|

Hai scelto la voce più adatta? Verifica prima di procedere.

NASCOSTA IN 30 SACCHI NERI? LA STORIA DI JENNIFER DULOS

Indice

Banner Caso

Prova Incogni con il mio link per ricevere il 60% di sconto sul primo anno

Un incontro che cambia il corso di una vita

Nel maggio del 2019, Jennifer Dulos, madre di cinque figli, scompare letteralmente nel nulla dalla sua abitazione nel Connecticut. Nessun addio, nessuna rivendicazione, nessuna traccia di fuga volontaria. Solo macchie di sanguesacchi della spazzatura sospetti disseminati lungo la strada e un intreccio di bugie che porterà a un’indagine complessa, mediatica e profondamente dolorosa. 

Eppure, anni prima, sembrava l’inizio di una storia da copertina. Un incontro casuale all’aeroporto di Aspen con un ex compagno di università, Fotis Dulos, brillante, carismatico, ambizioso. Una chimica mai del tutto svanita. Lui sposato, lei ancora alla ricerca di stabilità sentimentale. Poi un messaggio, un divorzio imminente, una seconda possibilità che assume i contorni del destino. 

Nell’antica Grecia si parlava di un filo invisibile, tessuto dalle Moire, che determinava il corso della vita degli uomini. Un filo impossibile da spezzare, spesso incomprensibile, talvolta crudele. Nella cultura romana il destino era legato alla volontà divina; nelle tradizioni orientali al karma, alla convinzione che ogni azione trovi una conseguenza morale. Ma la realtà, come spesso dimostrano i casi di cronaca, non segue schemi rassicuranti. Non sempre il bene viene premiato, né il male punito in modo lineare. 

Quella tra Jennifer e Fotis appare inizialmente come una storia di successo: case di lussocarriere brillanticinque figli, una vita apparentemente perfetta. Ma dietro l’immagine pubblica si accumulano tensioni, paure, accuse e minacce. Fino a quel 24 maggio 2019, quando Jennifer esce di casa per accompagnare i figli a scuola e non farà mai ritorno. 

Da quel momento, ogni dettaglio (una telecamera, un sacco nero, un alibi scritto a mano) diventerà un tassello fondamentale per ricostruire una verità che, ancora oggi, lascia una domanda aperta: dove si trova il corpo di Jennifer Dulos? 

Le origini di Jennifer Farber: privilegio, cultura e talento

Jennifer Dulos, all’anagrafe Jennifer Farber, nasce il 27 settembre 1968 New York in una famiglia estremamente benestante e influente. Il padre, Hilliard Farber, è un banchiere di grande successo; la madre, Gloria Kortenberg Farber, è profondamente impegnata nel mondo della filantropia. Jennifer cresce insieme alla sorella maggiore, Melissa, in un ambiente economicamente privilegiato ma anche culturalmente stimolante, dove l’istruzione e le arti non sono semplici attività extracurriculari, bensì elementi centrali della formazione personale. 

Il contesto familiare allargato rafforza ulteriormente questa dimensione. Dal lato materno, Jennifer è imparentata con Arthur Ortenberg e con la zia acquisita Elizabeth Claiborne, fondatori del marchio internazionale Liz Claiborne Inc., uno dei colossi della moda americana. Si tratta di un ambiente in cui il successo professionale e la creatività convivono con naturalezza, e dove le aspettative nei confronti delle nuove generazioni sono alte, ma orientate alla realizzazione personale. 

Fin da giovane, Jennifer dimostra di essere una ragazza brillante, sensibile e profondamente creativa, con un talento particolare per la scrittura. Nel 1990 si laurea alla Brown University, una delle università più prestigiose degli Stati Uniti, e successivamente consegue un master presso la Tisch School of the Arts della New York University, specializzandosi proprio in scrittura. È un percorso accademico coerente con le sue inclinazioni e con l’ambiente in cui è cresciuta: rigore, cultura e ambizione. 

Negli anni successivi, Jennifer costruisce una carriera come scrittrice e blogger, collaborando con diverse testate e diventando una presenza riconosciuta nell’ambiente letterario newyorkese. La sua voce è riflessiva, attenta, spesso incentrata sulla famiglia e sulle relazioni. Tuttavia, accanto all’ambizione professionale, coltiva un desiderio personale altrettanto forte: quello di costruire una famiglia propria. 

Intorno ai trent’anni, dopo alcune relazioni finite male, Jennifer è ancora single. Il successo accademico e professionale non colma quel vuoto affettivo che sente con crescente intensità. Il sogno di diventare madre resta centrale nei suoi progetti di vita. 

Nel 2003, però, qualcosa accade in modo del tutto inaspettato. In un luogo di passaggio, lontano dalla quotidianità newyorkese, un incontro apparentemente casuale riporta nel presente un volto del passato: Fotis Dulos, ex compagno di università. E da quel momento, il corso della sua vita prenderà una direzione imprevedibile. 

L’incontro con Fotis Dulos e un matrimonio fulmineo

Nel 2003, all’aeroporto di Aspen, Jennifer incontra casualmente Fotis Dulos, ex compagno ai tempi della Brown University. Lui è nato il 6 agosto 1967, di origini turche e greche, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1986 proprio per frequentare l’università dove i due si erano conosciuti anni prima. Ai tempi degli studi tra loro c’era stata una forte sintonia, una chimica evidente, mai davvero approfondita ma nemmeno del tutto dimenticata. 

Quando si rincontrano, quella connessione sembra riaccendersi immediatamente. Tuttavia, esiste un ostacolo concreto: Fotis è sposato. Sua moglie è Hilary Vanessa Aldama, anche lei conosciuta alla Brown, donna ambiziosa, scrittrice e avvocata. Una relazione che, almeno in apparenza, appare coerente con la personalità competitiva e orientata al successo di Fotis. 

Dopo quell’incontro ad Aspen, le loro strade si separano di nuovo. Ma circa un anno più tardi, mentre il matrimonio di Fotis è ormai al capolinea, lui decide di ricontattare Jennifer. È nel pieno del divorzio quando le scrive online, riaprendo un dialogo che presto si trasforma in frequentazione. Jennifer, sul suo blog, descriverà quel riavvicinamento come la naturale evoluzione di un sentimento mai davvero sopito: parla di una “chimica speciale”, di qualcosa di prezioso che entrambi avevano sempre trattato con cautela, fino a quando, finalmente, la relazione prende forma. 

Il divorzio tra Fotis e Hilary si conclude nel 2004. Solo una settimana dopo la formalizzazione della separazione, Jennifer e Fotis si sposano. Si sono frequentati per appena sei settimane. Una tempistica rapida, quasi vertiginosa, che segna l’inizio ufficiale della loro vita insieme. 

Nello stesso anno, Fotis fonda la Fore Group Inc., società immobiliare con sede nel Connecticut specializzata in costruzione e ristrutturazione di abitazioni di lusso. La coppia decide di trasferirsi a Farmington, cittadina elegante e residenziale, molto distante dal ritmo frenetico di New York. È una scelta che promette stabilità, esclusività, riservatezza. 

A Farmington, Fotis costruisce per loro una villa imponente: quasi 1.000 metri quadrati, oltre due acri di terreno, sei camere da letto, sette bagni, biblioteca, palestra, piscina. 

Dall’esterno, la loro vita sembra perfetta. 

La vita a Farmington: cinque figli e un equilibrio che si incrina

A Farmington, la vita dei Dulos assume rapidamente i contorni di una famiglia modello. La villa è imponente, le carriere promettenti, la stabilità economica solida. Fotis è un uomo estremamente competitivo, orientato all’eccellenza in ogni ambito: nel lavoro, nello sport, nell’immagine pubblica. Tra le sue passioni spicca lo sci nautico, disciplina che pratica con intensità quasi ossessiva e che diventa parte integrante della quotidianità familiare. 

Jennifer, inizialmente, si adatta con entusiasmo a quella nuova dimensione. Tuttavia, il trasferimento in Connecticut comporta un progressivo isolamento. Lontana da New York e dal suo ambiente culturale, fatica a costruire una rete di amicizie autonoma. Frequenta soprattutto gli amici del marito e, per condividere più tempo con lui, inizia a praticare lo sci nautico nonostante non sia una sua reale passione. Gradualmente, senza dichiarazioni esplicite, mette in secondo piano parti importanti della propria identità: la scrittura, i progetti personali, perfino un romanzo a cui stava lavorando e che rimarrà incompiuto. 

Nel frattempo, la coppia affronta una difficoltà significativa: il concepimento tarda ad arrivare. Dopo vari tentativi, decidono di ricorrere alla fecondazione assistita. Nel 2006 nascono i primi due gemelli, Petros e Theodore. Nel 2008 arrivano altri due gemelli, Constantine e Christiane, e nel 2010 la più piccola, Cleopatra Noelle. In totale, cinque figli in quattro anni. 

Jennifer si dedica alla maternità con energia e dedizione. Nei suoi blog descrive con affetto le personalità dei bambini: Petros e Theodore appassionati di sport, Christiane disciplinata e protettiva, Constantine pacificatore, capace di mantenere l’equilibrio tra i fratelli. Organizza per loro attività artistiche, equitazione, danza, sport, cercando di ricreare quell’ambiente stimolante e culturalmente ricco in cui era cresciuta. 

Ma la gestione di cinque bambini piccoli è estenuante. Fotis è spesso assente per lavoro, impegnato nella gestione delle proprietà della Fore Group, e talvolta sposta l’intera famiglia da una casa all’altra per mantenere attive le abitazioni in vendita. Le tensioni aumentano. Nel 2012 Jennifer scrive sul suo blog“Vorrei essere una persona più forte e che il confronto non mi spaventasse e non mi ripugnasse così tanto.” È una frase che lascia intravedere un disagio crescente. 

A complicare ulteriormente il quadro, si aggiungono eventi familiari drammatici: la madre di Fotis muore investita accidentalmente dalla tata, e poco dopo il padre si ammala gravemente. Il dolore e la pressione economica e professionale contribuiscono ad allontanare ulteriormente la coppia. 

All’esterno, l’immagine resta impeccabile. All’interno, però, qualcosa si sta incrinando in modo irreversibile. 

Tradimenti, minacce e paura: l’ingresso di Michelle Troconis

Con il passare degli anni, l’equilibrio tra Jennifer e Fotis si deteriora in modo sempre più evidente. Fotis trascorre lunghi periodi lontano da casa, arrivando ad assentarsi anche dieci giorni al mese, ufficialmente per impegni legati al lavoro e allo sci nautico. Jennifer, al contrario, si chiude progressivamente in sé stessa. Legge molto, scrive meno, si isola. Secondo quanto emergerà in seguito nei documenti del divorzio, inizia ad avere paura del marito. 

Diversi episodi contribuiscono a delineare un quadro preoccupante. In un’occasione, Fotis aggredisce fisicamente un parcheggiatore nel garage del palazzo dei genitori di Jennifer. In un’altra circostanza, la babysitter assiste a un litigio durante il quale Jennifer, visibilmente terrorizzata, si rifugia in camera da letto cercando di tenere la porta chiusa con il proprio corpo mentre Fotis, urlando, tenta di forzarla. 

Parallelamente, l’uomo diventa sempre più rigido e autoritario anche con i figli, imponendo standard elevatissimi nelle competizioni sportive, in particolare nello sci nautico. Jennifer scriverà che i bambini erano “fisicamente ed emotivamente esausti” e che l’avevano implorata di intervenire. 

Tra il 2015 e il 2016, durante uno dei suoi viaggi a Miami per eventi sportivi, Fotis conosce Michelle Troconis, venezuelana nata nel 1974, appassionata di sport e madre di una figlia avuta da una precedente relazione. Ambiziosa, intraprendente, con interessi affini ai suoi, Michelle rappresenta una figura che sembra rispecchiare il suo stesso temperamento competitivo. 

Tra i due nasce rapidamente una relazione clandestina. Fotis inizia a viaggiare ancora più spesso, trascorrendo tempo con Michelle lontano dalla famiglia. Nel 2017 Jennifer, insospettita, avvia una verifica autonoma e scopre ricevute di hotel e viaggi. Quando affronta il marito, lui non nega: ammette la relazione e dichiara di provare sentimenti per l’altra donna. 

Jennifer decide di chiedere il divorzio, pur consapevole delle possibili conseguenze. Nei documenti depositati in tribunale scrive: “So che chiedere il divorzio lo farà infuriare. So che reagirà cercando di farmi del male. Sono spaventata da mio marito.” Parla di fantasie di vendetta, di minacce di rapimento dei figli, di un atteggiamento ossessivo legato al bisogno di “vincere a tutti i costi”. 

Nel frattempo, Fotis propone una soluzione sconcertante: fare iscrivere la figlia di Michelle nella stessa scuola dei suoi figli e fare trasferire Michelle nella loro villa. Una proposta che segna definitivamente la frattura. 

Nel giugno 2017 Jennifer prende i cinque bambini e si trasferisce in una casa in affitto a circa 100 chilometri di distanza. Poco dopo, Fotis chiama il 911 fingendosi preoccupato per la sua scomparsa. Un gesto che molti interpreteranno come un messaggio implicito: la battaglia è appena iniziata. 

Banner Caso
Partner

Incogni

Prova Incogni con il mio link per ricevere il 60% di sconto sul primo anno

Ricevi lo sconto

Una guerra giudiziaria senza esclusione di colpi

Il divorzio tra Jennifer e Fotis si trasforma rapidamente in una battaglia legale durissima, segnata da accuse reciproche, violazioni degli ordini del tribunale e un conflitto sempre più acceso sull’affidamento dei figli. Inizialmente viene disposto l’affido condiviso, ma nel 2018 la situazione cambia radicalmente: a Fotis viene revocata la custodia congiunta e a Jennifer viene concesso l’affidamento esclusivo. 

La decisione arriva dopo un episodio considerato particolarmente grave. Fotis aveva visto i figli insieme a Michelle Troconis, nonostante fosse espressamente vietato, e avrebbe chiesto ai bambini di mentire sull’incontro. Da quel momento, i suoi contatti con i figli vengono limitati a incontri protetti e telefonate monitorate. Una restrizione che Fotis vive come un’umiliazione personale. 

Nel febbraio 2018 muore il padre di Jennifer, Hilliard Farber. Poco dopo, la madre Gloria avvia una causa civile contro Fotis, chiedendo la restituzione di circa 2,5 milioni di dollari, parte di una somma molto più consistente (stimata tra i nove e i dieci milioni) che sarebbe stata prestata per finanziare la Fore Group Inc. Fotis sostiene che non si trattasse di un prestito, ma di un regalo. La controversia economica si intreccia così al procedimento di divorzio, aumentando ulteriormente la pressione su di lui. 

In quello stesso periodo emergono movimenti finanziari opachi. Fotis incassa 149.500 dollari da una società di cash advance con sede nello Utah, uno strumento tipicamente utilizzato da chi ha difficoltà ad accedere al credito tradizionale. Riceve inoltre tre assegni della Chubb Insurance Group per un totale di oltre 193.000 dollari, intestati sia a lui sia a Jennifer. Gli assegni vengono depositati su un conto cointestato senza la firma di lei e successivamente trasferiti sul conto personale di Fotis, per poi confluire nella Fore Group. 

Nel frattempo, Michelle entra formalmente nell’azienda e inizia a lavorare per la società immobiliare. L’impressione generale è quella di un uomo sotto forte pressione economica e giudiziaria, determinato a non perdere né il controllo finanziario né quello familiare. 

Il 23 maggio 2019, alla vigilia della scomparsa di Jennifer, Fotis e Michelle organizzano una cena. Durante la serata, lui propone un brindisi: afferma che la battaglia per l’affidamento dei figli è quasi conclusa e che presto torneranno a trascorrere l’estate insieme nella casa al lago, praticando sci nautico. 

Il giorno successivo, il 24 maggio 2019, Jennifer scompare. 

Il 24 maggio 2019: una routine interrotta

La mattina del 24 maggio 2019 inizia come tante altre. Jennifer accompagna i cinque figli a scuola intorno alle 8:00, seguendo una routine ormai consolidata. Le telecamere di sicurezza della sua abitazione la riprendono mentre rientra con la Chevrolet Suburban nera alle 8:05, dopo averli lasciati. Poco dopo, alle 10:25, la stessa vettura viene ripresa mentre lascia nuovamente il vialetto. Non è possibile distinguere con certezza chi si trovi alla guida. 

Jennifer ha in programma due appuntamenti a New York: uno dal dentista alle 11:00 e una visita medica alle 13:00. Non si presenta a nessuno dei due. 

La prima a rendersi conto che qualcosa non va è la babysitter, Lauren Almeida. Arriva a casa verso le 11:00 entrando dal garage, come di consueto. Nota subito un dettaglio insolito: il Range Rover di Jennifer è ancora parcheggiato lì, nonostante lei le avesse detto che avrebbe utilizzato proprio quell’auto per recarsi a Manhattan. La Suburban, invece, non c’è. In un primo momento, Lauren non dà peso alla discrepanza. 

Entrando in cucina, però, osserva altri particolari che la colpiscono. La borsa di Jennifer è appoggiata sul pavimento tra l’ingresso e la cucina, un gesto inusuale per una donna ordinata e attenta come lei. Sul bancone trova la tazza del tè quasi piena la barretta che Jennifer consumava ogni mattina lasciata intatta. Segnali minimi, ma anomali. 

Un dettaglio in particolare la inquieta: il rotolo di carta assorbente è vuoto. Il giorno precedente Lauren aveva acquistato una confezione da circa dodici rotoli; nella dispensa ne restano soltanto due. Una quantità sproporzionata per una sola giornata. Si chiede cosa possa essere stato pulito con tanta urgenza. 

Alle 12:30 Lauren va a prendere i bambini, che quel giorno escono prima da scuola. Una volta a casa, prova a contattare Jennifer con messaggi e chiamate, anche per questioni pratiche legate alla gestione dei figli. Nessuna risposta. Jennifer, riferirà, rispondeva sempre. 

Col passare delle ore, l’assenza diventa sempre più preoccupante. Lauren chiama ospedali, amici, conoscenti. Nessuno sa nulla. Utilizzando l’iPad di uno dei bambini, riesce ad accedere al calendario di Jennifer e contatta uno dei professionisti con cui aveva appuntamento: anche lì, nessuna presenza, nessuna comunicazione di cancellazione. 

Alle 19:00 circa, Lauren prende la decisione che segna l’inizio ufficiale del caso: denuncia la scomparsa di Jennifer Dulos alla polizia. 

Nel giro di poche ore, la Chevrolet Suburban viene ritrovata parcheggiata in una strada interna al Waveny Park, a circa tre miglia dalla scuola dei figli. Jennifer, però, non è all’interno del veicolo. 

Sangue nel garage e un SUV carico di sacchi neri

Dopo il ritrovamento della Chevrolet Suburban al Waveny Park, le indagini si concentrano immediatamente sull’abitazione di Jennifer. È lì che emergono i primi elementi concreti e inquietanti. Nel garage vengono individuati schizzi di sangue sul pavimento, sulle pareti e sulla porta. Tracce ematiche vengono repertate anche sul Range Rover parcheggiato all’interno e in alcune zone della cucina. Ulteriori macchie di sangue sono presenti sia all’interno sia all’esterno della Suburban ritrovata nel parco. 

Gli investigatori ipotizzano che Jennifer sia stata vittima di una violenta aggressione nel garage, seguita da un tentativo di pulizia della scena. Il consumo anomalo di carta assorbente osservato da Lauren assume ora un significato preciso. L’idea è che il corpo sia stato caricato sulla Suburban e trasportato altrove. 

Fin dalle prime ore, l’attenzione si concentra su Fotis Dulos. Il suo atteggiamento appare freddo e poco collaborativo. Si rifiuta di partecipare attivamente alle ricerche, inizialmente nega il consenso all’analisi del proprio telefono e si mostra reticente. Nel frattempo, i media iniziano a diffondere i dettagli del divorzio, comprese le dichiarazioni in cui Jennifer aveva espresso paura nei suoi confronti. 

L’analisi dei dati telefonici rivela movimenti sospetti nel pomeriggio del 24 maggio. Intorno alle 19:00, il cellulare di Fotis viene rilevato più volte lungo Albany Avenue, a Hartford. Le telecamere di sorveglianza della zona mostrano un Toyota Tacoma percorrere la strada con diversi sacchi neri nel cassone. L’uomo alla guida, vestito in modo compatibile con Fotis, si ferma ripetutamente, scende e getta i sacchi in bidoni dell’immondizia diversidistanziati tra loro. In totale, circa trenta sacchi. 

Nel veicolo è presente anche Michelle Troconis. Le immagini la collocano sul sedile del passeggero mentre il mezzo compie quei tragitti ripetuti. 

Gli investigatori riescono a recuperare solo una parte dei sacchi prima che alcuni bidoni vengano svuotati. Il contenuto è determinante: una maglietta e un reggiseno appartenenti a Jennifer, macchiati del suo sangue; fascette, poncho trasparenti, una spugna, un manico di scopa, guanti, un taglierino, asciugamani e materiale per la pulizia. Su diversi oggetti vengono trovate tracce di DNA di Fotis e, in alcuni casi, anche di Michelle. 

A quel punto, l’ipotesi di una scomparsa volontaria perde consistenza. La scena suggerisce un tentativo sistematico di occultamento di prove. 

Il 1° giugno 2019, Fotis Dulos e Michelle Troconis vengono arrestati con l’accusa di manomissione di prove e ostruzione alla giustizia. Ma ciò che emergerà nei giorni successivi renderà il quadro ancora più grave. 

Un alibi scritto a mano e prove alterate

Dopo l’arresto, le perquisizioni nell’abitazione condivisa da Fotis Dulos e Michelle Troconis portano alla luce un elemento particolarmente significativo: alcuni fogli manoscritti contenenti una ricostruzione dettagliata degli orari e dei movimenti della giornata del 24 maggio. La scrittura è attribuibile a entrambi. 

La sequenza inizia con indicazioni minuziose: “6:40 sveglia”, “doccia con Fotis”, “preparo il succo per mia figlia”, “porto mia figlia a scuola”. Una cronologia apparentemente ordinaria, costruita con precisione quasi meccanica. Per gli investigatori, quel documento non rappresenta una collaborazione spontanea, ma un tentativo di costruire un alibi coerente in vista degli interrogatori. 

Michelle sostiene che si trattasse di un suggerimento dell’avvocato di Fotis, un modo per ricordare con esattezza la giornata nel caso fosse necessario riferirne i dettagli. Tuttavia, nella timeline non compare alcun riferimento ai ripetuti spostamenti lungo Albany Avenue, né al trasporto e allo smaltimento dei sacchi neri. Un’omissione rilevante. 

Nel corso degli interrogatori, la versione di Michelle cambia. Inizialmente conferma di aver fatto la doccia con Fotis quella mattina, ma i dati telefonici dimostrano che la sveglia dell’uomo era suonata alle 4:21 e che, con ogni probabilità, alle 6:40 non si trovava più in casa. Durante un successivo confronto, Michelle ammette che la doccia non è mai avvenuta e riconosce che Fotis avrebbe lasciato volontariamente il telefono nell’abitazione per simulare la propria presenza. 

Parallelamente, emerge un ulteriore elemento compromettente. In uno dei filmati di sorveglianza si vede Fotis inserire un oggetto in un tombino. All’interno viene trovata una busta contenente due targhe del Connecticut con la sequenza 5T6WBU. Gli investigatori scoprono che lettere e numeri sono stati alterati con nastro adesivo nero: la targa originale risulta essere 516WDJ, registrata a nome di Fotis Dulos. 

Anche la Toyota Tacoma utilizzata per il trasporto dei sacchi attira l’attenzione. Il veicolo non appartiene a Fotis ma a un suo dipendente, Pawel Gumienny, che racconta di averla prestata al suo datore di lavoro. Dopo la scomparsa di Jennifer, Fotis gli avrebbe chiesto di sostituire i sedili posteriori o addirittura di vendere l’auto. I sedili vengono effettivamente rimossi, ma Pawel decide di conservarli e consegnarli alle autorità. Su di essi viene rilevato il DNA di Jennifer. 

La Toyota era stata anche portata a lavare poco dopo la scomparsa. Per gli inquirenti, si tratta di un tentativo ulteriore di eliminare tracce biologiche. 

A questo punto, il quadro investigativo appare sempre più definito. Ma il corpo di Jennifer continua a non essere trovato. 

Nuove incriminazioni e il coinvolgimento dell’avvocato Kent Mawhinney

Con il consolidarsi delle prove forensi, l’impianto accusatorio si rafforza. Le analisi scientifiche confermano che il sangue rinvenuto sul rubinetto della cucina dell’abitazione di Jennifer è un mix compatibile con il DNA di Jennifer e di Fotis. Un elemento che per gli investigatori rappresenta la prova di un contatto violento avvenuto proprio all’interno della casa. 

Il 7 gennaio 2020Fotis Dulos viene nuovamente arrestato, questa volta con accuse ben più gravi: omicidio, sequestro di persona e cospirazione. Anche Michelle Troconis viene incriminata per cospirazione, manomissione di prove e intralcio alle indagini. 

Nello stesso procedimento compare un terzo nome: Kent Mawhinneyavvocato e amico di lunga data di Fotis. È lo stesso professionista che aveva confermato l’alibi dell’uomo per la mattina del 24 maggio, sostenendo che si trovasse con lui. I tabulati telefonici, però, rivelano chiamate tra Kent e Fotis nel pomeriggio della scomparsa, circostanza che alimenta il sospetto di un coordinamento successivo al delitto. 

Quando viene interrogato, Kent dichiara di non ricordare nulla di quella giornata. Sostiene di essere caduto dalle scale il giorno successivo, di aver battuto la testa e di aver perso la memoria limitatamente al 24 maggio. Aggiunge che il telefono si sarebbe rotto nella caduta e che lo avrebbe sostituito. Una versione che gli investigatori considerano altamente inverosimile. 

Ulteriori sospetti emergono da una proprietà intestata a Kent, dove viene rinvenuta una fossa poco profonda contenente sacchi di calce e un telo blu. La calce è una sostanza talvolta utilizzata per ridurre l’odore di decomposizione. Tuttavia, anche in quel caso, il corpo di Jennifer non viene trovato. 

Il 28 gennaio 2020 è prevista un’udienza. Fotis, in libertà su cauzione con braccialetto elettronico, non si presenta. Gli agenti si recano nella sua abitazione per un controllo. Lo trovano nel garage, all’interno della propria auto, privo di coscienza. Ha collegato un tubo allo scarico nel tentativo di togliersi la vita tramite avvelenamento da monossido di carbonio. 

Trasportato d’urgenza in ospedale, muore due giorni dopo, il 30 gennaio 2020. Con lui, muore anche la possibilità di un processo diretto per omicidio. 

Nel biglietto lasciato prima del gesto, Fotis ribadisce la propria innocenza e chiede che vengano ritirate le accuse contro Michelle e Kent. Non fornisce alcuna indicazione sul luogo in cui potrebbe trovarsi il corpo di Jennifer. 

La vicenda giudiziaria, tuttavia, non si conclude con la sua morte. 

Il processo a Michelle Troconis e le parole dei figli

Dopo la morte di Fotis Dulos, l’attenzione giudiziaria si concentra su Michelle Troconis, ritenuta dagli inquirenti parte attiva nel tentativo di occultare l’omicidio e nel supporto logistico successivo alla scomparsa di Jennifer. Michelle continua a dichiararsi innocente, sostenendo di non essere mai stata a conoscenza di un piano omicidiario e di aver creduto alla versione di Fotis, secondo cui Jennifer si sarebbe allontanata volontariamente. 

Nel 2023 viene dichiarata la morte presunta di Jennifer Dulos, poiché il suo corpo non è mai stato ritrovato. Nel marzo 2024 si apre il processo a carico di Michelle, accusata di sei capi d’imputazione, tra cui cospirazione per commettere omicidio, manomissione di prove, intralcio alle indagini e false dichiarazioni. Il procedimento dura cinque settimane. 

Durante il processo intervengono anche i figli di Jennifer. Le loro dichiarazioni rappresentano uno dei momenti più intensi dell’intera vicenda giudiziaria. 

Theodoretredicenne al momento della scomparsa della madre, afferma che cinque bambini hanno perso la loro madre e accusa Michelle di aver causato un danno irreparabile. Le chiede pubblicamente di dire la verità e di rivelare dove si trovi il corpo. Parla di umanità, di responsabilità, di una perdita che non potrà mai essere colmata. 

Petros esprime il dolore per tutto ciò che non potrà più condividere con la madre e ricorda un insegnamento di Jennifer: lasciare ogni cosa uguale o migliore di come la si è trovata. 

Christiane descrive la solitudine delle notti insonni, gli sguardi di pietà a scuola, l’assenza di una casa intesa come luogo sicuro. Racconta di aver dovuto consolare la sorella più piccola e di aver visitato il padre in ospedale sapendo ciò di cui era accusato. 

Constantine parla di un padre diventato progressivamente tossico e di un cambiamento irreversibile nella propria vita. Noelle, la più piccola, racconta di sentirsi tradita e di avere difficoltà a fidarsi degli altri. 

Al termine del processo, la giuria dichiara Michelle Troconis colpevole di tutti e sei i capi d’imputazione. Il 31 maggio 2024 viene condannata a 20 anni di pena, di cui 14 anni e mezzo da scontare in carcere e cinque in libertà vigilata. Attualmente è detenuta presso lo York Correctional Institution, in Connecticut, e ha presentato ricorso in appello, sostenendo di non aver ricevuto un’adeguata difesa legale. 

Parallelamente, nel 2021 il Connecticut approva la cosiddetta “Jennifer’s Law”, normativa che amplia la definizione di violenza domestica includendo il concetto di controllo coercitivo. Una legge che porta il nome di Jennifer Dulos e che mira a riconoscere e prevenire dinamiche di abuso non sempre immediatamente visibili. 

Il corpo di Jennifer non è mai stato ritrovato. I suoi figli oggi vivono con la nonna materna, Gloria. 

Banner Caso
Partner

Incogni

Prova Incogni con il mio link per ricevere il 60% di sconto sul primo anno

Ricevi lo sconto