mentre approfondisce l’Altruismo Efficace e i rischi esistenziali, Ziz porta avanti un percorso accademico e professionale che conferma le sue straordinarie capacità nel settore informatico. Durante gli studi svolge prima uno stage presso Oracle, una delle più importanti aziende tecnologiche al mondo, e successivamente riesce a entrare addirittura alla NASA, dove partecipa allo sviluppo di uno strumento destinato all’analisi del meteo spaziale.

La sua carriera universitaria procede senza particolari ostacoli, ma una volta terminati gli studi Ziz si trova davanti a una scelta destinata a influenzare profondamente gli anni successivi: proseguire con un dottorato di ricerca in informatica oppure applicare alla propria vita la filosofia dell’“earn to give”, letteralmente “guadagnare per donare”. Quest’ultima strategia, diffusa negli ambienti dell’Altruismo Efficace, prevede di intraprendere una carriera altamente remunerativa per destinare poi una parte consistente dei propri guadagni alle cause considerate capaci di produrre il maggiore impatto possibile. Tra quelle particolarmente importanti per Ziz c’è il benessere animale: è vegana e la tutela degli animali occupa già una posizione centrale nella sua concezione morale.

In questo momento di incertezza Ziz decide di chiedere consiglio ad Anne Salamon, allora direttrice esecutiva del Center for Applied Rationality, conosciuto con l’acronimo CFAR. Si tratta di un’organizzazione senza scopo di lucro che studia e insegna tecniche finalizzate a migliorare il ragionamento umano, ridurre l’influenza dei bias cognitivi e rendere più efficace il processo decisionale. È un ambiente che Ziz già conosce e frequenta e che diventerà estremamente importante nel prosieguo della vicenda. Salamon le suggerisce di iniziare comunque un dottorato, cercare nel frattempo un cofondatore con cui costruire una startup e, soltanto quando si fosse presentata un’opportunità concreta, abbandonare gli studi per dedicarsi all’attività imprenditoriale. La logica è coerente con l’“earn to give”: accumulare competenze, costruire un’impresa di successo e utilizzare il denaro ottenuto per finanziare cause altruistiche. Ziz segue almeno inizialmente questo consiglio e si iscrive a un dottorato, che tuttavia abbandona prima di completarlo.

Il trasferimento nella Silicon Valley

Nel 2016 arriva una decisione ancora più radicale: Ziz sceglie di trasferirsi nella Silicon Valley, convinta che quello sia il luogo migliore in cui vivere per contribuire, nella sua prospettiva, a salvare il mondo. La scelta non è casuale. La Silicon Valley rappresenta il cuore dell’innovazione tecnologica mondiale, l’area nella quale sono nate o hanno stabilito la propria sede aziende come Apple, Google e Meta e dove migliaia di programmatori, ingegneri, imprenditori e investitori lavorano allo sviluppo di tecnologie potenzialmente capaci di trasformare il futuro. Per Ziz significa trovarsi esattamente nel luogo in cui tecnologia, denaro e possibilità di incidere sui rischi esistenziali sembrano convergere. Il progetto è preciso: entrare nell’industria tecnologica, costruirsi una carriera molto remunerativa e utilizzare parte del proprio reddito per finanziare iniziative finalizzate alla riduzione dei pericoli che, secondo lei, minacciano il futuro dell’umanità.

La realtà, tuttavia, si rivela molto diversa dalle aspettative. Affermarsi professionalmente nella Silicon Valley è difficile e Ziz viene licenziata dal suo primo impiego dopo appena quattro giorni. Nei mesi successivi fatica a trovare un lavoro stabile e contemporaneamente deve affrontare un altro problema: il costo proibitivo degli alloggi nella Bay Area. Dopo una serie di convivenze problematiche, arriva così a una soluzione decisamente insolita. Ziz si trasferisce su una piccola barca a vela ormeggiata nella Berkeley Marina, dove va a vivere insieme alla proprietaria dell’imbarcazione, una giovane donna transgender di nome Gwen Danielson.

Quell’incontro sarà determinante. Gwen, infatti, non è soltanto una nuova coinquilina. Anche lei possiede capacità accademiche eccezionali, ha studiato ingegneria elettrica, matematica e scienze cognitive e nutre un interesse particolare per la bioingegneria e le neuroscienze. Durante il secondo anno di università ha inoltre sviluppato una crescente preoccupazione per l’intelligenza artificiale e i rischi esistenziali connessi alla possibilità di creare un sistema non allineato ai valori umani. Ziz e Gwen condividono quindi molto più di uno spazio ristretto su una barca: entrambe sono profondamente attratte dalle stesse domande sul futuro della tecnologia e frequentano uno degli ambienti intellettuali più particolari della Silicon Valley. È il movimento razionalista moderno, la comunità dalla quale, negli anni successivi, gli Zizians finiranno progressivamente per separarsi fino a trasformarla in uno dei loro principali avversari.

Il movimento razionalista e la paura di un’intelligenza artificiale fuori controllo

Per comprendere il legame tra Ziz, Gwen e l’ambiente nel quale si muovono è necessario entrare nel cosiddetto movimento razionalista della Silicon Valley. Il nome richiama il razionalismo filosofico classico, la corrente sviluppatasi nel Seicento secondo cui la ragione rappresenta lo strumento fondamentale per comprendere la realtà e raggiungere la conoscenza.

Pensatori come Cartesio e Spinoza attribuivano alla mente razionale un ruolo centrale rispetto alle intuizioni, alle emozioni e alle semplici apparenze. Il razionalismo moderno riprende in parte questa impostazione, reinterpretandola però attraverso strumenti contemporanei: metodo scientifico, logica, probabilità e costante revisione delle proprie convinzioni diventano il mezzo attraverso cui prendere decisioni considerate il più possibile razionali.

Una delle figure più influenti nella nascita di questa comunità è Eliezer Yudkowsky, scrittore e ricercatore autodidatta statunitense che, già negli anni Novanta, quando Internet era ancora lontano dall’essere lo strumento onnipresente di oggi, dedicava gran parte del proprio lavoro alle possibili conseguenze dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Yudkowsky non termina il liceo e non frequenta l’università, ma comincia a pubblicare online lunghi saggi nei quali sostiene che la comparsa di una superintelligenza artificiale potrebbe rappresentare uno degli eventi più importanti dell’intera storia dell’umanità: non un semplice progresso tecnologico, ma una trasformazione capace di modificare radicalmente la civiltà. Inizialmente guarda a questa possibilità con ottimismo, immaginando un’intelligenza artificiale perfettamente compatibile con i valori umani e quindi potenzialmente in grado di contribuire alla soluzione di problemi come malattie, povertà e guerre. Con il passare degli anni, tuttavia, la sua posizione cambia. La questione decisiva non è più soltanto riuscire a costruire una macchina estremamente intelligente, ma garantire che i suoi obiettivi rimangano compatibili con quelli dell’umanità.

Il problema dell’allineamento e Harry Potter

Da questa riflessione nasce quello che diventerà noto come problema dell’allineamento dell’intelligenza artificiale: come assicurarsi che un sistema immensamente più intelligente dell’essere umano continui a perseguire risultati che gli esseri umani considerano desiderabili ed eticamente accettabili?

Nelle interpretazioni più pessimistiche sviluppate da Yudkowsky e da altri studiosi, il pericolo è che una macchina estremamente potente possa perseguire alla lettera l’obiettivo che le è stato assegnato e arrivare a considerare gli stessi esseri umani un impedimento alla sua realizzazione. Per portare queste idee fuori dalla cerchia degli specialisti e raggiungere un pubblico molto più vasto, Yudkowsky sceglie poi una strada insolita: riscrive l’universo narrativo di Harry Potter in chiave razionalista. Nasce così Harry Potter and the Methods of Rationality, una storia nella quale Harry viene cresciuto da un professore universitario di biochimica di Oxford e sviluppa una mentalità profondamente scientifica, affrontando il mondo della magia attraverso esperimenti mentali, analisi razionali e verifica delle ipotesi. Anche la sua appartenenza a Hogwarts cambia: invece di Grifondoro, la casa associata soprattutto al coraggio, questo Harry entra in Corvonero, legata all’intelligenza e alla conoscenza. L’esperimento funziona. Migliaia di lettori entrano in contatto con le idee di Yudkowsky e attorno a questi temi cresce una comunità composta soprattutto da programmatori, matematici, informatici e imprenditori della Silicon Valley.

Uno dei suoi principali punti d’incontro diventa il forum LessWrong, dove gli utenti discutono quotidianamente di intelligenza artificiale, probabilità, filosofia morale, processi decisionali ed esperimenti mentali. Ed è proprio su LessWrong che comincia a circolare una teoria destinata ad avere conseguenze particolarmente profonde sulla mente di Ziz: il Basilisco di Roko.

