Hai scelto la voce più adatta? Verifica prima di procedere.
Nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2016, una serata apparentemente normale nella vivace nightlife di Manhattan si trasforma in uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni. Joey Comunale, un giovane di 26 anni originario del Connecticut, esce con alcuni amici per trascorrere qualche ora in uno dei locali più esclusivi della città. Dopo quella notte, però, di lui si perdono completamente le tracce.
All’inizio si pensa a una semplice notte finita tardi, una di quelle che nella frenesia di New York non sorprende nessuno. Ma con il passare delle ore diventa chiaro che qualcosa non torna. Joey non risponde al telefono, non torna a casa e non si presenta al consueto pranzo domenicale con la famiglia.
Quella che inizialmente appare come una misteriosa scomparsa si trasformerà presto in un’indagine complessa, fatta di menzogne, contraddizioni e segreti nascosti dietro la facciata scintillante dell’Upper East Side.
Joseph “Joey” Comunale nasce il 9 marzo 1990 a Stamford, nella contea di Fairfield, nello stato del Connecticut. Cresce in una famiglia unita, circondato dall’affetto dei genitori Patsy – detto Pat – e Lisa, e dal legame molto forte con la sorella Alexa. Fin da giovane Joey viene descritto da chi lo conosce come un ragazzo solare, socievole e pieno di energia, una presenza capace di lasciare un segno positivo nelle persone che lo incontrano.
Il rapporto con suo padre è particolarmente intenso. Con il tempo Pat diventa per Joey non solo una figura di riferimento, ma anche un amico e un confidente, qualcuno con cui condividere passioni e interessi. Tra questi, uno dei più importanti è sicuramente lo sport. Joey cresce infatti come un ragazzo estremamente atletico, con una forte passione per il baseball, disciplina che pratica durante gli anni alla Westhill High School, dove entra a far parte della squadra dell’istituto. Parallelamente coltiva anche un’altra attività sportiva molto impegnativa: l’hockey su ghiaccio.
Terminato il liceo, Joey decide di proseguire gli studi alla Hofstra University, un’università privata situata a Hempstead, nello stato di New York. Qui continua a dedicarsi allo sport e allo stesso tempo costruisce una fitta rete di amicizie. Entra infatti nella confraternita Delta Sigma Pi, un’esperienza che contribuisce ad ampliare ulteriormente il suo giro sociale e a rafforzare quella reputazione di ragazzo estremamente carismatico e benvoluto da tutti.
All’università Joey consegue una specializzazione in Legal Studies in Business, un percorso che approfondisce le basi del diritto applicato al mondo aziendale. Dopo la laurea entra a lavorare come responsabile vendite nella società di sicurezza privata gestita dal padre, iniziando a costruire una carriera promettente nel settore.
Chi lo conosce lo descrive come una persona capace di stringere amicizie profonde e durature. Non è raro, raccontano molti dei suoi amici, che diverse persone lo definissero ognuna “il proprio migliore amico”, un dettaglio che dice molto sul tipo di rapporto che Joey riusciva a instaurare con gli altri. Era un ragazzo con una vita sociale molto attiva, amante delle serate con gli amici e delle uscite nei locali, ma allo stesso tempo profondamente legato alla sua famiglia.
Una delle sue abitudini più costanti era quella di tornare ogni domenica a casa dei genitori a Stamford per trascorrere la giornata insieme, spesso davanti alla televisione a guardare le partite di football. Proprio uno di questi appuntamenti familiari, nel novembre del 2016, diventerà l’inizio di una vicenda destinata a cambiare per sempre la vita di chi lo amava.
La sera del 12 novembre 2016 Joey Comunale organizza una semplice uscita con due amici di lunga data: Stephen e Todd. All’inizio non sembra nemmeno particolarmente convinto di uscire. Dopo cena, infatti, si era addirittura sdraiato per fare un pisolino, segno che probabilmente la serata sarebbe potuta finire lì.
Poi però arriva una telefonata che cambia i programmi. A chiamarlo è un vecchio compagno di college, che lavora come PR in uno dei locali più frequentati della città e che insiste perché Joey passi a trovarlo. Gli offre ingressi VIP per il Gilded Lily, un lounge club molto esclusivo situato nel Meatpacking District di Manhattan, tra la 9ª e la 10ª strada.
Il Gilded Lily è uno di quei locali dove l’immagine conta quanto la musica: un ambiente elegante, sotterraneo, con pista da ballo, cocktail costosi e un rigido dress code. All’interno si mescolano giovani professionisti, influencer, modelle e clienti abituali della nightlife newyorkese. Per Joey e i suoi amici è l’occasione perfetta per passare qualche ora tra musica, drink e socialità.
Il gruppo arriva al locale e trascorre lì gran parte della notte. Le ore scorrono velocemente tra balli, chiacchiere e alcol, e quasi senza accorgersene si fanno circa le 4:30 del mattino. A quell’ora il locale sta ormai chiudendo e, come succede spesso nei weekend a Manhattan, molti clienti si riversano all’esterno.
Fuori dal club l’atmosfera è quella tipica delle notti newyorkesi: gruppi di amici che fumano l’ultima sigaretta, persone che cercano un taxi, qualcuno che ride, qualcuno che discute. In mezzo alla confusione scoppia persino una piccola rissa, ma niente che sembri particolarmente insolito per una notte di festa.
È proprio in quel momento che Joey inizia a parlare con tre ragazze che non conosce. La conversazione sembra leggera, tipica di un incontro casuale fuori da un locale. Poco dopo, però, alla conversazione si uniscono anche due ragazzi, che si avvicinano al gruppo e iniziano a chiacchierare con tutti.
I due appaiono cordiali e disinvolti. Uno di loro, che si presenta come Larry, propone quasi subito un’idea allettante: continuare la serata con un after party. Spiega che un suo amico sta organizzando una piccola festa nel suo appartamento e invita tutti a unirsi.
L’amico in questione, racconta Larry, si chiama James “Jimmy” Rackover e vive al Grand Sutton, un lussuoso edificio residenziale situato a Sutton Place, nell’Upper East Side di Manhattan. Non si tratta di un nome qualunque: Jimmy, dice Larry, sarebbe il figlio di Jeffrey Rackover, uno dei gioiellieri più celebri di New York, noto per aver realizzato gioielli per personaggi di altissimo profilo, tra cui anche l’anello di fidanzamento di Melania Trump.
Un invito del genere, nella logica della nightlife newyorkese, ha un certo fascino. In una città come New York è tutt’altro che raro che una serata inizi in un locale affollato e finisca poche ore dopo in un appartamento di lusso dell’Upper East Side, tra persone appena conosciute.
Così Joey decide di accettare l’invito. Senza pensarci troppo, sale su uno dei taxi che si fermano davanti al locale, insieme al nuovo gruppo. I suoi amici Stephen e Todd, invece, scelgono di non seguirlo.
C’è però un dettaglio curioso che in quel momento passa quasi inosservato. Poco prima che Joey salga sul taxi, Stephen si era allontanato per fare una telefonata con il cellulare di Joey. Quando si gira per restituirglielo, vede l’amico allontanarsi già in macchina.
Il telefono resta quindi nelle mani di Stephen.
È un particolare che sembrerà insignificante in quel momento, ma che nelle ore successive diventerà uno degli elementi più importanti per ricostruire l’ultima notte di Joey Comunale.
Per Joey, accettare quell’invito sembra una decisione spontanea, quasi banale. Nella dinamica delle notti newyorkesi è normale che la serata prosegua in modo imprevedibile: si entra in un locale con un gruppo di amici e si finisce poche ore dopo in un appartamento sconosciuto, circondati da persone appena incontrate. Nessuno, in quel momento, ha motivo di pensare che quella scelta possa trasformarsi nell’ultimo capitolo della sua vita.
Il luogo indicato da Larry è il Grand Sutton, un elegante edificio residenziale situato a Sutton Place, una delle zone più prestigiose dell’Upper East Side di Manhattan. Si tratta di un quartiere noto per i suoi grattacieli residenziali di lusso, appartamenti affacciati sull’East River e una popolazione composta in gran parte da professionisti e famiglie estremamente facoltose. È uno di quei contesti che evocano immediatamente l’immaginario della New York più esclusiva.
L’idea di continuare la serata in quell’ambiente affascina Joey. Così, insieme a Larry, alle tre ragazze e a un altro amico di Larry, decide di raggiungere l’appartamento. I taxi che passano davanti al locale diventano il mezzo più rapido per spostarsi verso l’Upper East Side.
Stephen e Todd, invece, restano indietro. La serata per loro è ormai finita e non vedono motivo di proseguire oltre. Joey, però, appare entusiasta e curioso, come spesso accade quando si presenta l’occasione di conoscere nuove persone e vivere un’esperienza diversa dal solito.
La mattina successiva, domenica 13 novembre 2016, accade qualcosa che mette immediatamente in allarme la sua famiglia. Joey ha un’abitudine a cui difficilmente rinuncia: ogni domenica si reca a casa dei genitori a Stamford per trascorrere la giornata insieme, spesso davanti alla televisione a guardare le partite di football.
Quella domenica, però, mezzogiorno passa senza che Joey si presenti. Non solo: non arriva neppure un messaggio o una telefonata per avvisare di un eventuale ritardo. Per i suoi genitori è una situazione insolita. Joey è sempre stato molto legato alla famiglia e non manca quasi mai a quell’appuntamento settimanale.
Con il passare delle ore cresce una sensazione di inquietudine. Nel pomeriggio Pat Comunale, insieme a suo fratello che nel frattempo lo ha raggiunto, prova a chiamare ripetutamente il numero del figlio.
Alla fine qualcuno risponde.
Ma dall’altra parte della linea non c’è Joey. La voce che si sente è quella di Stephen, il suo amico.
Stephen spiega subito la situazione: la sera prima Joey gli aveva lasciato il telefono per sbaglio e poi si era allontanato per andare a una festa a New York con alcune persone appena conosciute. Da quel momento, però, non lo ha più visto né sentito.
Quando Pat gli rivela che Joey non si è presentato a casa come ogni domenica, anche Stephen comincia a preoccuparsi. Chi conosce Joey sa bene che una cosa del genere non è affatto normale.
È l’inizio di una ricerca che, nel giro di poche ore, coinvolgerà decine di amici, conoscenti e contatti, tutti determinati a capire una sola cosa: che fine ha fatto Joey Comunale.
Dopo la telefonata con il padre di Joey, anche Stephen comprende immediatamente la gravità della situazione. Se Joey non si è presentato a casa e nessuno riesce a contattarlo, significa che qualcosa non va. Nel giro di poco tempo scatta quindi un vero e proprio passaparola tra gli amici, che iniziano a contattare conoscenti, compagni di università e persone che potrebbero averlo visto nelle ore precedenti.
Ma le risposte sono tutte le stesse: nessuno sa dove sia Joey. Non è a casa, non è con altri amici e non ha dato notizie a nessuno.
A quel punto Stephen prova a ricostruire mentalmente la notte precedente, ripercorrendo ogni momento della serata. L’ultimo ricordo che ha di Joey è proprio fuori dal Gilded Lily, mentre parlava con alcune ragazze e con i due ragazzi che avevano proposto di continuare la serata altrove.
Le ricerche prendono una direzione inaspettata grazie all’intuizione di Max, un caro amico di Joey. Max decide di controllare le foto pubblicate su Instagram nelle ore precedenti nei pressi del locale. Utilizza la geolocalizzazione del Gilded Lily e inizia a scorrere i post caricati da chi era lì quella notte.
Tra le immagini ne trova una che cattura subito la sua attenzione. Nella foto riconosce un suo conoscente, ritratto insieme a tre ragazze. E tra quelle ragazze ce n’è una che Max riconosce immediatamente: è una delle ragazze che Joey stava frequentando fuori dal locale poco prima di andarsene.
Max contatta quindi l’amico presente nella foto, che a sua volta riesce a mettersi in contatto con la ragazza. La risposta che riceve aiuta a chiarire un pezzo della serata. La giovane conferma che il gruppo ha effettivamente continuato la notte nell’appartamento dove si stava svolgendo l’after party. Racconta anche che, verso le 6 del mattino, Joey le aveva accompagnate all’ingresso dell’edificio per prendere un Uber.
Dopo quel momento, però, non lo aveva più visto.
Nel frattempo, altri amici continuano a cercare informazioni e riescono a individuare il nome completo di uno dei due ragazzi incontrati fuori dal locale. Si tratta di Lawrence Dilione, detto Larry. Con una breve ricerca online riescono anche a trovare il suo numero di telefono.
Max decide di chiamarlo direttamente. Gli chiede se sappia dove si trovi Joey o se abbia avuto notizie di lui dopo la festa.
Larry risponde con apparente tranquillità. Secondo la sua versione dei fatti, Joey sarebbe andato via insieme alle ragazze, salendo con loro sull’Uber che avevano chiamato per tornare a casa.
È una spiegazione che sembra plausibile, almeno in apparenza. Ma c’è un problema.
La ragazza contattata dagli amici aveva raccontato l’esatto contrario: Joey non era salito sull’auto con loro e non era andato via insieme al gruppo.
Due versioni incompatibili della stessa scena.
Qualcuno, evidentemente, non sta dicendo la verità.
Nel frattempo anche il padre di Joey decide di parlare direttamente con Larry. Durante la telefonata, il giovane ripete la stessa storia: Joey avrebbe accompagnato le ragazze all’auto e poi si sarebbe allontanato per comprare delle sigarette, senza più tornare alla festa.
È un dettaglio che colpisce subito chi conosce Joey. Amici e familiari sanno bene che non era un fumatore abituale. Se capitava che fumasse durante una serata, di solito chiedeva una sigaretta agli altri. Non comprava quasi mai interi pacchetti.
Quella spiegazione, quindi, suona strana.
Il sospetto che qualcosa sia accaduto durante quella festa diventa sempre più forte. Ed è proprio per questo che, la sera stessa, Pat Comunale decide di sporgere denuncia di scomparsa alla polizia di Stamford.
A quel punto le ricerche non sono più soltanto quelle degli amici.
Ora è la polizia a voler capire cosa sia successo davvero durante quella notte.
Dopo la denuncia di scomparsa, le informazioni raccolte dagli amici di Joey vengono trasmesse alle autorità. Tra queste c’è l’indirizzo dell’appartamento dove si sarebbe svolto l’after party: il Grand Sutton, appartamento 4C, nell’Upper East Side di Manhattan. È da lì che gli investigatori decidono di partire.
Il padre di Joey si reca personalmente a New York per sollecitare le ricerche e assicurarsi che anche il New York Police Department sia informato della scomparsa del figlio. Il caso viene assegnato al detective Castro, che decide di verificare subito cosa sia successo all’interno dell’edificio durante la notte tra il 12 e il 13 novembre 2016.
La prima mossa è controllare i filmati delle telecamere di sicurezza del palazzo.
Le immagini confermano una parte del racconto fatto da Larry: intorno alle 6 del mattino Joey esce effettivamente dall’edificio insieme a lui per accompagnare le tre ragazze a prendere l’Uber. Fin qui tutto coincide con quanto riferito ai familiari e agli amici.
Ma pochi istanti dopo emerge un dettaglio fondamentale.
Joey non sale sull’auto con le ragazze.
Le telecamere mostrano chiaramente che, una volta salutato il gruppo, rientra nell’edificio. E non lo fa da solo: accanto a lui c’è proprio Larry Dilione.
È una scoperta importante, perché dimostra che la versione raccontata fino a quel momento non è corretta. Joey non aveva lasciato la festa per tornare a casa. Dopo aver accompagnato le ragazze all’uscita, era tornato nell’appartamento.
Per gli investigatori questo significa una cosa sola: gli ultimi momenti conosciuti di Joey si svolgono all’interno del Grand Sutton.
Mentre il detective Castro esamina i filmati, il padre di Joey si trova ancora nell’edificio. L’atmosfera è tesa e carica di preoccupazione. A un certo punto Pat esce all’esterno per fare alcune telefonate.
È lì che nota qualcosa che gli provoca un’immediata sensazione di allarme.
Il portiere del palazzo sta trasportando alcuni sacchi della spazzatura verso l’area di smaltimento. Pat ha un’intuizione improvvisa e chiede all’uomo di fermarsi. Vuole che quei sacchi vengano controllati prima di essere gettati via.
La richiesta si rivela decisiva.
All’interno dei sacchi la polizia trova alcuni effetti personali di Joey: i suoi pantaloni e la sua maglietta, entrambi macchiati di sangue, una catenina a cui era molto affezionato e anche la patente di guida.
Il ritrovamento cambia completamente il quadro della situazione.
Non si tratta più di una semplice scomparsa. Tutto indica che qualcosa di estremamente violento è accaduto all’interno di quell’edificio.
Nel frattempo, analizzando altri filmati di sorveglianza e diverse telecamere cittadine, gli investigatori individuano un ulteriore elemento sospetto. La Mercedes appartenente a Jeffrey Rackover viene ripresa mentre lascia Manhattan nella serata del 13 novembre, dirigendosi verso il New Jersey.
Ore dopo, nella notte tra domenica e lunedì, la stessa auto viene nuovamente ripresa mentre rientra a New York e torna nel parcheggio del Grand Sutton.
Per gli investigatori la domanda diventa inevitabile:
perché qualcuno avrebbe dovuto guidare fino al New Jersey nel cuore della notte, per poi tornare poche ore dopo?
La risposta arriverà di lì a poco, quando uno dei protagonisti di quella notte deciderà finalmente di raccontare la propria versione dei fatti.
Il 15 novembre 2016, due giorni dopo la scomparsa di Joey Comunale, Larry Dilione decide di presentarsi spontaneamente alla polizia per rilasciare una dichiarazione più dettagliata su quanto accaduto durante l’after party. Il suo racconto permette agli investigatori di ricostruire, almeno in parte, ciò che sarebbe successo all’interno dell’appartamento quella notte.
Secondo la sua versione, quando il gruppo arriva al Grand Sutton Jimmy Rackover non era nemmeno uscito quella sera. Era rimasto a casa a guardare la diretta dell’incontro di UFC tra Conor McGregor ed Eddie Alvarez, trasmesso dal Madison Square Garden. Poco prima di andare a dormire avrebbe ricevuto un messaggio proprio da Larry, che gli chiedeva se potevano passare da lui per continuare la serata.
Jimmy, racconta Larry, era solito tenere le porte di casa aperte agli amici, e per questo avrebbe accettato senza particolari problemi.
Così Larry, Joey, Max Gemma e le tre ragazze arrivano nell’appartamento e la festa prosegue lì per alcune ore. Secondo quanto riferito da Dilione, la notte trascorre tra alcol e uso di cocaina, che i presenti consumano direttamente sul tavolo della cucina. In alcuni momenti la serata assume anche toni quasi goliardici: a un certo punto Larry e Jimmy si sfidano in una serie di prove di forza e flessioni, mentre uno dei presenti riprende alcuni momenti della festa con il telefono.
Quando le tre ragazze decidono di andarsene, intorno alle sei del mattino, Joey le accompagna all’ingresso dell’edificio per farle salire sull’Uber che le riporterà a casa. Poco dopo, come mostrano anche le telecamere di sicurezza, torna nell’appartamento insieme a Larry.
È a questo punto che, secondo il racconto di Dilione, la situazione cambia improvvisamente.
Una volta rientrati, i presenti si siedono nuovamente al tavolo per continuare a bere. La conversazione diventa tesa quando Joey rivolge a Larry una frase che viene percepita come una provocazione. Secondo la ricostruzione fornita alla polizia, Joey avrebbe detto qualcosa come: “Jimmy ha portato la cocaina, io le sigarette. Tu cosa hai messo sul tavolo?”
Parole che, secondo Larry, sarebbero state accompagnate da un gesto brusco: Joey avrebbe battuto le mani sul tavolo, scatenando la sua reazione.
Dilione racconta di aver avuto uno scatto d’ira improvviso. In quel momento avrebbe spinto Joey a terra e iniziato a colpirlo. Nel frattempo Max Gemma, che si trovava nel soggiorno, sarebbe rimasto addormentato sul divano e non avrebbe assistito all’inizio della lite.
Jimmy Rackover, invece, in quel momento non era presente nella stanza. Sempre secondo Larry, si era allontanato per pochi minuti per raggiungere l’appartamento del padre nello stesso edificio, al piano superiore, con l’intenzione di cercare altra cocaina.
Le telecamere dell’ascensore mostrano effettivamente Jimmy mentre sale al 32° piano, entra nell’abitazione del padre e fruga per alcuni minuti nella sua stanza prima di tornare rapidamente al piano inferiore.
Quando rientra nell’appartamento, però, trova Larry e Joey che stanno ancora litigando.
È in quel momento che la situazione, già tesa, precipita definitivamente.
Secondo la ricostruzione fornita da Larry Dilione agli investigatori, quando Jimmy Rackover rientra nell’appartamento trova la situazione già degenerata. Joey e Larry stanno litigando e la tensione è ormai esplosa in una vera e propria colluttazione fisica.
Jimmy interviene immediatamente, ma non per separare i due. Sempre secondo il racconto di Dilione, si scaglia contro Joey con estrema violenza. Allenato nella boxe, riesce rapidamente ad avere la meglio, colpendolo ripetutamente fino a mandarlo in grave difficoltà respiratoria.
Joey cade a terra e perde conoscenza. A quel punto, racconta Larry, Jimmy non si sarebbe fermato. Al contrario avrebbe continuato ad infierire su di lui, colpendolo ancora e sbattendogli la testa contro il pavimento, mentre lo scherniva per essersi messo contro il suo amico.
Nel frattempo anche Max Gemma, che fino a quel momento stava dormendo sul divano, si sveglia e si rende conto di ciò che sta accadendo. Secondo la versione fornita da Larry, sia lui che Max sarebbero rimasti scioccati dalla furia di Jimmy, che sembrava aver perso completamente il controllo.
Quando la violenza si arresta, Joey è ormai privo di sensi. È in quel momento che, secondo Dilione, Jimmy si rende conto della gravità della situazione e inizia a temere le conseguenze legali di quanto accaduto. L’idea di una denuncia o di un arresto diventa improvvisamente concreta.
Larry sostiene di aver proposto di chiamare la polizia e assumersi la responsabilità della rissa, ma Jimmy avrebbe rifiutato. Convinto che non ci fosse più modo di rimediare, decide invece di eliminare ogni possibile testimone.
Sempre secondo la confessione di Dilione, Jimmy afferra Joey e lo strangola, per poi colpirlo più volte con il coltello che fino a poco prima era stato utilizzato per aprire le bottiglie e preparare le linee di cocaina. Le coltellate si concentrano soprattutto al torace.
Dopo l’omicidio, la scena assume contorni ancora più macabri. I due uomini trascinano il corpo in bagno e tentano persino di smembrarlo, nel tentativo di facilitarne l’occultamento. Il tentativo però fallisce, e la situazione diventa sempre più caotica.
Nel frattempo Max Gemma riceve l’ordine di sbarazzarsi dei vestiti insanguinati. Li getta nei bidoni della spazzatura del condominio, insieme ad alcuni effetti personali della vittima. Dopo questo gesto viene allontanato dall’appartamento.
Jimmy e Larry rimangono quindi soli a gestire le conseguenze del delitto. Passano ore a pulire l’appartamento con candeggina e carta assorbente, cercando di eliminare ogni traccia di sangue.
Le telecamere dell’edificio mostrano anche i due uomini mentre si muovono nel seminterrato del palazzo, alla ricerca di un modo per far sparire il corpo. In alcuni momenti provano persino a manomettere le telecamere di sicurezza, senza però riuscirci.
Alla fine scelgono una soluzione estrema.
Il corpo di Joey viene avvolto nella pellicola di plastica e in un piumone, poi trasportato fino alla finestra dell’appartamento al quarto piano. Da lì viene spinto nel vuoto e lasciato cadere in strada.
Nel frattempo Jimmy si posiziona all’esterno con l’auto del padre. