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All’apice della sua giovane carriera, Rebecca Schaeffer viveva quella che molti avrebbero definito una vita perfetta. Ogni mattina si svegliava nel suo appartamento a West Hollywood, tra le colline di Los Angeles, circondata dal successo e dalla promessa di un futuro radioso nel mondo dello spettacolo. Il volto di Rebecca era ormai familiare a milioni di telespettatori grazie al ruolo nella sitcom My Sister Sam, che le aveva regalato fama, indipendenza e nuove amicizie.
Ogni settimana, Rebecca riceveva lettere dai fan, che leggeva con gratitudine, sentendosi incoraggiata dall’affetto e dalla stima ricevuti. Tra quelle buste, però, si nascondevano contenuti sospetti: lettere ben scritte, gentili, firmate sempre dallo stesso mittente. All’inizio le sembravano lusinghiere, ma con il passare del tempo sono diventate sempre più personali e sempre più insistenti. Senza saperlo, Rebecca stava diventando il bersaglio di una mente disturbata, in cui l’ammirazione stava lentamente lasciando spazio a un’ossessione pericolosa e letale.
Questa è la storia di Rebecca Schaeffer, una delle prime vittime di stalking degenerato in omicidio. Un caso che ha sconvolto l’opinione pubblica americana e che ha spinto il sistema legislativo a riconoscere, per la prima volta, la pericolosità reale e concreta degli stalker.
Rebecca Lucille Schaeffer nasce il 6 novembre 1967 a Portland, in Oregon. Cresce come figlia unica, in una famiglia amorevole e colta: il padre, Benson, è psicologo infantile, la madre, Dana, insegna al Portland Community College. Trascorre l’infanzia tra libri, cavalli e lunghe giornate all’aria aperta. Alla Lincoln High School si distingue per intelligenza. È ambiziosa, sensibile, concentrata sullo studio, e poco interessata alla vita sentimentale.
Un giorno però, dal parrucchiere, qualcuno nota la sua bellezza naturale e le suggerisce di provare a fare la modella. Viene presentata a Nanette, una talent scout che, senza esitare, le propone un contratto. Rebecca inizia così a posare per cataloghi e spot, sognando di arrivare più lontano.
A 16 anni ottiene uno stage estivo presso l’agenzia Elite a New York, tra le più prestigiose del settore. Alla fine dell’esperienza, chiede ai genitori di rimanere a vivere in città. Promette di completare gli studi alla Professional Children’s School, scuola elitaria frequentata da aspiranti attori e modelle.
Nel settembre 1984, Rebecca si trasferisce a New York e condivide un appartamento con altre cinque modelle emergenti. Ha solo 16 anni, ma è determinata a proseguire la propria carriera.
A New York, la vita è intensa e spesso spietata, soprattutto per una ragazza di soli 16 anni. Ma Rebecca Schaeffer dimostra una maturità sorprendente. In un’occasione, mentre attende la metropolitana, nota un uomo con un cacciavite che minaccia una donna. Rebecca interviene, fingendo di conoscerla, e la porta in salvo. Un gesto che rivela tutta la sua prontezza e il suo coraggio.
Come promesso ai genitori, frequenta la Professional Children’s School. Parallelamente, lavora come modella, ma la sua altezza – 1 metro e 70 – rappresenta un ostacolo in un settore che all’epoca imponeva standard molto rigidi.
Di fronte a queste difficoltà, Rebecca non si arrende e si orienta verso la recitazione. Nel 1984, ottiene un ruolo nella soap opera One Life to Live. In breve tempo appare anche in Radio Days di Woody Allen e nella serie Amazing Stories. La sua carriera da attrice inizia a prendere forma.
Nel 1986 arriva l’occasione che cambia tutto. Rebecca ottiene il ruolo di Patti nella sitcom della CBS My Sister Sam, accanto a Pam Dawber, già celebre per Mork & Mindy. È un ruolo centrale che segna la sua affermazione definitiva.
Trasferitasi a Los Angeles, Rebecca entra nel cuore di Hollywood e diventa un volto familiare per il pubblico. La serie ottiene un buon successo e la sua vita cambia radicalmente. Stringe un’amicizia sincera con Pam Dawber, appare in talk show e riviste prestigiose, e viene scelta per co-condurre la parata nazionale del Giorno del Ringraziamento. Nel frattempo, vive sola, guadagna bene ed è finalmente indipendente.
Rebecca si trasferisce poi in un appartamento nel quartiere di Fairfax, frequentato da giovani attori emergenti. Il suo vicino è Brad Pitt, ancora sconosciuto ma destinato a diventare una star. A questo punto Rebecca ha tutto: talento, successo, stabilità economica. Ma mentre il pubblico la acclama, un’ombra silenziosa comincia ad avvicinarsi.
Il 2 giugno 1987, durante le riprese di My Sister Sam agli studi Warner Bros, la sicurezza segnala la presenza di un giovane con rose rosse e un enorme orso di peluche. Dice di conoscere Rebecca Schaeffer, sostiene che si scrivono e che lei sarebbe felice di incontrarlo. Ma Rebecca non sa chi sia.
Il suo nome è Robert John Bardo, ha 17 anni e viene da Tucson, Arizona. Non è la prima volta che i fan si presentano ai cancelli, ma questa volta c’è qualcosa di diverso.
Robert John Bardo nasce nel gennaio 1970, il più giovane di sette figli. Suo padre è un sottufficiale dell’aeronautica militare, e la famiglia si sposta spesso. Nel 1983, si stabiliscono a Tucson, Arizona, dove Robert, appena adolescente, si dimostra intelligente ma profondamente isolato.
A scuola non ha amici. Trascorre il tempo davanti alla TV. Scrive lettere disturbanti e ne invia decine a insegnanti e personaggi pubblici. Gli insegnanti chiedono ai genitori di farlo seguire da uno psicologo, ma la famiglia minimizza e rifiuta ogni aiuto. Intanto, Robert mette in atto comportamenti sempre più bizzarri.
La sua prima ossessione pubblica è per Samantha Smith, attivista simbolo della Guerra Fredda. Dopo averle scritto e aver ricevuto risposta, Robert trova il numero di casa della famiglia Smith e comincia ad effettuare numerose telefonate. Convinto di avere un legame speciale con lei, viaggia da solo fino al Maine per incontrarla. Viene fermato dalla polizia poco distante dalla sua abitazione.
In seguito, gli viene diagnosticata una depressione e dopo aver minacciato il suicidio viene affidato temporaneamente a un’altra famiglia. Ma nel 1985, Samantha Smith muore in un incidente aereo. La notizia sconvolge Robert, che si sente colpevole della sua morte e viene ricoverato in un istituto psichiatrico, dove gli viene diagnosticato un disturbo bipolare.
Dopo il ricovero, lascia gli studi e inizia a lavorare in un fast food. Vive in isolamento, passa le giornate tra lavoro e TV, senza contatti sociali. Ed è in questo scenario che, a 19 anni, scopre My Sister Sam e Rebecca Schaeffer diventa la sua nuova ossessione.
Dopo aver visto My Sister Sam, Robert Bardo si convince che Rebecca Schaeffer sia diversa da tutte le altre attrici. Non è provocante o artefatta, ma autentica, naturale. Proietta su di lei l’immagine della ragazza perfetta, e inizia a scriverle lettere cariche di ammirazione. Nella sua mente, il loro legame è reale.
All’epoca, le riviste pubblicavano gli indirizzi delle caselle postali degli attori, e così le lettere di Robert arrivano al manager di Rebecca. Lei legge con piacere quelle dei fan, ma quelle di Robert diventano numerose e troppo personali. Il manager decide di rispondergli solo con una foto autografata. Sopra c’è scritto: “Con amore, Rebecca”.
Per Robert, è la prova che il suo amore è ricambiato. Inizia a raccogliere ossessivamente foto, articoli, riviste. Guarda ogni episodio della serie, copre le pareti della sua stanza con immagini dell’attrice, e scrive sul proprio diario il suo scopo: diventare famoso per conquistarla.
Nel giugno 1987, Robert prende un autobus per Los Angeles e si presenta agli studi Warner Bros con fiori e un grande peluche. Viene bloccato all’ingresso: Rebecca non sa chi sia. Lui si allontana e cerca disperatamente la casa dell’attrice, senza successo.
Tornato a Tucson, telefona più volte agli studi, ma nessuno gli passa Rebecca. Un mese dopo si ripresenta, questa volta con un coltello nascosto. Viene fermato e portato dal capo della sicurezza, che capisce la situazione e cerca di convincerlo ad andarsene volontariamente.
Rebecca viene informata sull’accaduto ma non si spaventa seriamente. L’amica Pam Dawber le suggerisce solo qualche precauzione. Intanto, nel 1988, My Sister Sam viene cancellata. Rebecca continua la sua carriera, ottenendo ruoli secondari in film come Out of Time e Lotta di classe a Beverly Hills.
Ma proprio questo film cambierà tutto per Robert Bardo.
Quando nel 1989 esce il film Lotta di classe a Beverly Hills, Robert Bardo corre a vederlo. Una scena in particolare lo sconvolge: Rebecca è nel letto con un altro personaggio, lasciando intendere che i due abbiano avuto un rapporto sessuale. È solo finzione cinematografica, ma nella mente di Robert qualcosa si spezza definitivamente.
Fino a quel momento, Rebecca era stata per lui un’icona di purezza e innocenza. Ma quella scena cambia tutto. La reazione è rabbiosa: si sente tradito, come se lei gli appartenesse. Inizia a scriverle lettere piene di insulti, definendola una sgualdrina di Hollywood, accusandola di essersi “venduta”.
Parallelamente, l’ossessione di Robert assume una direzione più oscura. Inizia a interessarsi a storie di altri stalker, in particolare a quella di Mark David Chapman, l’assassino di John Lennon. Legge un libro su di lui, si riconosce in alcuni tratti comuni – l’isolamento, il senso di smarrimento, la rabbia – e va persino a visitare il condominio in cui Lennon è stato ucciso.
Inizia a studiare altri casi simili, come quello di Arthur Richard Jackson, che aveva quasi ucciso l’attrice Theresa Saldana dopo aver ottenuto il suo indirizzo tramite la motorizzazione. Robert capisce che può fare lo stesso con Rebecca. Vende alcuni oggetti personali, raccoglie 250 dollari e assume un investigatore privato, che in pochi giorni riesce a recuperare l’indirizzo di casa di Rebecca, proprio grazie alla motorizzazione della California.
A quel punto, Bardo pianifica il delitto. Non riesce a comprare un’arma perché è stato diagnosticato con disturbi mentali, così convince il fratello a farlo al posto suo. Robert ottiene una pistola e, con in mano l’indirizzo della sua vittima, sale su un autobus diretto a Los Angeles.
Siamo nel luglio 1989. Robert ormai è fuori controllo. Minaccia i vicini per il volume troppo alto durante una festa, dicendo che li avrebbe uccisi. Quella stessa notte, disegna lo schema del corpo di Rebecca, segnando i due punti in cui ha deciso di spararle. Lo fa ascoltando in loop la canzone Exit degli U2, una traccia che interpreta come un segnale, un ordine da eseguire.
Per lui, Rebecca ha perso la sua “purezza” e quindi deve essere punita. La fantasia ha lasciato spazio alla furia, e la furia sta per trasformarsi in realtà.
È la mattina del 18 luglio 1989. Rebecca Schaeffer si sta preparando per un provino molto importante: quello per il film Il padrino – Parte III. Attende che le venga consegnata una copia della sceneggiatura, mentre parla al telefono con il suo ex fidanzato Brad Silberling. Intorno alle 10 del mattino, qualcuno suona alla porta del suo appartamento a West Hollywood.
Rebecca apre, convinta che sia il corriere. Ma davanti a lei c’è Robert Bardo, con in mano la fotografia autografata che lei gli aveva inviato tempo prima. Non è chiaro se Rebecca lo riconosca, ma sembra capire subito che non è una visita gradita. Cerca comunque di mantenere la calma. Gli dice gentilmente: “Grazie per essere venuto, ma ti prego di non tornare più”. Robert si allontana, ma solo temporaneamente.
Poco dopo entra in una tavola calda del quartiere e chiama la sorella in Tennessee. Le parla di una “missione”, senza chiarire cosa intenda. Poi torna verso casa di Rebecca. Sono le 10:15. Suona di nuovo il campanello.
Il videocitofono dell’appartamento è guasto, quindi Rebecca apre la porta personalmente, per la seconda volta. Questa volta, in accappatoio. Quando vede di nuovo Robert, il suo tono cambia: “Ti ho detto di non tornare. Mi stai facendo perdere tempo”.
Robert risponde che si era dimenticato di darle qualcosa. Estrae la pistola. La afferra per il braccio e le spara al petto a bruciapelo, impedendole di richiudere la porta.
Rebecca cade a terra, ancora viva, e grida. Robert, scioccato dal gesto appena compiuto, pensa di togliersi la vita, ma non trova il coraggio di concludere il gesto. Scappa, gettando via la sua maglietta gialla e una copia del libro Il giovane Holden che aveva con sé. Un dettaglio inquietante: lo stesso libro era stato portato anche da Mark David Chapman il giorno dell’omicidio di John Lennon.
Il vicino di casa sente lo sparo e le urla disperate di Rebecca. Corre in soccorso, la trova a terra sanguinante e chiama subito aiuto. La giovane attrice viene trasportata d’urgenza all’ospedale, ma muore trenta minuti dopo il suo arrivo. Aveva solo 21 anni.
La polizia avvia immediatamente le ricerche del sospettato. Il giorno dopo, a Tucson, alcuni automobilisti segnalano un uomo che corre nel traffico. È Robert Bardo. Viene fermato e confessa: “Ho sparato a qualcuno”.
Dopo l’arresto, Robert Bardo viene identificato come l’assassino di Rebecca Schaeffer. La conferma arriva anche da una chiamata: la sorella di Robert, dopo aver parlato con lui, informa un’amica che contatta le autorità. La polizia di Tucson invia la foto di Bardo a Los Angeles, dove viene immediatamente riconosciuto.
Robert viene estradato in California e trasferito nel reparto psichiatrico del carcere di contea. Confessa il crimine. Intanto, a Portland, si celebrano i funerali di Rebecca, seguiti da oltre trecento persone.
Il processo inizia nel 1991. L’accusa è guidata da Marcia Clark, futura protagonista del caso O.J. Simpson. Clark chiede un processo con giudice unico, per evitare la pressione mediatica su una giuria popolare. A presiedere è il giudice Dino Fulgoni, esperto in psichiatria forense. La difesa è affidata all’avvocato Steve Galindo.
Sebbene abbia confessato, Robert si dichiara non colpevole, invocando l’infermità mentale. L’obiettivo della difesa è dimostrare che non ci sia stata premeditazione. In aula testimoniano la sorella di Robert, il capo della sicurezza della Warner Bros e l’investigatore privato che gli fornì l’indirizzo di Rebecca.
Lo psichiatra Park Dietz, incaricato dalla difesa, sostiene che Robert potrebbe essere affetto da schizofrenia e racconta i suoi comportamenti dissociati, in particolare quando ascolta musica. Durante il processo, viene riprodotta la canzone Exit degli U2. Appena il brano comincia, Robert inizia a cantare fingendo di suonare la chitarra, apparentemente inconsapevole di dove si trovi.
Ma l’accusa ribatte con forza: Robert ha pianificato tutto. Ha pagato un investigatore, convinto il fratello a comprargli una pistola, viaggiato in autobus fino a Los Angeles e caricato l’arma prima di presentarsi da Rebecca. Per Marcia Clark, non ci sono dubbi: si tratta di omicidio premeditato di primo grado.
Nonostante le argomentazioni della difesa, il giudice Dino Fulgoni respinge con fermezza l’ipotesi che l’omicidio sia stato un atto impulsivo. Riconosce che Robert Bardo soffre di disturbi mentali, ma sottolinea che anche chi è affetto da queste condizioni può pianificare consapevolmente un omicidio. Tutto, dall’acquisto dell’arma tramite il fratello, al viaggio premeditato, fino al momento dello sparo, dimostra intenzionalità e lucidità.
Nell’ottobre 1991, Robert John Bardo viene dichiarato colpevole di omicidio di primo grado. Due mesi dopo, il 20 dicembre, viene condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionata.
Il caso Rebecca Schaeffer ha rappresentato una svolta fondamentale per la giustizia americana. Nel 1990 vengono approvate le prime leggi contro lo stalking, e nel 1994 il Congresso promulga il Driver’s Privacy Protection Act, che proibisce ai dipartimenti della motorizzazione di rivelare gli indirizzi privati dei cittadini, proprio come accaduto nel caso di Rebecca.
I genitori dell’attrice si impegnano attivamente anche nel dibattito sul controllo delle armi, sostenendo pubblicamente il Brady Bill, una legge che impone controlli federali sui precedenti penali per chi acquista armi da fuoco. La loro battaglia è motivata dalla convinzione che, con leggi più rigide, la morte di Rebecca si sarebbe potuta evitare.
Nel 2007, Robert Bardo viene accoltellato undici volte da un altro detenuto. Sopravvive e nel 2020 viene trasferito al carcere statale di Avenal, dove si trova ancora oggi. Passa il tempo disegnando personaggi famosi. Tra questi, anche Rebecca Schaeffer.