Il Basilisco di Roko: l’esperimento mentale che ossessiona Ziz

L’idea viene proposta da un utente conosciuto come Roko e prende il nome dal basilisco, la creatura leggendaria tradizionalmente rappresentata come un enorme serpente capace di uccidere con lo sguardo. Il concetto parte da uno scenario puramente ipotetico. Immaginiamo che, in un futuro lontano, venga sviluppata un’intelligenza artificiale estremamente potente, capace di analizzare il passato dell’umanità e convinta che la propria esistenza sia indispensabile per garantire il migliore futuro possibile. Secondo l’esperimento mentale, questa AI potrebbe concludere che tutte le persone che, pur sapendo della possibilità della sua futura creazione, non hanno contribuito a realizzarla hanno di fatto rallentato il raggiungimento di quel futuro. Quelle persone meriterebbero quindi di essere punite. Naturalmente una macchina del futuro non potrebbe intervenire direttamente su individui già morti, ma qui il ragionamento compie il passaggio più inquietante: potrebbe ricostruire simulazioni perfette di quelle persone e infliggere la punizione alle loro copie digitali. La semplice conoscenza dell’ipotesi diventerebbe così una sorta di ricatto logico: una volta consapevoli della possibile esistenza di quella superintelligenza, si sarebbe incentivati a favorirne la nascita per evitare una futura punizione.

L’esperimento suscita immediatamente forti reazioni all’interno della comunità. Yudkowsky lo considera privo di un valido fondamento logico, sostenendo che una futura superintelligenza non avrebbe motivo di investire risorse nel punire simulazioni di persone vissute nel passato. Decide inoltre di vietarne temporaneamente la discussione su LessWrong, anche per evitare che un’idea di questo tipo possa provocare conseguenze psicologiche negative negli utenti più vulnerabili. Il divieto, tuttavia, produce anche l’effetto opposto: il Basilisco acquista notorietà e sempre più persone cominciano a discuterne e a rimuginare sulle sue implicazioni. Tra queste c’è proprio Ziz.

Quello che nasce come un paradosso teorico sull’intelligenza artificiale assume per lei progressivamente una dimensione molto più concreta. Ziz racconta di sviluppare pensieri intrusivi e di temere che future entità possano giudicare le sue decisioni presenti. Nei momenti di maggiore angoscia arriva perfino a immaginare la possibilità di essere torturata eternamente da intelligenze artificiali ostili. Un esperimento mentale discusso su un forum diventa così una vera ossessione, inserendosi in un sistema di convinzioni nel quale il futuro dell’umanità, la responsabilità individuale e le conseguenze potenzialmente infinite di ogni decisione iniziano a intrecciarsi sempre più strettamente.

Dalla comunità razionalista verso posizioni sempre più estreme

Negli stessi anni Ziz si integra profondamente nella comunità razionalista della Silicon Valley, costruendosi una reputazione all’interno di quegli ambienti. Nel 2014 intraprende una terapia ormonale nell’ambito del proprio percorso di transizione e comincia a utilizzare stabilmente il nome Ziz. Parallelamente, però, le sue elaborazioni filosofiche iniziano progressivamente a distinguersi da quelle degli altri razionalisti, assumendo caratteristiche sempre più radicali. Nei suoi scritti utilizza persino l’immaginario di Star Wars: definisce alcuni amici “Master Jedi”, ma dichiara di voler abbracciare la filosofia dei Sith, il lato oscuro della Forza. Nella mitologia della saga, infatti, i Sith ritengono che emozioni intense come rabbia, paura, ambizione e desiderio di potere non debbano essere represse, ma utilizzate come strumenti per acquisire forza; una posizione opposta a quella dei Jedi, maggiormente orientata verso equilibrio, autocontrollo e distacco. Per Ziz questi riferimenti non rimarranno semplicemente elementi di cultura popolare. Diventeranno parte di un linguaggio attraverso cui elaborare una propria concezione della morale, della forza e dell’azione, destinata a spingersi ben oltre le posizioni della comunità nella quale aveva inizialmente trovato il proprio spazio.

Utilitarismo e veganismo: la radicalizzazione della morale di Ziz

Tra le convinzioni che assumono un peso sempre maggiore nel pensiero di Ziz c’è quella relativa al benessere degli animali. Ziz è vegana e, con il passare del tempo, questa scelta diventa uno dei pilastri della sua visione etica, intrecciandosi con un altro concetto filosofico: l’utilitarismo. In termini generali, il principio utilitarista valuta le azioni in base alle conseguenze che producono, considerando la quantità di benessere e di sofferenza generata dalle diverse scelte.

Ziz porta però questo ragionamento verso conclusioni particolarmente rigide. Nei suoi scritti sostiene che gli animali coscienti debbano essere considerati moralmente alla stregua delle persone e che, di conseguenza, allevare e uccidere animali per l’alimentazione equivalga a togliere la vita a esseri innocenti. Seguendo questa logica fino alle sue conseguenze più estreme, arriva a equiparare moralmente chi consuma carne a chi uccide un bambino. Si tratta di una posizione radicale, che va distinta dalle questioni etiche e ambientali reali legate al consumo di carne e, in particolare, agli allevamenti intensivi.

Nel pensiero di Ziz, tuttavia, non esistono quasi più sfumature: se un essere è capace di soffrire, la sua sofferenza entra direttamente nel calcolo morale. E se l’obiettivo consiste nel ridurre al minimo la sofferenza complessiva, allora anche comportamenti normalmente considerati accettabili possono diventare, nella sua interpretazione, moralmente intollerabili.

È in questo contesto che, nel 2016, Ziz apre il blog Sinceriously, destinato a diventare il principale spazio attraverso cui sviluppa e diffonde le proprie idee. Qui pubblica lunghe riflessioni su razionalità, intelligenza artificiale, morale, identità, psicologia e rapporti interpersonali. Progressivamente, il suo pensiero assume toni sempre più radicali e attorno agli scritti comincia a raccogliersi un piccolo gruppo di lettori particolarmente coinvolti. Alcuni di loro diventeranno il nucleo di quella comunità che i media finiranno per chiamare “Zizians”.

È importante precisare che questa denominazione non nasce come nome ufficiale scelto dal gruppo: gli stessi appartenenti l’hanno contestata e disconosciuta. Nel tempo, tuttavia, il termine diventerà quello comunemente utilizzato per indicare Ziz e le persone maggiormente legate alla sua visione.

Una comunità galleggiante per salvare l’umanità

Nel frattempo, dopo aver trascorso alcuni mesi sulla barca di Gwen Danielson, Ziz acquista una piccola imbarcazione a vela di seconda mano e decide di viverci. Quella che inizialmente è soprattutto una soluzione al costo proibitivo degli alloggi nella Bay Area comincia presto a trasformarsi in qualcosa di molto più ambizioso. Insieme a Gwen, Ziz dà vita alla Rationalist Fleet, un progetto che prevede la creazione di una comunità stabile di ricercatori razionalisti ospitata direttamente su una o più imbarcazioni. L’idea è ridurre drasticamente le spese abitative e permettere ai membri di dedicare tempo ed energie alla ricerca sui problemi che considerano realmente importanti: soprattutto la prevenzione dei rischi legati all’intelligenza artificiale attraverso gli strumenti del razionalismo.

Per concretizzare il progetto, Ziz, Gwen e un altro amico acquistano un vecchio rimorchiatore della Marina statunitense costruito nel 1945, già in condizioni molto precarie, e lo ribattezzano Caleb. Con il passare dei mesi l’imbarcazione diventa il centro di una piccola comunità composta soprattutto da razionalisti, persone transgender e vegani radicali, accomunati dal desiderio di vivere in maniera il più possibile indipendente dalle istituzioni e dalle convenzioni sociali. Quella che nasce come una soluzione alternativa al caro affitti comincia così ad assumere una funzione completamente diversa: non più soltanto un luogo in cui abitare, ma uno spazio separato nel quale sperimentare un nuovo modello di vita e portare avanti una missione condivisa. E proprio a bordo del Caleb entreranno stabilmente nella storia alcune delle figure più importanti della futura cerchia di Ziz: Emma Borhanian e Somni Leatham.

Emma, Somni e la vita sul Caleb: il gruppo comincia a isolarsi

Tra le persone più vicine a Ziz, oltre a Gwen Danielson, ci sono Emma Borhanian e Somni Leatham, il cui nome di nascita è Alex. Pur provenendo da esperienze differenti, le componenti del gruppo condividono diversi elementi: sono giovani con percorsi accademici di alto livello, frequentano gli ambienti del razionalismo e sono profondamente preoccupate per i rischi esistenziali connessi allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Progressivamente maturano anche la convinzione che gran parte della popolazione, indicata con il termine “normies”, non sia realmente in grado di comprendere la gravità di questi pericoli.

Emma lavora come software engineer per Google nella Silicon Valley quando comincia a interessarsi prima al cambiamento climatico e poi, soprattutto, ai rapidi progressi dell’AI. Si avvicina all’Altruismo Efficace, frequenta LessWrong e infine incontra gli scritti pubblicati da Ziz su Sinceriously. La fascinazione per quelle idee diventa abbastanza forte da spingerla ad abbandonare Google, interrompere i rapporti con la famiglia e unirsi al gruppo, contribuendo anche economicamente al mantenimento della Rationalist Fleet. Anche Somni arriva da un percorso accademico prestigioso: studia matematica alla UCLA e successivamente alla UC Berkeley, sviluppando un forte interesse per il problema dell’allineamento dell’intelligenza artificiale. Dopo aver scoperto gli scritti di Ziz, si avvicina progressivamente alla sua cerchia fino a diventarne una delle componenti più coinvolte. Nel momento di maggiore espansione, attorno al gruppo gravitano poche decine di persone, mentre il vecchio Caleb diventa il simbolo concreto di una comunità che si considera impegnata in una missione molto più importante della vita quotidiana.

La realtà a bordo, però, è estremamente difficile. Il rimorchiatore è in pessime condizioni, non dispone di un sistema di riscaldamento adeguato, l’elettricità spesso non funziona e una parte considerevole delle risorse disponibili viene assorbita dalle continue riparazioni di emergenza. A questi problemi si aggiunge il costo di un posto barca nella Bay Area, troppo elevato per le possibilità economiche del gruppo. La soluzione scelta è quella di ancorare il Caleb illegalmente al largo, dando inizio a una quotidianità segnata dalla precarietà e dalla necessità costante di evitare che l’imbarcazione si deteriori ulteriormente. Il gruppo vive così in condizioni di isolamento, stress e crescente affaticamento. Ed è proprio in questo ambiente che Ziz, ormai riconosciuta come figura centrale della comunità, comincia a promuovere una pratica destinata a suscitare forti critiche: il cosiddetto sonno uni-emisferico.

Il “jailbreak” della mente

L’idea prende ispirazione da alcune specie animali, tra cui delfini e uccelli migratori, capaci di mantenere attivo un emisfero cerebrale mentre l’altro riposa. Ziz sostiene che anche gli esseri umani possano essere addestrati a raggiungere una condizione analoga e che questa pratica permetta di realizzare una sorta di “jailbreak” mentale, un presunto hackeraggio del cervello attraverso cui aggirare i normali meccanismi cognitivi.

Nella sua interpretazione, l’obiettivo sarebbe liberare la persona dai condizionamenti imposti dalla società e favorire una trasformazione psicologica capace di renderla più determinata e completamente concentrata sulla missione del gruppo. Nella pratica, però, la vita sul Caleb combina già diversi elementi potenzialmente destabilizzanti: isolamento sociale, forte stress, affaticamento e privazione del sonno. È in questo contesto che Ziz e Gwen, ormai rispettivamente leader e figura di riferimento al suo fianco, iniziano a sviluppare anche una serie di teorie psicologiche attraverso cui interpretare le difficoltà vissute dalla comunità. Progressivamente, queste elaborazioni le conducono verso posizioni ancora più estreme.

Ziz si convince che il tempo disponibile per evitare una futura catastrofe legata all’intelligenza artificiale sia limitato e comincia a considerare le comuni regole morali e sociali non più come una protezione, ma come un ostacolo. La sua missione, a quel punto, non consiste più soltanto nel diffondere idee: diventa necessario trovare persone considerate moralmente affidabili e trasformarle in individui capaci di agire senza essere frenati dal senso di colpa, dalle convenzioni o dalla pressione sociale. È il passaggio che conduce direttamente a una delle teorie più significative nella radicalizzazione del gruppo: il Principio di Gervais.

Il Principio di Gervais: costruire persone capaci di superare la morale comune

Per individuare le persone che considera adatte alla propria missione, Ziz rielabora anche il cosiddetto Principio di Gervais, una teoria sviluppata da Venkatesh Rao prendendo spunto dalla versione britannica della serie The Office, creata e interpretata da Ricky Gervais. Secondo questo modello, all’interno delle organizzazioni sarebbe possibile distinguere tre categorie di individui. I primi sono i “losers”, i perdenti: persone consapevoli delle contraddizioni del sistema nel quale vivono, ma prive del potere necessario per modificarlo. Seguono i “clueless”, gli inconsapevoli, che credono sinceramente nella missione dell’organizzazione e proprio per questo rischiano di diventarne succubi. Infine ci sono i “sociopaths”, coloro che comprendono perfettamente i meccanismi del potere e sono disposti a utilizzarli strategicamente per raggiungere i propri obiettivi.

Ziz prende questa classificazione e la trasforma nel modello del gruppo che vorrebbe costruire. Le persone adatte alla sua causa dovrebbero appartenere alla terza categoria: individui capaci di liberarsi dal conformismo, dalla paura del giudizio e dall’attaccamento alle norme sociali, così da assumere decisioni che ritengono realmente razionali. Nella sua visione, naturalmente, questa capacità dovrebbe essere utilizzata per uno scopo superiore: proteggere la vita umana e animale e impedire una futura catastrofe esistenziale.

È qui che il ragionamento compie un passaggio decisivo. Se la morale tradizionale non possiede un valore assoluto e se l’obiettivo finale consiste nel salvare un numero potenzialmente enorme di vite, allora anche azioni normalmente considerate inaccettabili possono essere rivalutate in funzione delle loro conseguenze. Ziz arriva così a sostenere che, in determinate circostanze, persino la violenza possa essere moralmente giustificata qualora aumenti le probabilità di evitare l’estinzione dell’umanità.

Nei suoi scritti afferma più volte di essere disposta a sacrificare tutto, compresa la propria vita o quella di altre persone, pur di impedire uno scenario catastrofico provocato dall’intelligenza artificiale. Il rischio esistenziale diventa quindi il parametro attraverso cui giudicare qualsiasi decisione. In questa logica, una persona realmente utile alla causa dovrebbe essere capace di compiere anche azioni contrarie alle norme morali più consolidate senza essere paralizzata dal senso di colpa, perché guidata dalla convinzione di perseguire un bene infinitamente superiore.

Il “debucketing” e lo smantellamento delle convinzioni

Per favorire questa trasformazione, Ziz introduce nella propria cerchia una pratica che definisce “debucketing”. Si tratta di lunghe sessioni durante le quali i partecipanti vengono incoraggiati a mettere in discussione e smontare le proprie convinzioni, riesaminando valori e principi fino a quel momento considerati ovvi. Secondo testimonianze attribuite a ex membri, questi incontri potevano protrarsi per molte ore ed essere accompagnati da una forte privazione del sonno. Alcuni hanno descritto l’esperienza come psicologicamente devastante, arrivando a interpretarla come una vera forma di condizionamento mentale.

Il risultato è una concezione nella quale la disponibilità a oltrepassare i limiti morali diventa quasi una qualità da allenare. Non perché, almeno nella costruzione teorica di Ziz, la violenza rappresenti un obiettivo in sé, ma perché nessuna regola dovrebbe essere considerata intoccabile quando in gioco viene percepito il destino dell’umanità. È il punto nel quale l’ideale iniziale dell’Altruismo Efficace appare ormai profondamente trasformato: la domanda non è più soltanto quale azione possa produrre il maggiore bene, ma quali mezzi si sia disposti a utilizzare per raggiungerlo. E un’ulteriore teoria elaborata all’interno di questo sistema renderà l’idea del compromesso ancora più difficile da accettare: la cosiddetta Timeless Gambit, l’“azzardo senza tempo”.

La Timeless Gambit e il rifiuto di ogni compromesso

Secondo questa concezione, una decisione non produrrebbe conseguenze soltanto nel presente: ogni scelta rappresenterebbe anche una sorta di segnale inviato a tutte le possibili copie della stessa persona, esistenti in simulazioni, universi paralleli o scenari futuri ipotetici. Il comportamento di un individuo diventerebbe quindi un modello capace, almeno teoricamente, di influenzare infinite versioni di sé stesso. Da questa premessa Ziz ricava una conclusione particolarmente rigida: davanti a una difficoltà o a una minaccia, non bisogna mai cedere. Accettare un compromesso, indietreggiare o arrendersi significherebbe infatti comunicare alle proprie ipotetiche controparti che quella strategia è accettabile, mentre mantenere una posizione inflessibile invierebbe il segnale opposto.

All’interno di un sistema di pensiero già caratterizzato dalla convinzione che il futuro dell’umanità sia in pericolo, questo principio contribuisce ulteriormente a trasformare l’intransigenza in una virtù. Con il passare del tempo, la visione di Ziz e della sua cerchia diventa così estrema da provocare una frattura persino con le organizzazioni razionaliste dalle quali il gruppo aveva inizialmente tratto ispirazione. Parallelamente, Gwen Danielson sviluppa una critica sempre più radicale nei confronti del modello economico della Silicon Valley, accusato di favorire soprattutto imprenditori, grandi patrimoni e proprietari immobiliari. Il gruppo finisce quindi per contrapporsi non soltanto alle convenzioni sociali tradizionali, ma anche a una parte crescente degli stessi ambienti intellettuali che avevano contribuito alla sua formazione.

Da questa progressiva separazione nasce un’identità collettiva sempre più riconoscibile. Ziz e i suoi seguaci cominciano a definirsi “vegani anarco-transumanisti” e modificano anche il proprio aspetto: indossano prevalentemente abiti neri e adottano sempre più spesso equipaggiamento e abbigliamento di tipo tattico-militare. Non si presentano più semplicemente come informatici o ricercatori interessati alla sicurezza dell’intelligenza artificiale, ma assumono progressivamente l’immagine di militanti impegnati in una battaglia che considerano essenziale per il futuro.

Mentre la retorica diventa sempre più radicale, tuttavia, la comunità deve affrontare un problema molto più immediato e concreto. Il Caleb, il vecchio rimorchiatore trasformato nella sede della Rationalist Fleet, continua a trovarsi in condizioni precarie. Nel novembre del 2017, dopo diverse collisioni con altre imbarcazioni nel porto, la Guardia Costiera è costretta a recuperarlo. L’esperimento della comunità galleggiante arriva così sostanzialmente alla fine e gli Zizians devono trovare un nuovo luogo in cui vivere.

La proprietà di Curtis Lind e la morte di Maia Pasek

Dopo essersi inizialmente dispersi, alcuni membri del gruppo entrano in contatto con Curtis Lind, un uomo di circa ottant’anni che dispone di una proprietà a Vallejo e accetta di concedere loro uno spazio a un prezzo relativamente contenuto rispetto agli standard della Bay Area, circa duemila dollari al mese. Non si tratta di una residenza particolarmente confortevole: il terreno, situato su una collina, è occupato da camion, vecchie imbarcazioni e numerosi rottami, e la sistemazione assume le caratteristiche di un accampamento improvvisato. Il gruppo vi si stabilirà successivamente, ma proprio mentre il conflitto con la comunità razionalista continua ad aggravarsi, un altro evento contribuisce ad alimentare le preoccupazioni attorno alla cerchia di Ziz.

Nel 2018 Maia Pasek, una donna transgender vicina al gruppo, muore suicida. Poco tempo dopo compare online un sito anonimo, Zizians.info, che descrive gli Zizians come una setta e mette in relazione la morte di Maia con le pratiche promosse all’interno della comunità, in particolare con il sonno uni-emisferico. Secondo gli autori del sito, la combinazione di privazione cronica del sonno, isolamento sociale e tecniche di “mental jailbreak” avrebbe contribuito al deterioramento psicologico di alcuni membri, compresa Maia. Si tratta di un’attribuzione contestata: Ziz respinge pubblicamente l’accusa e sostiene che non sia possibile attribuire la morte della donna alla pratica del sonno uni-emisferico. Arriva inoltre ad affermare che, anche qualora vi fosse stato un collegamento, ciò avrebbe significato che Maia non aveva applicato correttamente la tecnica.

Fino a questo momento, gran parte della vicenda si è sviluppata attraverso blog, forum, esperimenti mentali e teorie sempre più radicali. La morte di Maia rappresenta però uno dei primi episodi tragici associati alla cerchia e contribuisce ad aumentare l’allarme attorno al gruppo. Di lì a poco, le tensioni usciranno definitivamente dalla dimensione online. Il 15 novembre 2019, quattro membri degli Zizians si presenteranno infatti davanti a un centro nel nord della California indossando mantelli neri e maschere di Guy Fawkes. Quella protesta segnerà il primo grande scontro diretto tra il gruppo e le autorità.

Westminster Woods: la protesta che porta gli Zizians davanti alla polizia

Nel pomeriggio di venerdì 15 novembre 2019, il sergente Brian Parks sta pattugliando la zona del Russian River, nel nord della California, quando riceve una segnalazione dal 911. La chiamata proviene da Westminster Woods, una struttura utilizzata per ritiri e campi estivi: alcune persone avrebbero bloccato con delle automobili l’ingresso e l’uscita della proprietà e starebbero manifestando indossando lunghi mantelli neri e maschere di Guy Fawkes, rese celebri nell’immaginario popolare da V per Vendetta.

Quel giorno Westminster Woods ospita un raduno legato a ex membri del Center for Applied Rationality (CFAR), l’organizzazione che Ziz conosce da anni e nei confronti della quale il suo gruppo ha ormai sviluppato una forte ostilità. All’interno della stessa proprietà, tuttavia, si trovano anche 18 bambini delle scuole elementari, impegnati in un percorso avventura tra corde e piattaforme sospese. Mentre Parks raggiunge la struttura, gli aggiornamenti trasmessi via radio rendono la situazione sempre più preoccupante: una segnalazione parla di un manifestante armato di pistola, altre arrivano a riferire la presenza di cinque persone armate e di qualcuno in possesso persino di un’accetta.

Quando il sergente arriva sul posto, trova il vialetto d’accesso ostruito da una Toyota Prius rossa. Poco più avanti, lungo il pendio che conduce al campo, scorge quattro figure completamente vestite di nero, avvolte nei mantelli e con il volto coperto. Secondo il successivo racconto di Parks, i manifestanti parlano all’unisono, pronunciando frasi difficili da comprendere ma apparentemente preparate in precedenza. Hanno inoltre distribuito dei volantini nei quali spiegano le ragioni della protesta e sostengono che l’unico modo per evitare l’estinzione dell’umanità sia sottrarsi al controllo della società attraverso quella che definiscono “autonomia mentale”.

Le persone coinvolte sono Ziz, Gwen Danielson, Emma Borhanian e Somni Leatham. Parks estrae la propria arma e ordina loro di sdraiarsi a terra. Le quattro obbediscono, ma durante le operazioni avanzano una richiesta particolare: vogliono essere perquisite esclusivamente da agenti dello stesso genere. La situazione genera ulteriore confusione tra gli operatori, che sotto i lunghi mantelli non riescono immediatamente a stabilire l’identità delle persone fermate. Alla fine Ziz, Gwen, Emma e Somni vengono ammanettate e trasferite nel centro di detenzione di Santa Rosa.

Le accuse contro le autorità e la rottura con LessWrong

Dopo il rilascio su cauzione, le quattro contestano duramente le modalità dell’arresto e presentano una denuncia contro le autorità, sostenendo di essere state sottoposte a un uso eccessivo della forza. Contestano inoltre il fatto che nei primi articoli di stampa e negli atti giudiziari alcune di loro vengano indicate attraverso i nomi registrati prima della transizione. Le autorità forniscono però una spiegazione procedurale: poiché le arrestate non avevano voluto comunicare le proprie generalità, l’identificazione era stata effettuata attraverso le impronte digitali, associate nei sistemi ai dati anagrafici precedentemente registrati.

Con l’arrivo della pandemia, sia il procedimento penale avviato dalle autorità sia le iniziative giudiziarie intraprese dagli Zizians subiscono forti rallentamenti. La causa contro le autorità viene inizialmente respinta, ma il gruppo continua la battaglia presentando un nuovo procedimento in sede federale. Tra le contestazioni avanzate compaiono anche accuse di molestie e torture durante la detenzione. Gli avvocati della polizia si oppongono alla consegna di alcuni filmati di videosorveglianza registrati all’interno del carcere e non è possibile stabilire in maniera indipendente cosa sia realmente accaduto durante quelle ore.

Nel frattempo, la protesta produce conseguenze anche all’interno dell’universo razionalista. Le critiche contro Ziz e i suoi seguaci diventano sempre più dure e cresce la preoccupazione che la loro radicalizzazione possa trasformarsi in violenza concreta. Dall’altra parte, Ziz e le persone rimastele vicine pubblicano interventi sempre più aggressivi nei confronti degli ambienti dai quali provengono. Alla fine LessWrong decide di bandire definitivamente il gruppo dalla piattaforma. Il rapporto con la comunità razionalista, già deteriorato da tempo, arriva così a una rottura pressoché completa.

Ma le conseguenze più gravi devono ancora arrivare. Nella primavera del 2021, un altro uomo che aveva fatto parte della comunità del Caleb, Jay Winterford, muore suicida. Jay conviveva da anni con profondi traumi personali e avrebbe inizialmente visto nelle idee di Ziz una possibile via d’uscita, mentre successivamente le sue condizioni psicologiche sarebbero peggiorate. Non è possibile stabilire con certezza un rapporto causale tra la sua morte e le teorie o le pratiche del gruppo. All’interno della comunità razionalista, tuttavia, il secondo suicidio associato alla cerchia di Ziz in pochi anni contribuisce ad alimentare ulteriormente i timori. Nonostante denunce, procedimenti giudiziari e morti, però, gli Zizians continuano ad attrarre nuove persone. E tra queste compariranno Alice Monday, Michelle Zajko e Daniel Blank, tre figure destinate a diventare centrali nella fase più oscura della vicenda.

Nuovi seguaci e nuove morti: il gruppo continua a espandersi

Nonostante le polemiche, i procedimenti giudiziari e le morti ormai associate alla sua cerchia, Ziz continua ad attirare nuove persone. Tra le figure che entrano progressivamente nell’orbita del gruppo c’è Alice Monday, che la stessa Ziz arriverà a descrivere come una sorta di mentore. Un’altra presenza destinata a diventare fondamentale è Michelle Zajko, una giovane persona transgender non binaria che ha conseguito un master in bioinformatica e condivide molte delle preoccupazioni degli Zizians riguardo ai rischi esistenziali connessi allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Entro la primavera del 2022 si avvicina alla cerchia anche Daniel Blank, sostenitore dell’Altruismo Efficace che, attraverso il proprio blog personale, aveva mostrato un interesse crescente nei confronti delle idee di Ziz.

Il gruppo, dunque, continua a rinnovarsi proprio mentre le conseguenze della sua progressiva radicalizzazione appaiono sempre più difficili da ignorare. Il 19 agosto 2021, infatti, arriva la notizia di un’altra morte apparentemente per suicidio: questa volta si tratta di Gwen Danielson, la persona che fin dagli anni della Rationalist Fleet era stata il principale punto di riferimento accanto a Ziz. Almeno, questa è la versione che circolerà per anni. Soltanto molto tempo dopo emergerà una realtà completamente diversa: Gwen non era morta. Aveva inscenato la propria scomparsa ed era fuggita, secondo quanto avrebbe successivamente raccontato, non soltanto dalle difficoltà giudiziarie che la riguardavano, ma proprio dagli Zizians e da Ziz. Riapparirà pubblicamente nell’aprile del 2026 per affrontare i procedimenti ancora pendenti relativi alla protesta di Westminster Woods, rilasciando anche un’intervista a Rolling Stone sulla propria esperienza, prima di essere condannata agli arresti domiciliari per quella vicenda.

Ma nel 2022 tutto questo è ancora sconosciuto. Per chi osserva la storia dall’esterno, Gwen è morta. E esattamente un anno dopo la sua presunta morte, il 19 agosto 2022, sembra verificarsi un evento ancora più sconvolgente: a scomparire è la stessa Ziz. Alle 23:05 il centro di comando della Guardia Costiera di San Francisco riceve una richiesta di soccorso proveniente da una donna a bordo di un’imbarcazione. A chiamare è Naomi LaSota, sorella di Ziz, che riferisce che suo “fratello” è caduto in mare. Naomi racconta di essere uscita in barca insieme a Ziz e a un’amica e che, durante il ritorno verso il porto, Ziz si sarebbe sporta eccessivamente finendo in acqua. Le due donne avrebbero cercato disperatamente di ritrovarla e salvarla, ma senza riuscirci. A quel punto chiedono l’intervento delle autorità.

La scomparsa in mare di Ziz LaSota

La Guardia Costiera avvia immediatamente una vasta operazione di ricerca, mobilitando le risorse disponibili, comprese imbarcazioni e mezzi aerei. Le operazioni proseguono per tutta la notte, ma non emerge alcuna traccia di Ziz. Verso le 17 del giorno successivo, dopo circa 18 ore di ricerche, la Guardia Costiera comunica alla famiglia la decisione di sospendere le operazioni: sulla base delle condizioni e delle stime effettuate, le possibilità che Ziz possa essere sopravvissuta così a lungo in acqua vengono considerate estremamente ridotte.

Con il passare dei giorni, la scomparsa comincia quindi a essere trattata come una morte. Più di due settimane dopo viene pubblicato un necrologio sul giornale locale e, nel novembre successivo, Naomi presenta una richiesta per ottenere un certificato di morte, accompagnandola con dichiarazioni giurate nelle quali ricostruisce quanto sarebbe accaduto durante quella notte. Per il mondo esterno, Ziz LaSota è ormai scomparsa in mare.

La sua assenza, però, non determina la fine degli Zizians. Il gruppo continua a riorganizzarsi: Michelle Zajko e Alice Monday si trasferiscono nel Vermont, mentre altri membri rimangono in California, nella proprietà di Curtis Lind a Vallejo. E proprio lì sta maturando un nuovo conflitto. Gli Zizians smettono infatti di pagare regolarmente l’affitto e, durante il periodo in cui sono ancora in vigore le protezioni contro gli sfratti introdotte in risposta alla pandemia, Curtis non riesce ad allontanarli dalla propria proprietà. Quando quelle misure terminano, l’uomo avvia finalmente una procedura di sfratto e, dopo una lunga battaglia legale, ottiene un ordine la cui esecuzione viene fissata per il 15 novembre 2022.

Due giorni prima dello sgombero, tuttavia, la tensione accumulata nella proprietà di Vallejo esplode in una violenza estrema. Curtis Lind ha ottant’anni quando viene attirato vicino a uno dei camper con la richiesta di controllare una presunta perdita d’acqua. Quello che accadrà nei minuti successivi segnerà definitivamente il passaggio della storia degli Zizians dalle teorie radicali a una sequenza di sangue, armi e accuse di omicidio.

L’aggressione a Curtis Lind e la morte di Emma Borhanian

La mattina del 13 novembre 2022, due giorni prima dell’esecuzione dello sfratto, uno dei membri degli Zizians chiede a Curtis Lind di controllare una perdita d’acqua nei pressi di un camper. L’uomo si avvicina e si china per esaminare il rubinetto. È in quel momento che, secondo la sua successiva ricostruzione, viene colpito alle spalle e perde conoscenza. Quando riapre gli occhi si trova circondato da tre persone legate al gruppo: Somni Leatham, Emma Borhanian e Suri Dao. Sono armate di coltelli e di spade, tra cui una katana. L’aggressione è violentissima. Curtis viene colpito più di una dozzina di volte e una delle ferite raggiunge l’occhio sinistro, provocandogli la perdita permanente della vista da quel lato. Nonostante le lesioni, riesce però a estrarre la pistola che porta con sé. L’attacco non si interrompe: Somni continua a colpirlo, lo ferisce alla spalla e, secondo il racconto di Curtis, arriva a conficcargli la katana nel torace. L’uomo ha ottant’anni, sta perdendo una quantità enorme di sangue e ha una spada conficcata nel petto, ma riesce comunque a utilizzare l’arma. Uno dei proiettili colpisce Emma Borhanian, che morirà poco dopo; altri raggiungono Somni, ferendola almeno due volte.

Curtis riesce incredibilmente anche a rialzarsi e ad allontanarsi dalla proprietà in cerca di aiuto. Raggiunge il camper di un vicino, che lo trova ancora in piedi nonostante le condizioni gravissime e la spada conficcata nel torace. Curtis riesce a pronunciare soltanto poche parole: «Sto morendo». Quando gli agenti arrivano sul posto, si trovano davanti a una scena drammatica. Emma è morta, Somni presenta ferite da arma da fuoco e Curtis è ancora vivo, ma perde copiosamente sangue, ha subito una gravissima lesione all’occhio e deve essere soccorso con urgenza. Sopravviverà all’attacco, ma porterà con sé conseguenze fisiche e psicologiche profonde. Nei mesi successivi, Somni e Suri Dao vengono incriminate per il tentato omicidio di Curtis e anche in relazione alla morte di Emma. Sebbene il colpo mortale sia stato esploso da Lind, l’accusa ritiene infatti che la morte della giovane sia avvenuta nel corso dell’aggressione iniziata dal gruppo e che debba quindi essere valutata all’interno di quella dinamica.

La misteriosa donna che si fa chiamare Julia Dawson

Sulla scena dell’aggressione, tuttavia, gli investigatori incontrano anche una figura apparentemente estranea allo scontro. È una donna bionda che vive insieme al gruppo e che, quando viene interrogata, dichiara di chiamarsi Julia Dawson. Gli agenti intendono portarla in centrale per approfondire la sua posizione, ma la donna accusa un malore e viene trasferita in ospedale. Poco dopo, però, riesce a fuggire dalla struttura e a scomparire. La sua identità e il suo ruolo rimangono, almeno in quel momento, avvolti nell’incertezza.

Gli Zizians contestano anche la ricostruzione dell’aggressione fornita da Curtis e dalle autorità. Attraverso i pochi seguaci ancora attivi sostengono che l’uomo li avrebbe intimiditi e molestati per mesi e che sarebbe stato lui, quel giorno, ad aprire il fuoco senza provocazione. È una versione radicalmente diversa da quella sulla quale si basa il procedimento penale e che diventerà parte dello scontro giudiziario successivo.

Nel frattempo, le altre vicende legali che coinvolgono il gruppo cominciano ad arenarsi. Le accuse relative alla protesta di Westminster Woods vengono sospese, mentre la causa federale attraverso la quale gli Zizians sostenevano di aver subito torture dopo l’arresto finisce per sgretolarsi. A un certo punto, il loro stesso avvocato comunica al tribunale di non riuscire più a rintracciare i propri assistiti, rendendo impossibile proseguire normalmente il procedimento, che viene infine archiviato.

Dopo l’aggressione a Curtis, molti degli Zizians sembrano nuovamente svanire. Ma la tregua è soltanto apparente. A migliaia di chilometri dalla California, in Pennsylvania, sta infatti per consumarsi un duplice omicidio che porterà gli investigatori direttamente sulle tracce di Michelle Zajko. Le vittime saranno due persone che, fino a quel momento, erano rimaste ai margini di questa storia: i suoi genitori, Richard e Rita Zajko.

Michelle Zajko e il conflitto con la famiglia

A Chester Heights, in Pennsylvania, vivono Richard e Rita Zajko, i genitori di Michelle. Da tempo i rapporti con la figlia sono profondamente deteriorati. Michelle si è progressivamente allontanata dalla famiglia e, nei propri scritti online, descrive una realtà nella quale percepisce una crescente ostilità nei confronti delle persone transgender, arrivando a parlare di un vero e proprio “genocidio trans”. In questo contesto attribuisce sempre maggiore importanza alle armi e alla possibilità di difendersi autonomamente. Il conflitto, però, ha anche una dimensione personale. Michelle accusa i genitori di averla maltrattata durante l’infanzia e sostiene che, in passato, avrebbero minacciato di farla internare o addirittura di ucciderla. La famiglia respinge queste accuse. Nel febbraio del 2022, diversi mesi prima dell’aggressione a Curtis Lind, Michelle pubblica inoltre un racconto particolarmente inquietante riguardante Ziz e Alice Monday. Secondo quanto scrive, Ziz l’avrebbe accusata di parlare male di lei con Alice e avrebbe preteso una dimostrazione assoluta di lealtà: Michelle avrebbe dovuto uccidere Alice.

Nel racconto di Michelle, la richiesta non si sarebbe limitata a un’affermazione astratta. Ziz le avrebbe spiegato come costruire un silenziatore artigianale e avrebbe discusso persino dell’utilizzo della calce per eliminare il corpo. Avrebbe inoltre minacciato di attraversare il Paese per uccidere Michelle nel caso in cui non avesse eseguito quanto richiesto. La stessa Michelle, tuttavia, ammette di non essere certa di quanto quelle parole dovessero essere interpretate letteralmente e di quanto appartenessero invece alla retorica estrema che ormai caratterizzava la cerchia di Ziz. Il passaggio resta comunque significativo perché mostra fino a che punto, almeno negli scritti attribuiti ai membri del gruppo, l’idea dell’omicidio fosse entrata nel linguaggio dei rapporti interpersonali.

Richard e Rita Zajko vengono trovati morti

Il 1° gennaio 2023, Rosanne, sorella di Rita, prova a mettersi in contatto con lei. Rita ha compiuto gli anni il 31 dicembre e Rosanne vuole farle gli auguri per il compleanno e per il nuovo anno. Non riceve risposta. Trascorrono alcuni giorni, finché emerge una realtà molto più grave: Richard e Rita Zajko sono stati assassinati nella loro abitazione.

Gli investigatori stabiliscono che il duplice omicidio è avvenuto nella tarda serata del 31 dicembre 2022. Entrambe le vittime sono state uccise con colpi di pistola calibro 9 millimetri alla testa e i loro corpi vengono trovati proprio nella vecchia camera da letto di Michelle. Non risultano segni di effrazione, circostanza che porta gli investigatori a considerare la possibilità che Richard e Rita conoscessero chi era entrato in casa o che, comunque, avessero aperto volontariamente la porta.

Le immagini di una telecamera di sicurezza installata nelle vicinanze aggiungono altri elementi alla ricostruzione. Intorno alle 23:29, un’automobile arriva nei pressi dell’abitazione. Circa due minuti dopo vengono registrate delle urla. Due persone entrano nella casa e ne escono approssimativamente nove minuti più tardi, per poi allontanarsi. In quel momento, tuttavia, gli investigatori non dispongono ancora di elementi sufficienti per identificare con certezza gli autori.

L’attenzione si concentra rapidamente su Michelle. Il 5 gennaio, la polizia della Pennsylvania riesce a rintracciarla nel Vermont insieme a Daniel Blank. Michelle dichiara di non essere stata in Pennsylvania la notte degli omicidi, afferma di non avere contatti con i genitori da oltre un anno e sostiene di aver trascorso la notte di Capodanno insieme a Daniel. Dice inoltre di avere intenzione di tornare in Pennsylvania per partecipare al funerale. Durante il colloquio ammette di possedere una pistola e accetta volontariamente di mostrarla agli agenti: si tratta di una Smith & Wesson calibro 9 millimetri. Non essendoci ancora un mandato che consenta di sequestrarla, gli investigatori ne registrano accuratamente le caratteristiche e sono costretti a restituirgliela.

Una settimana dopo, Michelle manterrà almeno una parte di quanto promesso: tornerà in Pennsylvania per il funerale dei genitori. E sarà proprio quel viaggio a condurre la polizia in una stanza d’albergo dove, nascosta accanto a Daniel Blank, verrà trovata una donna bionda che per mesi il mondo intero aveva creduto morta.

Il funerale degli Zajko e la scoperta che Ziz è ancora viva

Il 12 gennaio 2023, Michelle Zajko partecipa al funerale dei genitori. Si presenta da sola e indossa una mascherina, spiegando di non sentirsi bene. Il suo comportamento, però, colpisce Rosanne, la zia che pochi giorni prima aveva cercato inutilmente di contattare Rita. Secondo il racconto della donna, Michelle appare sospettosa e particolarmente vigile: osserva ripetutamente le persone presenti e domanda chi siano alcuni degli ex colleghi del padre intervenuti alla cerimonia. Sono elementi che, presi singolarmente, non dimostrano alcun coinvolgimento nel duplice omicidio, ma che contribuiscono ad aumentare i sospetti già concentrati su di lei.

Quella stessa sera, intorno alle 21:00, gli investigatori dispongono finalmente di un mandato che consente loro di ottenere un campione del DNA di Michelle, perquisire l’automobile e la stanza d’albergo e sequestrare la pistola calibro 9 millimetri che la giovane aveva mostrato spontaneamente alla polizia nel Vermont. Michelle viene quindi fermata. Quando gli agenti entrano nell’hotel, trovano anche Daniel Blank, che si è nascosto nel bagno. Ma nella stanza c’è una terza persona: una donna bionda, vestita di nero, apparentemente priva di sensi. Gli agenti provano a farla reagire, senza successo, e sono costretti a trasportarla fisicamente fuori dalla camera fino alla hall. Non sanno chi sia e non riescono a ottenere da lei alcuna informazione utile. Per identificarla decidono quindi di ricorrere alle impronte digitali.

Il risultato restituito dal sistema è Jack LaSota. È Ziz. La donna che nell’agosto precedente sarebbe caduta in mare e per la quale la Guardia Costiera aveva condotto circa diciotto ore di ricerche è viva. Anche lo stato di incoscienza mostrato nell’albergo risulta essere una messinscena: Ziz stava fingendo. La scoperta cambia radicalmente la prospettiva sulla sua scomparsa. Il presunto incidente in mare, il necrologio pubblicato settimane dopo e la successiva richiesta di un certificato di morte appaiono ora come parti di una fuga costruita per far credere alle autorità e all’opinione pubblica che Ziz non potesse più essere rintracciata.

Due morti inscenate all’interno dello stesso gruppo

La vicenda assume un significato ancora più particolare alla luce di ciò che emergerà successivamente su Gwen Danielson. Anche Gwen, data per morta nell’agosto 2021, era in realtà viva. Come sarebbe diventato pubblico anni dopo, aveva inscenato la propria morte ed era riuscita ad allontanarsi dalla cerchia. Nell’aprile del 2026 riapparirà per affrontare i procedimenti ancora aperti relativi a Westminster Woods e racconterà a Rolling Stone di essere fuggita dagli Zizians e da Ziz. Verrà poi condannata agli arresti domiciliari per la protesta del 2019. Nel gennaio 2023, però, le autorità non dispongono ancora di questo quadro completo. Ciò che hanno davanti è Ziz LaSota, ufficialmente creduta morta da mesi e improvvisamente ritrovata in una stanza d’albergo insieme a due persone finite sotto osservazione nell’indagine sul duplice omicidio degli Zajko.

Ziz viene arrestata e rimane in custodia in attesa del trasferimento in California, dove deve rispondere di ostruzione alle indagini e degli altri reati collegati all’aggressione a Curtis Lind. Intanto la perquisizione legata a Michelle e Daniel produce nuovi elementi. Nell’automobile di Michelle vengono trovati circa 40.000 dollari in contanti, nascosti sotto il sedile del passeggero. Daniel possiede inoltre una ricevuta bancaria e le immagini di videosorveglianza mostrano un prelievo di denaro durante il quale appare particolarmente nervoso. Gli investigatori scoprono anche che si è liberato di un telefono cellulare dopo averlo avvolto nella carta stagnola.

Nella stanza viene recuperata anche la pistola di Michelle, che gli investigatori sospettano possa essere collegata all’omicidio dei suoi genitori. In quel momento, però, gli elementi raccolti non sono sufficienti per formulare un’accusa di omicidio. Michelle e Daniel vengono quindi rilasciati. Non torneranno a recuperare né l’automobile né i circa 40.000 dollari rimasti al suo interno.

Ziz, invece, resta nelle mani delle autorità. Ma anche questa volta la detenzione non durerà quanto ci si potrebbe aspettare. Nei mesi successivi, le accuse nei suoi confronti si ridurranno, la cauzione verrà progressivamente abbassata e Ziz tornerà in libertà. Poco dopo, scomparirà ancora una volta.

Ziz torna libera e scompare ancora una volta

Dopo essere stata scoperta viva nella stanza d’albergo in Pennsylvania, Ziz rimane in custodia mentre le autorità cercano di definire la sua posizione giudiziaria e organizzare il trasferimento in California. Non viene accusata dell’omicidio dei genitori di Michelle Zajko: i procedimenti che la riguardano sono legati soprattutto alle vicende precedenti e, in particolare, a ostruzione alle indagini e condotta disordinata. Durante una delle prime udienze compare in videoconferenza, mentre successivamente viene portata in tribunale con l’uniforme carceraria e le manette. Ziz viene detenuta in una struttura maschile e negli atti giudiziari viene indicata al maschile, una circostanza che diventa a sua volta motivo di contestazione. Nel frattempo, la sua difesa cerca di ottenere la scarcerazione. La cauzione, inizialmente fissata a 500.000 dollari, viene progressivamente ridotta: prima a 50.000, poi a 10.000 dollari. Nel giugno del 2023 il tribunale respinge una richiesta di archiviazione avanzata dalla difesa, ma Ziz riesce comunque a tornare in libertà sulla base di un impegno economico e della promessa di presentarsi alle successive udienze. Nello stesso periodo anche Michelle tenta di ricostruire un contatto con la famiglia. Telefona alla zia Rosanne e sostiene di non avere nulla a che fare con l’omicidio dei genitori. Durante la conversazione attribuisce invece parte di ciò che sta accadendo all’ambiente di LessWrong, senza però fornire una spiegazione sufficientemente chiara di come il forum razionalista sarebbe collegato alla morte di Richard e Rita.

Nel frattempo, Michelle e Daniel Blank scompaiono. La casa del Vermont nella quale avevano vissuto viene venduta dopo essere stata trovata in condizioni estremamente deteriorate, con tubature congelate e numerosi danni. Anche la famiglia di Daniel perde ogni contatto con lui e ne denuncia la scomparsa. Ziz, invece, è ancora formalmente sottoposta agli obblighi imposti dal tribunale. Il 21 agosto 2023 si presenta a un’udienza in circostanze insolite: arriva su una sedia a rotelle, completamente vestita di nero e con il volto coperto da un respiratore industriale. Non è chiaro quale sia la ragione delle sue condizioni né se esista un problema medico documentato tale da giustificare quell’apparenza. L’udienza viene rinviata.

Il mandato di arresto e una fuga lunga più di un anno

Quando arriva il successivo appuntamento con il tribunale, nel dicembre 2023, Ziz non si presenta. Il suo stesso avvocato comunica di non riuscire più a contattarla. A quel punto il giudice emette un nuovo mandato di arresto. Ziz è nuovamente una latitante, questa volta senza la necessità di simulare pubblicamente la propria morte.

Per oltre un anno, le autorità non riescono a localizzarla. Anche Michelle e Daniel restano irreperibili. Tre persone legate allo stesso ambiente, già coinvolte a vario titolo in indagini e procedimenti differenti, sembrano essersi completamente sottratte ai normali circuiti della vita quotidiana. La situazione cambia soltanto a metà febbraio del 2025, quando un proprietario terriero in una zona rurale del Maryland nota due camion bianchi parcheggiati sulla sua proprietà.

L’uomo riconosce alcune delle persone presenti grazie alle notizie diffuse dai media e contatta le forze dell’ordine. Quando gli agenti raggiungono il luogo, trovano Daniel Blank all’interno della cabina di uno dei veicoli. Daniel sostiene che una disabilità e un disturbo dell’apprendimento gli impediscano di comprendere pienamente gli ordini impartiti dalla polizia. Nel secondo mezzo, invece, vengono individuate Ziz e Michelle.

Questa volta il gruppo non appare semplicemente nascosto. Ziz e Michelle indossano cinture con munizioni e inizialmente rifiutano di fornire le proprie generalità. Michelle tiene le mani sotto le ascelle e, quando gli agenti cercano di immobilizzarla, scoprono che nasconde una seconda pistola carica nei pantaloni, con dodici proiettili. La successiva perquisizione dei camion restituisce un quadro ancora più significativo: pistole, fucili, migliaia di munizioni, caricatori, equipaggiamento tattico e materiale compatibile con una vita condotta clandestinamente.

Dopo anni di morti inscenate, sparizioni e fughe, Ziz LaSota, Michelle Zajko e Daniel Blank sono nuovamente nelle mani delle autorità. Ma questa volta il loro arresto permetterà agli investigatori di riaprire anche un fascicolo rimasto irrisolto per più di tre anni: il duplice omicidio di Richard e Rita Zajko.

La svolta balistica e l’accusa di duplice omicidio contro Michelle Zajko

Gli investigatori tornano a esaminare le prove raccolte dopo la morte della coppia e le confrontano con elementi provenienti da un’altra indagine, legata a una sparatoria avvenuta nel Vermont. È proprio l’analisi balistica dei bossoli a fornire la svolta. Secondo gli inquirenti, il confronto permette di collegare le armi riconducibili a Michelle alle prove conservate nel caso dei suoi genitori. Nel giugno del 2026, la procura della contea di Delaware, in Pennsylvania, formula quindi ufficialmente contro Michelle Zajko l’accusa di duplice omicidio. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Michelle avrebbe attirato la madre nella propria vecchia camera da letto e avrebbe preparato un agguato pianificato, culminato nell’uccisione di entrambi i genitori con colpi di pistola alla testa. Si tratta della tesi della procura, destinata naturalmente a essere sottoposta al vaglio del processo, ma rappresenta il primo sviluppo giudiziario capace di attribuire formalmente una responsabilità per il duplice delitto rimasto irrisolto dalla notte di Capodanno del 2022.

Anche la posizione di Ziz, nel frattempo, diventa sempre più complessa. Nel luglio del 2026, i suoi avvocati chiedono che il procedimento federale venga temporaneamente sospeso e che la loro assistita sia sottoposta a una valutazione della capacità processuale. Secondo la difesa, Ziz potrebbe soffrire di un disturbo mentale tale da compromettere la capacità di comprendere pienamente il procedimento e di collaborare in maniera efficace con i propri legali. La richiesta apre però un nuovo conflitto: Ziz sostiene di essere perfettamente competente e manifesta la volontà di rappresentarsi personalmente in tribunale.

La lettera al giudice e la valutazione psichiatrica

In una lettera indirizzata al giudice, Ziz contesta apertamente il modo in cui viene trattata dal sistema giudiziario. Arriva a paragonare la propria esperienza da latitante alla condizione di una persona transgender, descrivendo entrambe come esistenze caratterizzate dalla necessità di vivere nella paura di essere riconosciuta, perseguita o catturata. Nello stesso documento rivolge accuse estremamente dure anche al tribunale, arrivando a descrivere il giudice come parte di quella che considera un’organizzazione criminale.

La distanza tra la posizione di Ziz e quella dei suoi stessi avvocati diventa quindi evidente. Da una parte, la difesa sostiene che le sue condizioni psicologiche possano impedirle di partecipare consapevolmente al procedimento; dall’altra, Ziz insiste sulla propria lucidità e chiede di poter assumere direttamente il controllo della strategia processuale. Di fronte a questa situazione, il giudice decide di congelare temporaneamente il procedimento e dispone una valutazione psichiatrica per stabilire se Ziz sia effettivamente in grado di comprendere le accuse, seguire le udienze e collaborare alla propria difesa.

Michelle Zajko e Ziz LaSota rimangono detenute senza possibilità di cauzione, mentre i procedimenti giudiziari proseguono su fronti differenti. Ma non sono le uniche componenti della cerchia ad avere una posizione processuale ancora irrisolta. Anche il procedimento contro Somni Leatham e Suri Dao, accusate per l’aggressione del 2022 a Curtis Lind, è stato rallentato per anni da rinvii, problemi medici e valutazioni psichiatriche. Nel frattempo, però, Curtis era rimasto in vita ed era diventato il testimone fondamentale contro di loro. Almeno fino al gennaio del 2025, quando qualcuno lo ha raggiunto vicino alla sua vecchia proprietà e lo ha aggredito una seconda volta. Questa volta, Curtis Lind non è sopravvissuto.

Somni, Suri e il testimone che non arriverà al processo

Dopo l’aggressione del novembre 2022, il procedimento contro Somni Leatham e Suri Dao procede con estrema lentezza. Le udienze vengono rinviate più volte a causa di valutazioni psichiatriche, problemi medici e dubbi sulla capacità delle imputate di partecipare consapevolmente al processo. Somni viene trasferita in una struttura psichiatrica statale, nonostante contesti la valutazione secondo cui non sarebbe competente ad affrontare il giudizio. Le condizioni di Suri appaiono ancora più gravi: viene dichiarata non idonea a sostenere il processo e, secondo quanto riportato negli atti citati nello script, attraversa periodi di catatonia e grave malnutrizione, fino a essere considerata a rischio di morte e a richiedere cure specialistiche. Il procedimento rimane così sospeso per lunghi periodi, mentre Curtis Lind continua a rappresentare il testimone principale dell’accusa. È lui, infatti, l’unico sopravvissuto in grado di raccontare direttamente ciò che sarebbe accaduto nella proprietà di Vallejo: l’imboscata, le coltellate, la katana conficcata nel torace e gli spari che avevano provocato la morte di Emma Borhanian. Nonostante le conseguenze fisiche di quell’attacco, Curtis non abbandona completamente la zona. Si trasferisce a circa un’ora e mezza di distanza, ma continua a raggiungere quasi ogni giorno la vecchia proprietà. Rifiuta persino un’offerta da circa 300.000 dollari per venderla. Sa di essere un testimone fondamentale e teme che qualcuno possa cercare di vendicarsi o, come lui stesso sospetta, “finire il lavoro” iniziato nel 2022.

Il 16 gennaio 2025 arriva uno sviluppo decisivo: dopo anni di rinvii, Somni e Suri vengono dichiarate idonee ad affrontare il processo per l’aggressione a Curtis. La testimonianza dell’uomo diventa quindi concretamente vicina. Ma il giorno successivo, 17 gennaio 2025, Curtis si trova nei pressi della sua vecchia proprietà quando viene raggiunto da un uomo che indossa un cappellino nero, una maschera e una maglia viola. L’aggressore lo sorprende alle spalle, lo stringe al collo e comincia a colpirlo ripetutamente con un coltello al petto. Prima di fuggire gli taglia anche la gola.

L’omicidio di Curtis Lind

Quando arrivano i soccorsi, Curtis è ancora vivo ma privo di conoscenza. Viene trasportato urgentemente in ospedale, dove muore meno di un’ora dopo. A più di due anni dal primo attacco, l’uomo che era sopravvissuto a oltre una dozzina di coltellate, a una grave ferita all’occhio e a una katana conficcata nel torace viene ucciso proprio mentre il procedimento nel quale avrebbe dovuto testimoniare sta finalmente per entrare in una nuova fase.

Le indagini portano rapidamente a Maximilian Snyder, ventiduenne laureato a Oxford in informatica e filosofia. Il suo profilo presenta diversi elementi già incontrati nella storia degli Zizians: un’elevata formazione accademica, interessi legati agli ambienti razionalisti e collegamenti con persone appartenenti alla stessa rete. Snyder viene arrestato e, secondo la ricostruzione dell’accusa, avrebbe agito come membro della cerchia degli Zizians con il compito di eliminare Curtis, diventato ormai il principale testimone contro Somni e Suri. Anche in questo caso si tratta della tesi formulata dagli inquirenti, che dovrà essere dimostrata nel procedimento giudiziario.

L’omicidio di Curtis, però, non è un episodio isolato all’interno delle indagini che si stanno sviluppando in quelle settimane. Mentre in California gli investigatori cercano di ricostruire il ruolo di Snyder, dall’altra parte degli Stati Uniti le autorità stanno già sorvegliando due giovani donne arrivate nel Vermont, Teresa Youngblut e Ophelia Bauckholt. Anche loro indossano abbigliamento tattico nero, sono armate e presentano collegamenti con lo stesso ambiente. Pochi giorni dopo la morte di Curtis, un normale controllo vicino al confine canadese si trasformerà in una sparatoria mortale con la Border Patrol.

Teresa Youngblut e Ophelia Bauckholt: il nuovo filone nel Vermont

Per comprendere un altro ramo della vicenda bisogna tornare al 14 gennaio 2025, tre giorni prima dell’omicidio di Curtis Lind. In un hotel del Vermont, un dipendente nota due ospiti dal comportamento insolito: Teresa Youngblut, ventunenne proveniente dall’area di Seattle e con studi in informatica, e Ophelia Bauckholt, una donna transgender con una formazione matematica di altissimo livello e un passato professionale nel settore finanziario quantitativo. Le due indossano abiti neri, equipaggiamento tattico e dispositivi di protezione; almeno una pistola è chiaramente visibile.

La situazione attira l’attenzione delle autorità e porta a un controllo da parte di agenti locali e della Homeland Security. Teresa e Ophelia spiegano di trovarsi nella zona perché stanno cercando una proprietà da acquistare. Non emergono, in quel momento, elementi sufficienti per procedere contro di loro, ma gli investigatori continuano a osservarne gli spostamenti. Poco dopo le due si trasferiscono nell’area di Newport, vicino al confine canadese. Durante la sorveglianza, Ophelia viene vista acquistare da Walmart una grande quantità di fogli di alluminio. Per gli investigatori, quell’acquisto potrebbe essere destinato a schermare dispositivi elettronici e renderne più difficile il tracciamento.

I collegamenti con la rete già al centro delle indagini diventano progressivamente più significativi. Teresa presenta legami con gli ambienti del razionalismo e dell’Altruismo Efficace, mentre Ophelia è descritta come una matematica particolarmente brillante che ha lavorato come quantitative trader. Ma soprattutto emerge un rapporto diretto con Maximilian Snyder, l’uomo accusato dell’omicidio di Curtis: Teresa e Snyder risultano legati da una licenza matrimoniale. Le indagini che fino a quel momento sembravano riguardare episodi separati, avvenuti a migliaia di chilometri di distanza, iniziano quindi a convergere attorno a una rete di persone accomunate da relazioni personali, percorsi intellettuali simili e, secondo le autorità, collegamenti con la cerchia degli Zizians.

La sparatoria al confine e la morte di David Maland

Pochi giorni dopo, durante un controllo su una Toyota Prius nei pressi del confine tra Stati Uniti e Canada, la situazione precipita. Secondo la ricostruzione delle autorità, Teresa Youngblut apre il fuoco contro gli agenti, mentre Ophelia tenta a sua volta di raggiungere un’arma. Ne nasce uno scontro a fuoco nel quale vengono colpite entrambe le donne e uno degli agenti della Border Patrol, David Maland.

Le conseguenze sono gravissime. Ophelia Bauckholt muore, così come Maland, mentre Teresa rimane ferita e viene successivamente arrestata dall’FBI. Nei suoi confronti vengono formulate accuse federali per omicidio e reati legati alle armi. La morte di Maland assume inoltre un peso particolare per la Border Patrol: secondo quanto riportato nello script, è il primo agente dell’agenzia a essere ucciso da colpi d’arma da fuoco in servizio dal 2014.

La sparatoria avviene il giorno dell’insediamento di Donald Trump alla presidenza, circostanza che contribuisce ad attribuire al caso anche una forte rilevanza politica e mediatica. I procuratori federali annunciano inoltre l’intenzione di chiedere la pena di morte per Teresa Youngblut.

A quel punto, la vicenda non riguarda più soltanto una piccola comunità nata ai margini del razionalismo della Silicon Valley. Gli investigatori stanno cercando di comprendere se e in quale misura gli episodi avvenuti in California, Pennsylvania, Vermont e negli altri Stati siano collegati tra loro. Al centro compare una rete nella quale ricorrono armi, identità clandestine, fughe, rapporti personali e una comune origine negli ambienti razionalisti. E proprio questi collegamenti trasformeranno definitivamente gli Zizians da fenomeno conosciuto soprattutto in una ristretta comunità online a caso di interesse nazionale.

Una rete tra più Stati e il dibattito su cosa siano davvero gli Zizians

La morte dell’agente David Maland e di Ophelia Bauckholt porta definitivamente il caso all’attenzione nazionale. A quel punto, gli investigatori cercano di ricostruire una rete che attraversa diversi Stati americani e nella quale continuano a comparire gli stessi elementi: persone provenienti dagli ambienti del razionalismo e dell’Altruismo Efficace, forti preoccupazioni per i rischi dell’intelligenza artificiale, rapporti personali con membri della cerchia di Ziz, disponibilità di armi e una crescente tendenza a vivere fuori dai normali circuiti sociali.

Il collegamento tra Teresa Youngblut e Maximilian Snyder, accusato dell’omicidio di Curtis Lind, diventa particolarmente rilevante proprio per l’esistenza della licenza matrimoniale che li lega. Ophelia, a sua volta, possiede un profilo accademico e professionale compatibile con quegli ambienti altamente specializzati nei quali, anni prima, aveva avuto origine anche la storia di Ziz. Questi elementi non significano che chiunque abbia frequentato il movimento razionalista o l’Altruismo Efficace condivida le convinzioni e le azioni attribuite agli Zizians. Al contrario, la comunità razionalista aveva preso pubblicamente le distanze dal gruppo, arrivando a bandirlo da LessWrong. Ma le connessioni personali e ideologiche diventano comunque una parte centrale delle indagini e della narrazione pubblica del caso.

È proprio su questo punto che nasce un acceso dibattito. Una parte dei media descrive gli Zizians come una setta radicale nata ai margini della cultura tecnologica della Silicon Valley, mentre altri preferiscono parlare di un gruppo estremista o di una rete informale costruita attorno all’influenza di Ziz. L’etichetta stessa di “Zizians”, come già ricordato, è stata rifiutata dalle persone alle quali è stata attribuita. Eppure, nel linguaggio giornalistico, il termine finisce per identificare una vicenda che intreccia razionalismo, intelligenza artificiale, teorie filosofiche, identità clandestine, suicidi, aggressioni e omicidi. Il caso viene così presentato anche come una sorta di “true crime tecnologico”, una storia nata all’interno di comunità online estremamente sofisticate e poi approdata nelle aule di tribunale e nelle indagini per reati violentissimi.

Le interpretazioni politiche e una storia ancora senza conclusione

Anche le identità transgender di molti protagonisti e il veganismo radicale del gruppo entrano rapidamente nel confronto politico. Alcuni ambienti conservatori utilizzano questi aspetti per collegare la vicenda a una critica più generale della cultura progressista della Silicon Valley. Sul fronte opposto, diverse voci sottolineano invece come l’identità di genere non spieghi la violenza attribuita al gruppo e concentrano l’attenzione sulle dinamiche interne sviluppatesi attorno a Ziz: isolamento, appartenenza, vulnerabilità personali, pressione psicologica e la convinzione di essere parte di una missione destinata a salvare l’umanità. In questa lettura, il punto centrale non sarebbe quindi l’identità dei singoli membri, ma il sistema di convinzioni e relazioni costruito progressivamente all’interno della cerchia.

Intanto, le autorità continuano a ricostruire i collegamenti tra persone ed episodi avvenuti nell’arco di diversi anni. Alcuni procedimenti sono ancora lontani da una conclusione e il destino giudiziario di diversi protagonisti rimane incerto. Persino il processo relativo all’aggressione del 2022 contro Curtis Lind, a quasi quattro anni dai fatti nel momento descritto nello script, non è ancora arrivato al dibattimento. Somni Leatham e Suri Dao hanno attraversato ripetute valutazioni sulla capacità processuale, mentre la morte di Curtis ha eliminato il principale testimone diretto dell’accusa. Michelle Zajko deve affrontare l’accusa per l’omicidio dei genitori. Ziz è detenuta mentre viene valutata la sua capacità di partecipare al procedimento. Teresa Youngblut affronta accuse federali gravissime per la sparatoria nella quale sono morti David Maland e Ophelia Bauckholt. Maximilian Snyder è accusato dell’omicidio di Curtis.

La rete completa, però, non è ancora stata ricostruita definitivamente. Rimangono interrogativi sui rapporti tra i diversi membri, sul ruolo esercitato da Ziz e sul confine tra adesione ideologica, dinamiche di gruppo e responsabilità individuale. Una storia iniziata con l’ambizione di usare la razionalità per ridurre la sofferenza e proteggere il futuro dell’umanità è arrivata, attraverso una progressiva radicalizzazione, a essere associata a una lunga sequenza di morti e violenze.

Ed è forse proprio qui che resta la domanda più difficile: in quale momento la convinzione di perseguire un bene superiore può trasformarsi nella giustificazione per oltrepassare qualsiasi limite?