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Il 18 giugno 2018, nel parcheggio di un concessionario di motociclette a Deerfield Beach, in Florida, viene ucciso Jahseh Dwayne Ricardo Onfroy, conosciuto in tutto il mondo come XXXTentacion. Ha appena vent’anni, milioni di fan e una carriera musicale in rapidissima ascesa, ma anche un passato segnato dalla violenza, da problemi giudiziari e da gravi accuse di maltrattamenti nei confronti dell’ex fidanzata.
La sua morte scatena un’ondata di commozione e alimenta numerose teorie, tra cui quella di un presunto coinvolgimento del rapper Drake. Per comprendere una storia così complessa, però, è necessario partire da molto prima del successo, quando XXXTentacion ancora non esisteva e c’era soltanto Jahseh, un bambino cresciuto in un ambiente familiare profondamente instabile.
Jahseh Dwayne Ricardo Onfroy nasce il 23 gennaio 1998 a Plantation, nella contea di Broward, in Florida. I suoi genitori, Cleopatra Eretha Dreena Bernard e Dwayne Ricardo Onfroy, sono entrambi di origine giamaicana. Quando il bambino viene al mondo, Cleopatra ha soltanto diciassette anni e deve affrontare le difficoltà della maternità in condizioni economiche particolarmente precarie.
La donna descriverà Jahseh come un bambino tranquillo, serio e riflessivo, quasi un’«anima antica». Sosterrà inoltre di aver sempre cercato di garantirgli tutto ciò di cui aveva bisogno, lavorando fin da giovanissima per assicurargli vestiti, cibo e un’abitazione. Crescendo, tuttavia, Jahseh racconterà di aver percepito soprattutto una profonda mancanza di attenzioni e di stabilità emotiva.
Fin dai primi anni di vita, infatti, viene affidato a diversi familiari. Le testimonianze su questo periodo non coincidono completamente: la sorellastra Ariana sostiene che, durante il primo anno, Jahseh abbia vissuto prevalentemente con la famiglia paterna, mentre Cleopatra ricorda una presenza del padre concentrata soprattutto nei fine settimana e durante le vacanze. Nel corso dell’infanzia, Jahseh passa dalla casa della madre a quella del padre, fino a trascorrere periodi con zie e altri parenti. Tra i dodici e i tredici anni, la nonna materna Collette diventa uno dei suoi principali punti di riferimento.
Jahseh arriverà a descrivere la nonna quasi come una madre e Cleopatra più come una sorella. Nonostante questo rapporto complicato, cercherà continuamente l’attenzione materna. In un’intervista al canale YouTube No Jumper, racconterà di aver provocato volontariamente risse e problemi a scuola pur di ottenere una reazione dalla madre: anche un rimprovero rappresentava una forma di attenzione.
Ma a segnare la sua infanzia non è soltanto l’instabilità familiare. Jahseh racconta di aver assistito ripetutamente a episodi di violenza domestica ai danni di Cleopatra, anche da parte del padre. Quando ha appena sei o sette anni, interviene personalmente per difenderla da un uomo che la sta aggredendo, mordendogli una gamba e colpendolo con un pezzo di vetro. Un episodio che mostra come si sia trovato molto presto nella posizione di dover proteggere un adulto, anziché ricevere protezione.
La violenza entra anche nella sua educazione. Cleopatra ammetterà che Dwayne picchiava frequentemente il figlio, persino per errori scolastici come sbagliare le tabelline, pur dichiarando di non considerare quei comportamenti abusanti. Le punizioni corporali erano state normalizzate all’interno della famiglia, e Jahseh crescerà associando l’autorità paterna soprattutto alla paura.
Quando Jahseh ha circa dieci anni, Dwayne viene arrestato per traffico di droga e riciclaggio di denaro. Dopo una lunga detenzione sarà rimpatriato in Giamaica, allontanandosi definitivamente dalla quotidianità del figlio.
Negli anni successivi, Jahseh racconterà che suo padre era una delle pochissime persone di cui avesse realmente paura. Quella presenza, seppure violenta, rappresentava per lui un limite alla possibilità di esprimere la propria aggressività. Con l’arresto di Dwayne, Jahseh comincia a percepire di non dover più temere le conseguenze delle proprie reazioni.
Le risse diventano progressivamente più frequenti. In un’occasione aggredisce un compagno che aveva insultato sua madre, colpendolo con calci alla bocca. Un’altra volta, dopo essere stato ripetutamente provocato e colpito da una compagna, reagisce prendendola a schiaffi e colpendola violentemente con una ginocchiata. Secondo il suo racconto, avrebbe seguito un consiglio materno che gli suggeriva di difendersi dopo aver avvertito per tre volte la persona che lo stava aggredendo.
Nel tentativo di offrirgli un ambiente diverso, Cleopatra lo affida temporaneamente alla zia Deandra, che lo inserisce nel coro scolastico e in quello della chiesa. È uno dei suoi primi contatti strutturati con la musica, ma anche questa esperienza viene interrotta da una rissa durante un’esibizione.
L’esposizione precoce alla violenza, le continue separazioni familiari e la difficoltà nel gestire la rabbia costituiscono elementi importanti del contesto in cui Jahseh cresce. Esperienze di questo tipo possono influenzare profondamente lo sviluppo emotivo e relazionale, senza però determinare inevitabilmente comportamenti violenti nell’età adulta.
Nel caso di Jahseh, i problemi continueranno ad aggravarsi durante l’adolescenza, fino a portare la famiglia a rivolgersi a degli specialisti. Sarà proprio in quel momento, quando ha appena tredici anni, che emergerà un altro elemento centrale della sua storia: una diagnosi di disturbo bipolare riferita dalla madre, destinata ad assumere un significato importante nella ricostruzione della sua vita.
La donna spiegherà successivamente di non voler attribuire etichette diagnostiche al figlio e di non condividere l’idea di somministrare psicofarmaci a un bambino. Preferisce quindi affidarsi esclusivamente a un percorso psicologico, nella speranza di individuare le cause profonde dei suoi comportamenti. Una scelta che assume particolare rilevanza considerando le difficoltà che Jahseh continuerà a manifestare negli anni successivi.
Il disturbo bipolare è una condizione psichiatrica caratterizzata da alterazioni dell’umore, dell’energia e dell’attività, con episodi maniacali o ipomaniacali ed episodi depressivi. Durante le fasi maniacali possono manifestarsi un aumento dell’energia, una riduzione del bisogno di dormire, irritabilità e comportamenti impulsivi. Le fasi depressive possono invece comportare profonda tristezza, perdita di interesse, mancanza di energia e, nei casi più gravi, pensieri suicidari. Non si tratta semplicemente di passare da uno stato d’animo all’altro, né di avere due personalità differenti.
Il trattamento prevede generalmente un’integrazione tra terapia farmacologica e interventi psicoterapeutici, sulla base delle necessità individuali. È però importante precisare che non disponiamo della documentazione clinica originale di Jahseh e che la diagnosi adolescenziale è conosciuta solo attraverso le dichiarazioni della madre. Soprattutto, il disturbo bipolare non rende automaticamente violenti e non può essere utilizzato per giustificare le aggressioni che verranno attribuite al rapper.
Dopo un’altra espulsione, Cleopatra manda Jahseh in una struttura cristiana con programmi educativi e comportamentali per adolescenti in difficoltà. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire il suo passato, lui conserverà un ricordo molto positivo di quell’esperienza, descrivendo l’ambiente e le persone che vi lavoravano in termini estremamente favorevoli. Almeno per un periodo, quindi, sembra riuscire a trovare una certa stabilità all’interno di un contesto strutturato e caratterizzato dalla presenza continuativa di figure adulte.
Una volta tornato alla vita quotidiana, tuttavia, i problemi riprendono. Intorno ai quattordici anni frequenta la Piper High School, ma le sue difficoltà ormai non riguardano più soltanto la scuola. Cleopatra racconterà che il figlio viene coinvolto in furti con scasso, rapine a mano armata, episodi legati alla droga e alle armi e numerosi altri problemi giudiziari.
Nello stesso periodo Jahseh comincia a fare uso frequente di alcol e sostanze stupefacenti, arrivando a dichiarare di aver trascorso gran parte degli anni delle superiori sotto il loro effetto. Un elemento particolarmente preoccupante per una persona con una possibile condizione psichiatrica non adeguatamente stabilizzata: alcol e droghe possono infatti aggravare le alterazioni dell’umore, interferire con il sonno e aumentare impulsività e comportamenti a rischio.
Tra i quattordici e i sedici anni, Jahseh entra ripetutamente nel sistema giudiziario minorile, trascorrendo periodi in centri di detenzione e programmi correttivi. Ed è proprio durante una di queste esperienze che conosce Stokeley Clevon Goulbourne, nato nel 1996, che diventerà famoso con il nome di Ski Mask the Slump God. I due iniziano a fare beatboxing, improvvisare freestyle e progettare la possibilità di realizzare musica insieme. Nasce così un’amicizia destinata a diventare fondamentale per la futura carriera di XXXTentacion.
Durante una detenzione Jahseh racconterà inoltre di essere stato protagonista di una violenta aggressione ai danni di un compagno di cella. Secondo la sua versione, avrebbe accettato di condividere la stanza con un ragazzo precedentemente allontanato dalla cella di Ski, ma avrebbe reagito brutalmente dopo essersi sentito osservato in maniera insistente. Dichiarerà di avergli sbattuto la testa contro il letto di cemento, di averlo preso a calci e strangolato, arrivando persino a spalmarsi il sangue del ragazzo sul volto. Racconterà inoltre di aver successivamente riferito agli operatori che il compagno aveva tentato di toccarlo inappropriatamente.
L’episodio susciterà numerose controversie, anche perché non è possibile stabilire con certezza quanto del racconto corrisponda ai fatti. Quando Jahseh lo renderà pubblico nel 2016, sarà per costruire un’immagine artistica fortemente associata alla violenza e alla trasgressione. Alcuni ipotizzeranno quindi che la vicenda possa essere stata esagerata per alimentare la sua reputazione.
In ogni caso, proprio durante questi anni emerge un elemento destinato a cambiare completamente il suo futuro: la musica comincia a rappresentare per Jahseh un modo per esprimere emozioni che fatica a gestire nella vita quotidiana. Tra le esperienze nei centri minorili e l’incontro con Ski Mask the Slump God prendono così forma le basi di quella che diventerà una carriera internazionale.
Nonostante un’adolescenza segnata dalla violenza e dai problemi giudiziari, Jahseh coltiva fin da giovanissimo una profonda passione per la musica, che diventa progressivamente uno strumento per esprimere emozioni e difficoltà personali. Ancora prima di conoscere Ski Mask the Slump God, ha già iniziato a sperimentare con le registrazioni. In un’intervista racconterà che il suo primo vero brano è News/Flock, realizzato anche grazie all’aiuto di Cleopatra, che in quel periodo cerca di utilizzare la possibilità di registrare in studio come incentivo per tenerlo lontano dai problemi.
I suoi gusti musicali sono estremamente vari: ascolta rap, rock, metal e persino musica strumentale giapponese. Questa combinazione di influenze sarà determinante nella costruzione del suo stile, caratterizzato dall’alternanza tra sonorità aggressive, urla, melodie malinconiche e testi profondamente introspettivi. Ma soprattutto, la musica rappresenta per Jahseh un modo per affrontare la sofferenza e dare una forma alle proprie emozioni, trasformando esperienze dolorose in qualcosa che può condividere con gli altri.
È in questo periodo che nasce anche il nome XXXTentacion. Dopo aver valutato diverse possibilità, Jahseh sceglie la parola spagnola tentación, che significa «tentazione», associandola a tre X, simbolo di qualcosa di sconosciuto. Il rapper spiegherà il significato del nome attraverso l’espressione Unknown Temptation, ovvero «tentazione sconosciuta», precisando anche che la scelta delle tre X era legata al riferimento alla pornografia, verso la quale raccontava di aver avuto una forte fissazione durante l’adolescenza.
Parallelamente, comincia a costruire un’immagine pubblica immediatamente riconoscibile attraverso numerosi tatuaggi. Sul petto si fa tatuare «Cleopatra», il nome della madre, mentre sopra un sopracciglio compare la parola «Alone», «solo». Quest’ultima racchiude uno dei sentimenti più ricorrenti nella sua vita e diventerà anche uno dei temi centrali della sua produzione musicale.
La svolta arriva grazie a SoundCloud, piattaforma fondata nel 2007 che permette agli artisti indipendenti di pubblicare direttamente la propria musica senza un contratto discografico. Nei primi anni Dieci, SoundCloud diventa il punto di riferimento per una nuova generazione di musicisti che registrano con strumenti economici e condividono brani spesso grezzi, sperimentali e difficili da classificare.
Per Jahseh e Ski Mask the Slump God questa possibilità è fondamentale. I due dispongono di pochissime risorse e, come racconterà Ski, registrano le prime canzoni utilizzando uno dei microfoni più economici che erano riusciti a trovare. Il risultato è un suono sporco, distorto e aggressivo, che da conseguenza dei limiti tecnici finirà per diventare una caratteristica distintiva della loro musica.
XXXTentacion sviluppa inoltre un rapporto particolare con il pubblico: pubblica e cancella continuamente le proprie canzoni, spingendo i fan a scaricarle immediatamente per evitare che vadano perdute. Questo comportamento alimenta l’attesa intorno alle nuove uscite e contribuisce a creare una comunità di ascoltatori sempre più affezionata.
Inizialmente Jahseh e Ski identificano la loro collaborazione con il nome Very Rare, ma tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 nasce il collettivo Members Only. Per Jahseh non si tratta semplicemente di un gruppo musicale, ma di una vera e propria fratellanza. Dopo un’infanzia caratterizzata da continui cambiamenti familiari e dalla sensazione di non appartenere stabilmente a nessun luogo, il concetto di famiglia assume un significato particolarmente importante.
Il collettivo, inizialmente composto soltanto dai due ragazzi, si allarga progressivamente fino a diventare uno dei punti di riferimento della scena underground della Florida. Gli artisti condividono abitazioni, strumenti, basi musicali e contatti, cercando di costruire una carriera con pochissimi mezzi.
Anche le esibizioni dal vivo di XXXTentacion si distinguono rapidamente per la loro intensità. Influenzato dalla scena punk e metal, il rapper introduce nei concerti il mosh pit, una forma di pogo collettivo, e lo stage diving, l’abitudine di lanciarsi dal palco sulla folla. I suoi spettacoli diventano così eventi caotici e fisicamente estremi, nei quali la distanza tra l’artista e il pubblico è quasi inesistente.
È proprio questa combinazione di aggressività, vulnerabilità e rapporto diretto con i fan a rendere XXXTentacion una figura sempre più riconoscibile. Mentre la sua carriera comincia a prendere forma, però, nella vita privata di Jahseh entra una ragazza destinata ad assumere un ruolo centrale nella sua storia: Geneva Ayala.
Nel novembre del 2014, mentre Jahseh comincia a farsi conoscere nella scena musicale underground della Florida, nella sua vita entra Geneva Ayala, una ragazza di circa due anni più grande di lui, cresciuta in un contesto familiare altrettanto instabile. Secondo il suo racconto, la madre è stata poco presente durante la sua infanzia, mentre il padre, che ha avuto altri tredici figli, non ha mai rappresentato un punto di riferimento concreto. A quattro anni Geneva viene affidata alla nonna e si trasferisce a Miami, dove cambia diverse scuole anche a causa del bullismo. Intorno ai dodici anni torna dalla madre, ma il loro rapporto rimane difficile. A sedici anni si ritrova nuovamente senza una sistemazione stabile, passando da un’abitazione all’altra e arrivando, in alcuni periodi, a dormire nei parchi.
Il primo contatto con Jahseh avviene attraverso Twitter, dopo che il fidanzato dell’epoca di Geneva pubblica una sua fotografia intima senza consenso. Jahseh vede il post, contatta la ragazza e le dice che il comportamento del fidanzato è inaccettabile. Si offre persino di affrontarlo fisicamente, ma quando viene organizzato un incontro, il ragazzo non si presenta. Geneva e Jahseh finiscono così per trascorrere del tempo insieme e scoprono di avere molto in comune.
I due passano tre giorni praticamente inseparabili, raccontandosi le rispettive esperienze familiari e il senso di solitudine che li accompagna fin dall’infanzia. Jahseh nota sul corpo di Geneva alcune cicatrici legate all’autolesionismo e la parola Alone, incisa sulla coscia. È lo stesso termine che ha scelto di tatuarsi sul volto. Sentendosi profondamente compreso, le chiede di incidere quella parola anche sul suo braccio, affinché possa ricordare di non essere l’unica persona a provare quella sensazione.
In quel periodo Geneva vive in un motel, dove dorme su un materasso gonfiabile senza nemmeno un cuscino. Quando Jahseh lo scopre, gliene compra uno. Un gesto semplice, ma estremamente significativo per una ragazza abituata a ricevere pochissime attenzioni. Il loro legame, tuttavia, si interrompe quando Geneva scopre che Jahseh ha già una fidanzata e decide di allontanarsi.
I due si ritrovano alla fine di maggio del 2016, durante un concerto di XXXTentacion. Quando Jahseh vede Geneva tra il pubblico, la raggiunge, la afferra improvvisamente per il collo da dietro, la guarda negli occhi e poi si allontana. Quella sera si incontrano nuovamente a una festa organizzata nell’abitazione di Bruno Dickemz, attore e produttore pornografico che in quel periodo ospita sia Jahseh sia Ski Mask the Slump God.
Durante la festa, Jahseh propone a Geneva di andare a vivere con lui. Nonostante i due non si frequentino da circa un anno e mezzo, la mattina successiva Geneva raccoglie le proprie cose e si trasferisce nella casa di Bruno.
Inizialmente la ragazza descrive il rapporto come romantico e premuroso. Bruno, invece, racconterà che i due trascorrevano quasi tutto il tempo chiusi nella loro stanza e che la relazione aveva presto assunto caratteristiche ossessive, segnate da una forte dipendenza reciproca.
I primi comportamenti di controllo emergono poco dopo. Geneva trova lavoro in un ospedale veterinario, dove guadagna circa dieci dollari all’ora, lo stipendio più alto che abbia mai ricevuto. Non possedendo un’automobile, però, deve affidarsi a Jahseh per raggiungere il posto di lavoro. Secondo il suo racconto, lui a un certo punto si rifiuta di continuare ad accompagnarla e la costringe a licenziarsi, assicurandole che sarà lui a mantenerla.
Geneva lascia il lavoro e diventa progressivamente dipendente dal compagno non soltanto sul piano emotivo, ma anche economicamente e per quanto riguarda l’abitazione e le relazioni sociali. Questa condizione, unita all’assenza di una rete familiare stabile, renderà particolarmente difficile un eventuale allontanamento.
Secondo Geneva, le violenze fisiche iniziano poche settimane dopo la convivenza. Alla fine di giugno del 2016, mentre la coppia trascorre un periodo a Orlando, alcune persone vicine a Jahseh cominciano a sospettare che qualcosa non vada.
Tra queste c’è Talyssa Lee, all’epoca fidanzata con uno dei produttori dei Members Only. Talyssa racconterà di aver notato immediatamente l’atteggiamento intimorito di Geneva, che evitava costantemente il contatto visivo e teneva lo sguardo abbassato.
In un’occasione, mentre le due coppie sono insieme, Geneva ride per una battuta del fidanzato di Talyssa. Jahseh avrebbe reagito ordinandole di andare immediatamente nella loro camera da letto. Talyssa riferirà di aver sentito dall’esterno una discussione violenta, rumori di colpi e urla soffocate, oltre a suoni che le avevano fatto pensare che Jahseh stesse immergendo ripetutamente la testa di Geneva nell’acqua.
Quando la ragazza esce dalla stanza, diverse ore dopo, Talyssa sostiene di aver visto numerosi lividi sul suo corpo, ma non sul volto. La testimone interpreterà questa circostanza come un possibile tentativo di nascondere le conseguenze delle aggressioni.
Il quadro descritto è quello di una relazione nella quale alle iniziali dimostrazioni di affetto si sarebbero progressivamente sostituiti controllo, isolamento e violenza. Per Geneva, però, allontanarsi significa anche perdere il proprio principale riferimento economico e abitativo.
Un’occasione per interrompere il rapporto arriva il 14 luglio 2016, quando Jahseh viene arrestato nell’ambito di un precedente procedimento per rapina, violazione di domicilio e aggressione a mano armata. Durante la sua detenzione, Geneva cerca concretamente di ricostruirsi una vita lontano da lui.
Il tentativo, tuttavia, non avrà l’esito sperato. E quando Jahseh tornerà in libertà, nel settembre del 2016, la loro relazione entrerà in una fase ancora più pericolosa.
Durante la detenzione di Janesh, Geneva cerca di allontanarsi dalla relazione che, secondo le sue testimonianze, è ormai segnata da ripetute violenze. Con l’aiuto di alcune persone lascia la Florida e si trasferisce temporaneamente in Texas, ma la nuova sistemazione non funziona e la ragazza è costretta a tornare. Senza il sostegno della famiglia né un’indipendenza economica, trova nuovamente ospitalità presso persone appartenenti alla cerchia di Jahseh.
Durante questo periodo Geneva ha un rapporto sessuale con un altro ragazzo del gruppo, un episodio che lei stessa definirà successivamente un tradimento. Quando il 16 settembre 2016 Jahseh viene scarcerato su cauzione e sottoposto agli arresti domiciliari, i due decidono di riprendere a frequentarsi. Il loro riavvicinamento, tuttavia, riporta immediatamente alla luce le dinamiche violente descritte dalla ragazza.
Secondo Geneva, Jahseh è già a conoscenza del rapporto avuto con l’altro uomo e, quando lei lo conferma, reagisce afferrandola per il collo, strangolandola e insultandola. La stessa notte l’avrebbe svegliata, portata fuori dall’abitazione e minacciata con una bottiglia di birra vuota, pretendendo che gli raccontasse nuovamente quanto accaduto. Dopo aver ascoltato la sua versione e le sue scuse, l’avrebbe colpita con uno schiaffo prima di permetterle di tornare a letto.
All’inizio di ottobre, Geneva comunica a Jahseh di essere incinta. Racconterà di aver effettuato diversi test domestici risultati positivi, mentre alcune settimane dopo un esame del sangue in ospedale darà esito negativo. Non è quindi possibile stabilire con certezza se fosse effettivamente incinta in quel momento, ma un elemento è centrale nella ricostruzione successiva: Jahseh crede che la ragazza aspetti un bambino.
Il 6 ottobre 2016, Jahseh e Geneva si trovano in un appartamento a Sweetwater, nella contea di Miami-Dade. Secondo la denuncia della ragazza, il rapper torna ancora una volta sull’argomento del presunto tradimento e pretende che lei gli racconti tutto nei dettagli. La discussione degenera quando Jahseh arriva a minacciare di uccidere Geneva e il bambino che crede porti in grembo.
La giovane sostiene che il compagno abbia iniziato a colpirla ripetutamente con pugni e testate, stringendole le mani intorno al collo fino a farle quasi perdere conoscenza. L’aggressione sarebbe proseguita anche in bagno, accompagnata da ulteriori minacce di morte. Quando altre persone rientrano nell’appartamento, Geneva chiede di essere accompagnata in ospedale, ma Jahseh glielo impedisce.
Secondo la sua ricostruzione, il rapper la costringe invece a indossare una felpa con cappuccio e degli occhiali da sole per nascondere le lesioni al volto, prima di trasferirla in un’altra abitazione. Qui Geneva sostiene di essere stata trattenuta contro la propria volontà tra il 6 e l’8 ottobre, cercando continuamente un’occasione per fuggire.
La possibilità arriva durante la notte tra il 7 e l’8 ottobre, mentre Jahseh è impegnato a giocare ai videogiochi. Geneva raggiunge il frigorifero, apre lo sportello per nascondersi alla sua vista e riesce ad avvicinarsi alla porta gattonando. Scappa senza portare con sé nemmeno il telefono e, dopo aver chiesto un cellulare a una persona incontrata all’esterno, chiama l’unico numero che ricorda a memoria: quello di un ex fidanzato.
Il ragazzo e sua madre vanno a recuperarla e rimangono sconvolti dalle condizioni del suo volto, segnato da gravi tumefazioni ed ematomi intorno agli occhi. Decidono quindi di accompagnarla alla polizia di Miami Beach, anche perché la madre dell’ex fidanzato teme che, aspettando, eventuali sospetti possano ricadere sul figlio.
Le lesioni vengono documentate attraverso fotografie e 51 pagine di documentazione medica. La polizia di Miami Beach contatta gli agenti di Sweetwater e l’8 ottobre 2016 Jahseh viene arrestato.
L’aggressione di ottobre, tuttavia, non è l’unico episodio che Geneva attribuisce a XXXTentacion. Nel gennaio del 2017, la ragazza rilascia una deposizione giurata di 142 pagine, nella quale ricostruisce numerose presunte violenze avvenute durante la relazione.
Colloca uno dei primi episodi gravi a circa due settimane dall’inizio della convivenza, quando Jahseh avrebbe visto su Snapchat una fotografia nella quale Geneva faceva un complimento ai denti d’oro, i cosiddetti grill, di un amico. Secondo la ragazza, il rapper avrebbe reagito rompendole il telefono e prendendola a schiaffi. Successivamente l’avrebbe minacciata con una grossa forchetta da barbecue e una spazzola metallica per la griglia, ordinandole di scegliere quale oggetto preferisse che le venisse inserito nel corpo. Geneva dichiarerà di aver scelto la forchetta, ma che la minaccia non sarebbe stata portata a compimento.
Nella stessa deposizione descrive minacce di morte quotidiane, percosse, tentativi di strangolamento, grucce di plastica spezzate sulle gambe, minacce di tagliarle la lingua, un tentativo di tagliarle i capelli e aggressioni durante le quali la testa le sarebbe stata tenuta sott’acqua.
Il 28 ottobre 2016, la procura formalizza due accuse nei confronti di Jahseh: lesioni personali aggravate ai danni di una donna incinta e violenza domestica mediante strangolamento. L’accusa relativa alla gravidanza riflette anche la convinzione che il ragazzo avrebbe avuto al momento dei fatti, sebbene la gravidanza di Geneva non sia stata successivamente confermata.
XXXTentacion si dichiara non colpevole e continuerà pubblicamente a negare di aver picchiato la ragazza, sostenendo che le lesioni siano state provocate da qualcun altro.
Le accuse rimarranno al centro di un procedimento giudiziario che non arriverà mai a una sentenza definitiva, a causa della morte del rapper nel 2018. La distinzione è fondamentale: non ci sarà né una condanna né un’assoluzione per le violenze denunciate da Geneva.
Nel frattempo, però, mentre Jahseh si trova nuovamente dietro le sbarre, accade qualcosa destinato a trasformare radicalmente la sua vita. Una canzone registrata circa un anno prima comincia a diffondersi in modo virale, portando il nome XXXTentacion ben oltre la scena underground della Florida.
Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, mentre Jahseh si trova nuovamente in carcere, accade qualcosa di inaspettato. Look at Me!, un brano registrato alla fine del 2015 e pubblicato su SoundCloud, comincia improvvisamente a diffondersi in maniera virale, raggiungendo un pubblico sempre più vasto. La canzone, caratterizzata da un suono aggressivo, distorto e lontano dalle produzioni rap tradizionali, diventa uno dei simboli della nuova scena musicale nata sulla piattaforma.
La particolarità è che XXXTentacion raggiunge la notorietà nazionale mentre si trova ancora dietro le sbarre. La sua fotografia segnaletica comincia a circolare sui social, trasformandosi in una sorta di immagine promozionale involontaria. Accanto al suo volto compare sempre più frequentemente la scritta Free X, utilizzata dai fan per chiedere la sua liberazione. Anche artisti già affermati, tra cui A$AP Rocky, esprimono pubblicamente il proprio sostegno al giovane rapper.
Le accuse e la detenzione, anziché interrompere la sua ascesa, finiscono così per alimentare la figura controversa che Jahseh aveva cominciato a costruire. La sua reputazione di artista imprevedibile e aggressivo diventa parte integrante del fenomeno XXXTentacion, mentre milioni di ascoltatori iniziano a scoprire la sua musica.
Il 28 gennaio 2017, durante un concerto ad Amsterdam, il rapper canadese Drake presenta un brano ancora inedito. Molti ascoltatori notano una somiglianza tra il ritmo e la struttura del pezzo e quelli di Look at Me!, ormai diventata virale.
La vicenda provoca immediatamente una controversia. Jahseh accusa pubblicamente Drake di aver copiato la sua canzone, mentre l’artista canadese nega di aver conosciuto il brano prima che gli venissero segnalate le somiglianze. Nessuna decisione giudiziaria accerterà mai un plagio, ma la disputa contribuisce ad aumentare ulteriormente la popolarità di XXXTentacion.
L’accostamento a uno degli artisti più famosi al mondo porta infatti migliaia di persone ad ascoltare Look at Me! per la prima volta. Quello che fino a poco tempo prima era un rapper conosciuto soprattutto negli ambienti underground della Florida diventa rapidamente un fenomeno musicale di rilevanza nazionale.
Il 30 marzo 2017, Jahseh viene scarcerato nell’ambito del precedente procedimento relativo alla rapina e alla violazione di domicilio. È importante precisare che la scarcerazione non riguarda le accuse di violenza domestica presentate da Geneva Ayala, per le quali il processo deve ancora svolgersi.
All’uscita dal carcere, XXXTentacion trova una situazione completamente diversa da quella che aveva lasciato. Ha ormai milioni di fan, una notorietà in continua crescita e un pubblico disposto a seguirlo con un’intensità che lui stesso arriverà a paragonare a quella di una setta.
Ma la fama non sembra modificare immediatamente i suoi comportamenti. Nel giugno del 2017, durante un concerto a San Diego, un uomo sale sul palco e lo colpisce, provocando una rissa nella quale un’altra persona viene accoltellata. Pochi giorni dopo, durante un’esibizione, è invece Jahseh a colpire con un pugno uno spettatore che lo aveva afferrato mentre attraversava la folla, nonostante avesse chiesto espressamente di non essere toccato.
La violenza continua quindi a essere presente nella sua vita, sia attraverso le aggressioni che subisce sia attraverso le sue stesse reazioni.
Eppure, mentre la sua immagine pubblica rimane legata alle risse e alle provocazioni, la musica comincia a mostrare con sempre maggiore evidenza un’altra parte della sua personalità.
Il 25 agosto 2017 esce 17, il primo album ufficiale di XXXTentacion. Il disco dura poco più di venti minuti e affronta temi profondamente personali, tra cui depressione, solitudine, abbandono, autolesionismo, morte e pensieri suicidari.
A differenza dell’aggressività di Look at Me!, le canzoni di 17 sono spesso intime, malinconiche e caratterizzate da sonorità essenziali. Jahseh non descrive la sofferenza come un’esperienza ormai superata, ma come una condizione nella quale si trova ancora immerso.
Il rapper aveva già raccontato di aver attraversato momenti estremamente difficili dal punto di vista psicologico e di aver tentato più volte di togliersi la vita. Aveva inoltre attribuito alla musica un ruolo fondamentale nella propria sopravvivenza emotiva.
È proprio questa dimensione a creare un legame particolarmente profondo con i suoi ascoltatori, molti dei quali si riconoscono nei testi e nella vulnerabilità espressa dall’artista. Per una generazione di ragazzi alle prese con difficoltà psicologiche e sentimenti di isolamento, XXXTentacion diventa una figura capace di dare voce a esperienze spesso difficili da raccontare.
L’album debutta al secondo posto della Billboard 200, consacrandolo come uno dei principali esponenti della scena che verrà definita emo rap. Ma appena due settimane dopo l’uscita del disco, l’attenzione pubblica torna a concentrarsi sulle accuse di violenza domestica.
L’8 settembre 2017, la rivista musicale Pitchfork pubblica una dettagliata ricostruzione della deposizione giurata di 142 pagine rilasciata da Geneva Ayala, rendendo accessibili a un pubblico molto più vasto le testimonianze sulle presunte aggressioni subite dalla ragazza.
Per milioni di fan, è la prima occasione di conoscere nel dettaglio la gravità delle accuse contro il loro idolo. Il contrasto tra la sensibilità espressa nelle canzoni e la violenza descritta da Geneva diventa così una delle questioni centrali intorno alla figura di XXXTentacion.
Da quel momento, il successo musicale del rapper e le vicende giudiziarie della sua vita privata diventeranno sempre più difficili da separare.
La reazione di Jahseh alla diffusione delle accuse suscita ulteriori polemiche. Anziché affrontare pubblicamente il contenuto della deposizione, il rapper pubblica alcune storie su Instagram nelle quali ironizza sulle accuse di violenza domestica e rivolge commenti sessuali offensivi alle fidanzate e alle sorelle di coloro che lo definiscono un aggressore. Un comportamento che alimenta il contrasto tra l’immagine dell’artista capace di raccontare la sofferenza e quella del giovane accusato di aver inflitto gravi violenze alla propria compagna.
Nel frattempo, Geneva diventa bersaglio di una campagna di molestie e intimidazioni da parte di alcuni sostenitori di XXXTentacion. Convinti dell’innocenza del rapper, numerosi fan iniziano a insultarla sui social, a segnalare ripetutamente i suoi profili fino a provocarne la rimozione e, secondo il racconto della ragazza, arrivano persino a seguirla per strada e a presentarsi sul suo posto di lavoro. La denuncia delle presunte violenze si trasforma così in un’ulteriore fonte di sofferenza per Geneva, che si ritrova esposta all’ostilità di una comunità di milioni di persone.
Nonostante quanto accaduto, dopo la scarcerazione di Jahseh nel marzo del 2017 i due ricominciano a sentirsi e a frequentarsi di nascosto. Geneva racconterà di aver inizialmente temuto che il rapper volesse tenderle una trappola, ma di aver poi deciso di incontrarlo per affrontare le proprie paure.
Il loro riavvicinamento evidenzia la complessità di una relazione segnata, secondo le testimonianze della ragazza, da violenza, dipendenza emotiva, separazioni e riconciliazioni. Jahseh le chiede scusa per quanto accaduto e il rapporto riprende, nonostante il procedimento giudiziario ancora aperto.
Il 27 novembre 2017, Geneva firma un documento nel quale dichiara di non voler testimoniare contro XXXTentacion e chiede che le accuse vengano ritirate. Questo atto verrà spesso presentato come una ritrattazione, ma la distinzione è fondamentale: Geneva non dichiara che le aggressioni siano state inventate o che le precedenti testimonianze fossero false. Esprime invece la volontà di non partecipare ulteriormente al processo e di porre fine al procedimento.
La procura, tuttavia, sospetta che la decisione possa essere stata influenzata da Jahseh e comincia a esaminare più approfonditamente le telefonate registrate durante la sua precedente detenzione.
Dalle conversazioni emergono richieste rivolte a Geneva affinché lo aiuti a evitare le conseguenze giudiziarie. Jahseh le parla del proprio amore, le assicura di non volerle fare del male e cerca di convincerla a modificare la sua posizione. Geneva, da parte sua, manifesta la disponibilità a ritirare le accuse e sostiene che inizialmente non fosse sua intenzione rivolgersi alla polizia, ma che vi fosse stata accompagnata dall’ex fidanzato e dalla madre di quest’ultimo dopo l’aggressione dell’ottobre 2016.
Queste conversazioni diventano parte di un nuovo filone d’indagine e portano a ulteriori accuse nei confronti del rapper, relative al presunto condizionamento della testimone.
Il 15 dicembre 2017, Jahseh viene nuovamente incarcerato. Cinque giorni dopo ottiene il trasferimento agli arresti domiciliari, mentre il procedimento per le presunte violenze contro Geneva rimane aperto.
Alla fine del 2017, XXXTentacion si trova quindi in una situazione profondamente contraddittoria. È uno degli artisti emergenti più famosi degli Stati Uniti, ha pubblicato un album arrivato al secondo posto della Billboard 200 e può contare su milioni di ascoltatori. Contemporaneamente, però, è sottoposto agli arresti domiciliari, deve affrontare gravi accuse giudiziarie e continua a manifestare un significativo disagio psicologico.
Secondo quanto racconterà il suo manager, Solomon Sobande, in questo periodo Jahseh viene nuovamente valutato da uno specialista, che gli diagnostica ancora una volta il disturbo bipolare. Questa volta il rapper inizia a seguire la terapia farmacologica prescritta.
L’adattamento ai medicinali, tuttavia, si rivela difficile. Jahseh lamenta di sentirsi spento, meno creativo e incapace di riconoscersi pienamente nel proprio modo di essere. Non sono noti con precisione i farmaci assunti né gli effetti collaterali sperimentati, ma il rapper manifesta apertamente il proprio disagio.
Durante una diretta sui social racconta di non riuscire a fare musica perché psicologicamente non sta bene, descrivendo giornate nelle quali fatica persino a trovare interesse per ciò che lo circonda.
Il successo, dunque, non ha cancellato le difficoltà emotive e personali che accompagnano Jahseh fin dall’infanzia. Eppure, nei mesi successivi, alcune persone a lui vicine inizieranno a osservare cambiamenti importanti nel suo comportamento.
Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, XXXTentacion sembra infatti voler intraprendere un percorso di trasformazione personale, cercando di prendere le distanze dall’immagine aggressiva e provocatoria che lo ha accompagnato fino a quel momento.
Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, nella vita di Jahseh sembra aprirsi una fase completamente nuova. Dopo anni segnati da aggressioni, problemi giudiziari e difficoltà psicologiche, XXXTentacion comincia a parlare pubblicamente della volontà di cambiare, prendendo progressivamente le distanze dall’immagine violenta e provocatoria che aveva contribuito a costruire.
Anche alcune persone a lui vicine raccontano di aver notato una trasformazione nel suo comportamento. Jahseh sembra più consapevole delle proprie reazioni e, quando percepisce un aumento della rabbia, cerca di allontanarsi dalle situazioni conflittuali prima di perdere il controllo. In alcune occasioni viene osservato mentre pratica esercizi di respirazione per gestire le emozioni.
Non è possibile stabilire quanto questi cambiamenti siano riconducibili al percorso psichiatrico e alla terapia farmacologica iniziata nei mesi precedenti, ma il periodo coincide con un apparente miglioramento nella gestione dei suoi comportamenti. Rimane comunque impossibile sapere se questa trasformazione avrebbe rappresentato un cambiamento duraturo.
Nel frattempo, Jahseh torna a concentrarsi sulla musica. Il 16 marzo 2018 pubblica ?, il suo secondo album ufficiale, che debutta direttamente al primo posto della Billboard 200, confermandolo come uno degli artisti più importanti della sua generazione.
Il disco mostra ancora una volta la sua straordinaria versatilità musicale, alternando influenze rap, rock, pop e sonorità malinconiche. Tra le tracce compare SAD!, destinata a diventare il singolo più importante della sua carriera. La canzone affronta temi come la sofferenza emotiva, la paura dell’abbandono e la difficoltà di affrontare una separazione, consolidando il rapporto con un pubblico che continua a riconoscersi nei suoi testi.
Pochi giorni dopo, il 21 marzo 2018, vengono revocati gli arresti domiciliari. Jahseh torna quindi a godere di una libertà che gli era mancata per diversi mesi, anche se il procedimento giudiziario relativo alle accuse di violenza domestica contro Geneva Ayala rimane aperto.
Anche nella vita sentimentale del rapper si registra un cambiamento. Negli ultimi mesi Jahseh ha iniziato una relazione con Jenesis Sanchez, una ragazza che descriverà il loro rapporto come un legame nel quale entrambi cercavano di rappresentare un punto di riferimento reciproco.
A differenza di Geneva Ayala, Jenesis non denuncerà mai violenze fisiche da parte di Jahseh. Tuttavia, racconterà che la relazione non era priva di difficoltà. In alcune giornate, stare accanto al rapper poteva essere paragonato a camminare sui gusci d’uovo, perché le sue reazioni e i suoi stati d’animo erano imprevedibili.
Questa testimonianza suggerisce che, nonostante i cambiamenti osservati dalle persone vicine a lui, Jahseh continuasse ad attraversare momenti di instabilità emotiva.
Durante la loro relazione, Jenesis scopre di essere incinta. La gravidanza inizialmente non viene resa pubblica, ma Jahseh ne è al corrente e, secondo quanto racconteranno le persone a lui vicine, accoglie la notizia con grande felicità.
A vent’anni, dunque, XXXTentacion si trova in una situazione radicalmente diversa da quella della propria adolescenza. È diventato un artista di fama internazionale, ha pubblicato un album arrivato al primo posto delle classifiche americane, è tornato in libertà e sta per diventare padre. Allo stesso tempo, dichiara pubblicamente di voler essere una persona migliore, mentre chi lo conosce nota alcuni tentativi concreti di modificare i comportamenti che lo avevano accompagnato per anni.
Il futuro sembra finalmente offrirgli possibilità che fino a poco tempo prima apparivano difficili da immaginare. Eppure, Jahseh continua a parlare frequentemente della propria morte.
Il tema della morte è sempre stato presente nella musica di XXXTentacion, insieme a quello della depressione e dei pensieri suicidari. Negli ultimi mesi della sua vita, però, emerge anche nelle conversazioni private, spesso con una tranquillità che colpirà profondamente chi gli sta accanto.
Un amico racconterà di una cena durante la quale gli aveva chiesto se pensasse al proprio futuro, alla possibilità di costruirsi una famiglia e di avere dei figli. Jahseh avrebbe risposto, con assoluta calma, che non sarebbe arrivato a compiere ventun anni.
Secondo il racconto dell’amico, non sembrava una provocazione né una frase pronunciata per attirare l’attenzione. Jahseh ne parlava come se fosse una circostanza ormai inevitabile, qualcosa di cui era già intimamente convinto.
Naturalmente non esistono elementi per sostenere che il rapper avesse realmente previsto ciò che gli sarebbe accaduto. Quelle dichiarazioni assumono però un significato particolarmente doloroso alla luce degli eventi successivi.
Il 18 giugno 2018, a poco più di cinque mesi dal suo ventunesimo compleanno, Jahseh esce di casa con l’intenzione di acquistare una motocicletta. Si dirige verso un concessionario di Deerfield Beach, in Florida, senza aspettare l’arrivo della propria sicurezza.
Quella decisione, apparentemente ordinaria, lo porterà nel luogo in cui, poche ore dopo, la sua vita verrà interrotta durante una rapina a mano armata.
La mattina del 18 giugno 2018, Jahseh Onfroy si trova nella sua abitazione in Florida. Trascorre parte del tempo giocando ai videogiochi e lavorando alla propria musica, ma secondo il racconto della madre Cleopatra appare particolarmente agitato. A preoccuparlo è soprattutto il procedimento giudiziario relativo alle accuse di violenza domestica presentate da Geneva Ayala, il cui processo dovrebbe iniziare appena dieci giorni dopo.
A un certo punto, Jahseh comunica alla madre di voler uscire per acquistare una motocicletta. Cleopatra cerca inizialmente di dissuaderlo, facendogli notare che possiede già almeno una moto e che non ha bisogno di comprarne un’altra. Comprendendo però che quella decisione potrebbe rappresentare un modo per distrarsi dalle preoccupazioni legate al processo, finisce per accettare.
Gli chiede soltanto di aspettare l’arrivo della propria sicurezza personale prima di uscire, ma Jahseh non vuole perdere tempo. Cleopatra decide quindi di chiedere a Leonard Kerr, un parente e amico di famiglia, di accompagnarlo, raccomandandogli di non lasciare mai il ragazzo da solo.
Prima di raggiungere il concessionario, i due si fermano in banca. Jahseh vorrebbe prelevare 250.000 dollari in contanti, ma la filiale non dispone di una somma così elevata senza preavviso e riesce a consegnargli soltanto 50.000 dollari, in banconote da cento. Non è mai stato chiarito perché il rapper volesse prelevare così tanto denaro, né se intendesse effettivamente utilizzarlo per acquistare la motocicletta.
Jahseh ripone i soldi in una borsa Louis Vuitton e, insieme a Leonard, si dirige verso il concessionario RIVA Motorsports di Deerfield Beach, a circa quaranta minuti da Miami.
Intorno alle 15:30, Jahseh e Leonard arrivano al concessionario, entrano nell’edificio e cominciano a osservare le motociclette esposte. Pochi minuti più tardi, nel parcheggio arriva una Dodge Journey scura, a bordo della quale si trovano quattro uomini.
Due di loro scendono dall’automobile ed entrano nel negozio. Passano vicino a XXXTentacion, apparentemente per verificare la sua identità, e uno acquista una maschera nera in neoprene. Subito dopo tornano alla Dodge, dove gli altri due componenti del gruppo sono rimasti ad aspettare.
Nel frattempo, Jahseh e Leonard terminano la visita senza acquistare nulla. Risalgono sulla BMW del rapper e si dirigono verso l’uscita del parcheggio.
È a questo punto che la Dodge Journey si posiziona improvvisamente davanti alla loro automobile, bloccandone il passaggio.
Due uomini con il volto coperto scendono dal veicolo e si avvicinano alla BMW impugnando delle pistole. Leonard, trovandosi davanti agli aggressori armati, apre immediatamente la portiera e fugge, mentre Jahseh rimane seduto al posto di guida.
I rapinatori cercano inizialmente di sottrargli la collana d’oro che indossa, ma il loro principale obiettivo diventa la borsa Louis Vuitton contenente i 50.000 dollari prelevati poco prima.
Secondo la ricostruzione dell’aggressione, Jahseh oppone resistenza e tra lui e i due uomini nasce una breve colluttazione. Durante lo scontro, uno degli aggressori apre improvvisamente il fuoco.
Vengono esplosi quattro colpi di pistola, tre dei quali raggiungono Jahseh al collo.
I rapinatori riescono a impossessarsi della borsa, risalgono sulla Dodge e si allontanano rapidamente dal parcheggio. L’intera aggressione si consuma in pochi minuti, ma un elemento si rivelerà decisivo per le indagini: le telecamere di sicurezza del concessionario hanno registrato quanto accaduto.
La centrale di emergenza riceve la chiamata intorno alle 15:57. I soccorritori raggiungono il parcheggio e trasportano Jahseh in ospedale, ma le ferite riportate sono troppo gravi.
Alle 16:51 del 18 giugno 2018, Jahseh Dwayne Ricardo Onfroy viene dichiarato morto. Ha soltanto vent’anni.
Le immagini delle conseguenze della sparatoria cominciano a circolare sui social quando la notizia non è ancora stata comunicata ufficialmente a tutte le persone a lui vicine. La sorellastra Ariana racconterà addirittura di aver appreso della morte del fratello proprio attraverso i contenuti pubblicati online.
La reazione del pubblico è immediata. Il parcheggio del concessionario si riempie di fiori, fotografie, candele e messaggi lasciati dai fan. Nascono memoriali spontanei in diverse città e il 27 giugno 2018 migliaia di persone partecipano a una commemorazione pubblica organizzata per ricordare il rapper. Il giorno successivo si svolge il funerale privato, al termine del quale Jahseh viene sepolto in un mausoleo presso il Gardens of Boca Raton Memorial Park, in Florida.
Anche la sua musica conosce una nuova, impressionante crescita di popolarità. SAD! raggiunge il primo posto della Billboard Hot 100, diventando il maggiore successo della sua carriera.
La morte modifica inevitabilmente anche il modo in cui XXXTentacion viene percepito. Fino a quel momento la sua immagine pubblica era stata segnata da una continua contrapposizione tra talento musicale, vulnerabilità emotiva e gravi accuse di violenza. Ora, a tutto questo, si aggiunge la tragedia di un ragazzo di vent’anni ucciso durante una rapina, proprio mentre stava per diventare padre.
Le dichiarazioni nelle quali Jahseh aveva affermato di non credere che sarebbe arrivato al ventunesimo compleanno assumono un significato ancora più doloroso.
Ma mentre milioni di persone piangono la sua morte, gli investigatori iniziano a ricostruire ciò che è accaduto nel parcheggio di RIVA Motorsports.
L’identificazione dei quattro uomini coinvolti nell’aggressione arriverà in tempi sorprendentemente rapidi, anche grazie a una lunga serie di errori commessi dagli stessi rapinatori.
Le indagini sull’omicidio di XXXTentacion iniziano immediatamente dopo la sparatoria del 18 giugno 2018. Nonostante la rapidità con cui i responsabili hanno agito, gli investigatori si trovano davanti a una quantità particolarmente significativa di elementi utili per ricostruire il delitto. Le telecamere del concessionario RIVA Motorsports hanno infatti ripreso sia l’arrivo degli aggressori sia i momenti precedenti alla rapina, permettendo alle autorità di individuare rapidamente quattro uomini coinvolti nell’omicidio: Dedrick Williams, Robert Allen, Michael Boatwright e Trayvon Newsome.
Un elemento decisivo è rappresentato dal comportamento di Williams e Allen, i due uomini che, poco dopo l’arrivo di Jahseh, erano entrati nel concessionario per verificare che si trattasse effettivamente del rapper. Entrambi erano stati ripresi dalle telecamere con il volto scoperto, rendendo possibile il loro riconoscimento. Williams, in particolare, viene identificato anche grazie alla testimonianza di un dipendente del negozio e a un dettaglio apparentemente insignificante: indossava un paio di sandali arancioni molto riconoscibili, gli stessi che comparivano in alcune fotografie pubblicate sui suoi profili social.
Anche l’automobile utilizzata per la fuga contribuisce a restringere rapidamente il campo delle indagini. La Dodge Journey scura, che aveva bloccato la BMW di XXXTentacion all’uscita del parcheggio, era stata noleggiata e gli investigatori riescono a ricondurla al gruppo. Un ulteriore elemento emerge dall’analisi dei dispositivi elettronici: il cellulare di Michael Boatwright risultava collegato al sistema Bluetooth della Dodge, mentre i dati telefonici permettono di collocare gli indagati nell’area del concessionario.
Le prove più significative, però, comprendono anche alcuni contenuti recuperati direttamente dai telefoni degli uomini. Dopo aver rapinato e ucciso Jahseh, alcuni componenti del gruppo avevano infatti registrato fotografie e video nei quali esibivano il denaro rubato. In particolare, le immagini li mostravano mentre spargevano numerose banconote da cento dollari sul pavimento di una stanza e ballavano sopra i soldi, festeggiando il bottino ottenuto durante la rapina.
Il primo a essere arrestato è Dedrick Williams, il 20 giugno 2018, appena due giorni dopo l’omicidio. Nelle settimane successive vengono individuati anche gli altri sospettati. Michael Boatwright viene arrestato nel luglio 2018, Robert Allen il 7 agosto, mentre Trayvon Newsome si consegna alle autorità nello stesso mese.
Tutti e quattro vengono incriminati per omicidio di primo grado e rapina a mano armata. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Williams e Allen avevano inizialmente controllato la presenza del rapper all’interno del concessionario, mentre Boatwright e Newsome erano i due uomini armati che avevano materialmente eseguito la rapina. Boatwright viene identificato come l’uomo che aveva aperto il fuoco contro Jahseh, provocandone la morte.
Nonostante le numerose prove raccolte, le armi utilizzate durante l’aggressione non verranno mai recuperate.
Il procedimento giudiziario subisce diversi rinvii nel corso degli anni, anche a causa della pandemia e delle questioni processuali sollevate dalle difese. Una svolta importante arriva nell’agosto del 2022, quando Robert Allen decide di collaborare con le autorità. L’uomo si dichiara colpevole di omicidio di secondo grado e rapina a mano armata, accettando di testimoniare contro gli altri tre imputati.
La sua deposizione permette di ricostruire con maggiore precisione ciò che sarebbe accaduto prima della sparatoria. Allen racconta che il gruppo era uscito quel giorno con l’intenzione di compiere delle rapine, senza avere inizialmente XXXTentacion come obiettivo. Durante gli spostamenti, Williams avrebbe riconosciuto la BMW del rapper parcheggiata davanti al concessionario, attirando l’attenzione degli altri.
Williams e Allen sarebbero quindi entrati nel negozio per verificare che si trattasse davvero di Jahseh. Dopo averlo riconosciuto, Allen avrebbe suggerito di rinunciare alla rapina, preoccupato dal fatto che le telecamere li avessero già ripresi. Secondo la sua testimonianza, Williams avrebbe però provocato Boatwright e Newsome, insinuando che avessero paura di agire. Il gruppo avrebbe così deciso di procedere nonostante il rischio evidente di essere identificato.
Allen descrive anche la divisione del denaro dopo la fuga: Williams, Boatwright e Newsome avrebbero ricevuto 15.000 dollari ciascuno, mentre a lui sarebbero stati consegnati 5.000 dollari, poiché era rimasto all’interno dell’automobile durante l’aggressione.
La testimonianza di Allen diventerà uno degli elementi centrali del processo, insieme alle registrazioni delle telecamere, ai dati telefonici e alle prove scientifiche raccolte dagli investigatori.
Il quadro emerso dalle indagini indica quindi una rapina organizzata dopo aver riconosciuto casualmente una possibile vittima, senza elementi concreti che dimostrino l’esistenza di un mandante esterno. Una ricostruzione che si scontrerà, tuttavia, con le numerose teorie circolate dopo la morte del rapper.
Il 7 febbraio 2023, a quasi cinque anni dalla morte di XXXTentacion, comincia il processo contro Dedrick Williams, Michael Boatwright e Trayvon Newsome, i tre imputati che, a differenza di Robert Allen, non hanno raggiunto un accordo con la procura. L’accusa dispone di una quantità considerevole di prove: filmati delle telecamere di sicurezza, dati telefonici, impronte digitali, tracce di DNA recuperate sulle maschere e fotografie del denaro sottratto alla vittima. A questi elementi si aggiunge la testimonianza di Allen, che ha accettato di collaborare con le autorità.
La strategia difensiva si concentra soprattutto sulla credibilità di quest’ultimo. Gli avvocati sottolineano che Allen ha ottenuto un trattamento giudiziario più favorevole proprio grazie alla collaborazione e mettono in discussione l’affidabilità delle sue dichiarazioni. Evidenziano inoltre che le armi utilizzate nell’omicidio non sono mai state recuperate e che alcuni profili genetici individuati sul corpo e sulla collana di Jahseh non corrispondono a quelli degli imputati.
Durante il procedimento riemergono anche alcune delle teorie che, fin dal giugno 2018, hanno alimentato le discussioni sulla morte del rapper. La più conosciuta riguarda Drake, con il quale XXXTentacion aveva avuto una controversia musicale dopo le presunte somiglianze tra Look at Me! e un brano presentato dall’artista canadese.
Nel febbraio del 2018, quattro mesi prima dell’omicidio, sul profilo Instagram di Jahseh era comparsa una storia nella quale il rapper sosteneva che, se qualcuno avesse tentato di ucciderlo, il responsabile sarebbe stato Drake, identificato attraverso il suo nome utente @champagnepapi. Poco dopo, però, XXXTentacion aveva cancellato il contenuto, dichiarando che il proprio account era stato hackerato e invitando il pubblico a non alimentare ulteriormente quella vicenda.
Durante il processo, l’avvocato di Dedrick Williams tenta comunque di utilizzare la rivalità tra i due artisti come possibile pista alternativa, cercando persino di ottenere una deposizione di Drake. Non emerge tuttavia alcuna prova concreta che colleghi il rapper canadese all’omicidio, e il giudice respinge la richiesta di deposizione per l’assenza di elementi sufficienti a giustificarla.
Anche Robert Allen esclude l’esistenza di un mandante, ribadendo che il gruppo era uscito con l’intenzione di compiere rapine e aveva individuato XXXTentacion come possibile bersaglio soltanto dopo aver riconosciuto la sua automobile.
Un’altra teoria particolarmente diffusa è quella del cosiddetto inside job, secondo cui qualcuno vicino a XXXTentacion avrebbe fornito ai rapinatori informazioni sui suoi spostamenti.
Tra le persone che sostengono pubblicamente questa ipotesi c’è Ariana Onfroy, la sorellastra di Jahseh. In un’intervista del settembre 2018, Ariana dichiara di ritenere che l’omicidio sia stato organizzato in anticipo, perché gli aggressori sembravano sapere esattamente dove avrebbero trovato il fratello. La sua convinzione, tuttavia, non trova riscontro nelle indagini né nelle prove presentate al processo: non viene individuata alcuna persona appartenente alla cerchia del rapper che abbia comunicato ai responsabili informazioni sui suoi movimenti.
Una terza teoria coinvolge invece il Ku Klux Klan, il movimento suprematista bianco statunitense. L’ipotesi nasce da una controversia risalente al settembre 2017, quando XXXTentacion aveva pubblicato il video musicale di Look at Me!.
Il filmato conteneva immagini riferite a episodi reali di violenza razzista negli Stati Uniti e una scena particolarmente provocatoria nella quale Jahseh metteva in scena l’impiccagione di un bambino bianco. L’intento dichiarato dell’artista era quello di ribaltare visivamente la rappresentazione dei linciaggi razzisti, portando il pubblico a riflettere sulle differenti reazioni suscitate dalla violenza contro persone bianche e nere.
Il video aveva provocato fortissime polemiche. Poco dopo, Jahseh aveva condiviso su Instagram la registrazione di un messaggio vocale che sosteneva provenisse da un membro del Ku Klux Klan e che conteneva pesanti minacce di morte nei suoi confronti.
Quando il rapper viene assassinato meno di un anno dopo, alcuni fan collegano i due eventi, ipotizzando un omicidio motivato dall’odio razziale. Anche in questo caso, tuttavia, non emergono prove di un coinvolgimento del Ku Klux Klan.
Le indagini e il processo non individuano quindi né un mandante appartenente alla cerchia di Jahseh, né un collegamento con Drake o con organizzazioni suprematiste. La ricostruzione sostenuta dall’accusa rimane quella di una rapina decisa dopo aver riconosciuto casualmente il rapper, conclusasi con il suo omicidio.
Il 20 marzo 2023, la giuria dichiara Michael Boatwright, Dedrick Williams e Trayvon Newsome colpevoli di omicidio di primo grado e rapina a mano armata.
Il 6 aprile vengono pronunciate le sentenze. Williams e Newsome ricevono l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, mentre Boatwright, identificato come l’uomo che ha sparato a Jahseh, viene condannato a due ergastoli consecutivi senza possibilità di libertà condizionale, oltre a trent’anni di reclusione.
Robert Allen, che aveva collaborato con gli investigatori e testimoniato contro gli altri tre imputati, riceve una pena sensibilmente inferiore: sette anni di carcere e vent’anni di libertà vigilata.
A quasi cinque anni dall’omicidio, il procedimento arriva così a una risposta giudiziaria sulle responsabilità dei quattro uomini coinvolti nella rapina. Le ipotesi di complotto che avevano accompagnato la morte di XXXTentacion non trovano conferma nelle prove emerse.
La vicenda giudiziaria relativa alla sua morte, tuttavia, non esaurisce la complessità della storia di Jahseh. Rimane infatti un altro procedimento, quello relativo alle violenze denunciate da Geneva Ayala, che non potrà mai arrivare a una conclusione processuale nel merito.
Ed è proprio da Geneva, insieme alla nascita del figlio di XXXTentacion e alla gestione della sua eredità musicale, che occorre partire per comprendere ciò che accade dopo la morte del rapper.
La morte di XXXTentacion, il 18 giugno 2018, interrompe non soltanto una carriera musicale in piena ascesa, ma anche il percorso giudiziario relativo alle violenze domestiche denunciate da Geneva Ayala. Il 31 luglio dello stesso anno, il procedimento viene formalmente chiuso a causa della morte dell’imputato. Questo significa che le accuse non arriveranno mai a essere esaminate fino a una sentenza definitiva: Jahseh non verrà né condannato né assolto per i fatti contestati dalla sua ex fidanzata.
La chiusura del procedimento lascia quindi irrisolta una parte importante della sua storia. Geneva aveva descritto mesi di aggressioni, minacce e comportamenti di controllo, mentre Jahseh aveva continuato pubblicamente a negare le accuse. La morte del rapper impedisce qualsiasi ulteriore accertamento giudiziario della sua responsabilità, ma non cancella le testimonianze, le fotografie delle lesioni e la documentazione raccolta durante le indagini.
Circa un anno dopo l’omicidio, tuttavia, avviene un incontro significativo. Secondo quanto raccontato da Geneva, Cleopatra Bernard, la madre di Jahseh, la contatta personalmente e le chiede scusa per il comportamento del figlio. Un gesto che rappresenta un momento importante nella storia della ragazza, dopo anni segnati dalle presunte violenze e dalle molestie ricevute da parte di alcuni fan del rapper.
Nel frattempo, pochi giorni dopo l’omicidio, viene resa pubblica una notizia fino a quel momento conosciuta soltanto dalle persone più vicine a XXXTentacion: Jenesis Sanchez, la sua compagna, è incinta. Ad annunciarlo è Cleopatra, appena tre giorni dopo la morte del figlio.
Il 26 gennaio 2019, sette mesi dopo l’omicidio e soltanto tre giorni dopo quello che sarebbe stato il ventunesimo compleanno di Jahseh, nasce Gekyume Onfroy.
Il nome del bambino era stato inventato dallo stesso XXXTentacion. Secondo la spiegazione del rapper, Gekyume rappresentava una sorta di stato mentale o universo differente da quello conosciuto, un livello di pensiero nuovo e inesplorato.
La nascita del figlio assume un significato particolarmente doloroso alla luce delle dichiarazioni che Jahseh aveva fatto negli ultimi mesi di vita. Il ragazzo aveva espresso il desiderio di cambiare, stava cercando di costruire una nuova stabilità personale e aveva accolto con entusiasmo la prospettiva di diventare padre. Non avrebbe però mai conosciuto suo figlio, né avrebbe avuto la possibilità di vedere quale direzione avrebbe preso la propria vita dopo i vent’anni.
Dopo la morte di XXXTentacion, la gestione della sua eredità musicale passa inevitabilmente ad altre persone, con Cleopatra Bernard in una posizione centrale. Jahseh non può più decidere quali brani completare, quali collaborazioni realizzare o come presentare al pubblico il proprio lavoro.
Negli anni successivi vengono pubblicati nuovi progetti discografici, tra cui Skins, uscito nel dicembre 2018, e Bad Vibes Forever, pubblicato nel 2019. Vengono inoltre recuperate e distribuite sulle principali piattaforme musicali diverse registrazioni precedentemente disponibili soltanto su SoundCloud.
Queste pubblicazioni permettono ai fan di continuare ad ascoltare la musica del rapper, ma sollevano anche interrogativi sulla gestione dell’eredità artistica di una persona scomparsa così giovane. Ogni scelta relativa ai brani incompiuti, alle collaborazioni e alla costruzione della sua immagine pubblica viene necessariamente compiuta da qualcun altro.
La morte a vent’anni ha infatti cristallizzato per sempre la figura di XXXTentacion, impedendo di conoscere quale sarebbe stata la sua evoluzione personale e artistica.
Non sappiamo se il cambiamento manifestato negli ultimi mesi sarebbe diventato stabile. Non sappiamo come avrebbe affrontato il processo per le violenze denunciate da Geneva, se avrebbe continuato a dichiararsi innocente o se avrebbe assunto una posizione differente. Non sappiamo nemmeno come sarebbe cambiata la sua musica con il passare degli anni e con l’esperienza della paternità.
Questa assenza di risposte ha contribuito a creare interpretazioni profondamente diverse della sua figura. Per alcuni fan, XXXTentacion rimane il giovane artista segnato da un’infanzia difficile, che stava finalmente cercando di migliorare quando la sua vita è stata interrotta. Per altri, è soprattutto un uomo accusato di gravi violenze, la cui morte ha rischiato di mettere in secondo piano la storia della persona che le aveva denunciate.
Per moltissimi ascoltatori, invece, Jahseh rimane il musicista che attraverso le proprie canzoni è riuscito a dare voce alla depressione, alla solitudine e alla sofferenza, aiutandoli a sentirsi compresi in momenti particolarmente difficili.
Sono aspetti diversi di una stessa storia, che non possono essere cancellati o separati con facilità. Ed è proprio questa complessità a rendere necessario un racconto capace di riconoscere sia l’importanza della sua musica sia la gravità delle accuse che hanno accompagnato la sua vita.
La storia di XXXTentacion è difficile da raccontare attraverso un’unica prospettiva. Jahseh Onfroy è stato un bambino cresciuto in un ambiente familiare instabile, esposto precocemente alla violenza e segnato da un profondo senso di solitudine. È stato anche un adolescente con gravi difficoltà comportamentali, problemi giudiziari e una diagnosi di disturbo bipolare, riferita dalla madre già quando aveva tredici anni. Ma è stato soprattutto un artista capace di trasformare la propria sofferenza in musica, raggiungendo milioni di persone che, attraverso le sue canzoni, si sono sentite meno sole.
La diagnosi di disturbo bipolare rappresenta un elemento importante della sua storia, ma richiede una distinzione fondamentale. Essere affetti da un disturbo psichiatrico non significa essere automaticamente violenti, così come aver vissuto esperienze traumatiche non determina inevitabilmente comportamenti aggressivi. Il disturbo bipolare può comportare episodi di grave alterazione dell’umore, impulsività e difficoltà nella regolazione emotiva, ma non può essere considerato una spiegazione sufficiente delle violenze attribuite a Jahseh.
Allo stesso tempo, sarebbe riduttivo ignorare il contesto nel quale è cresciuto. L’esposizione alla violenza domestica, l’instabilità familiare, le punizioni corporali, il consumo di sostanze durante l’adolescenza e le difficoltà psicologiche costituiscono elementi che possono aver contribuito a rendere particolarmente complesso il suo sviluppo emotivo e relazionale.
Secondo il racconto di Cleopatra, già a tredici anni gli specialisti avevano individuato un problema psichiatrico e proposto un trattamento farmacologico, che la madre aveva deciso di non seguire. Soltanto negli ultimi mesi del 2017, dopo una nuova valutazione, Jahseh avrebbe iniziato ad assumere farmaci. Non è possibile sapere se un intervento terapeutico differente e più continuativo avrebbe modificato il corso della sua vita. Comprendere i fattori che possono aver contribuito al comportamento di una persona, però, non significa giustificarne le azioni.
È proprio questa distinzione a diventare fondamentale quando si affronta la storia di Geneva Ayala. Le gravi aggressioni denunciate dalla ragazza non possono essere ridimensionate attraverso il passato traumatico di Jahseh o la sua condizione psichiatrica. Il procedimento giudiziario si è concluso senza una sentenza a causa della morte dell’imputato, ma rimangono le testimonianze, la documentazione medica e le accuse che hanno segnato profondamente la vicenda.
Jahseh può essere stato contemporaneamente una persona traumatizzata e una persona che ha provocato sofferenza agli altri. Può aver subito violenza durante l’infanzia ed essere successivamente diventato un giovane accusato di esercitarla. Queste due dimensioni non si escludono e riconoscerle entrambe è essenziale per comprendere la complessità della sua storia, senza trasformare il dolore vissuto in un’assoluzione delle proprie responsabilità.
La musica di XXXTentacion ha avuto un impatto profondo su un’intera generazione. Attraverso brani dedicati alla depressione, alla solitudine, all’abbandono e ai pensieri suicidari, Jahseh è riuscito a raggiungere persone che stavano affrontando difficoltà simili alle sue. Per molti ascoltatori, le sue canzoni hanno rappresentato una forma di conforto e comprensione, soprattutto nei momenti in cui risultava difficile trovare sostegno altrove.
Ma il valore che un’opera assume nella vita di chi l’ascolta non coincide necessariamente con il comportamento della persona che l’ha creata. Riconoscere il talento di XXXTentacion e l’importanza della sua musica non significa ignorare le accuse di violenza domestica. Allo stesso modo, conoscere gli aspetti più controversi della sua vita non cancella automaticamente il significato che le sue canzoni hanno avuto per milioni di persone.
È questa contraddizione a rendere la figura di Jahseh Onfroy così complessa. Un artista capace di raccontare con straordinaria sensibilità il proprio dolore poteva essere, secondo le testimonianze della sua ex compagna, anche la causa di una sofferenza profonda nella vita di qualcun altro.
La morte a soli vent’anni ha interrotto ogni possibilità di conoscere la sua evoluzione. Non sapremo mai se i cambiamenti osservati negli ultimi mesi sarebbero diventati duraturi, quale padre sarebbe stato o come avrebbe affrontato le proprie responsabilità personali e giudiziarie. Rimangono la sua musica, la storia di Geneva Ayala, le testimonianze di chi lo ha conosciuto e la tragedia di una vita interrotta durante una rapina.
Ricordare XXXTentacion significa quindi riconoscere tutte queste realtà, senza permettere che una cancelli le altre. La sua morte è stata una tragedia, il suo talento ha lasciato un segno nella musica contemporanea e le accuse di violenza che hanno accompagnato la sua vita meritano di essere raccontate con la stessa attenzione.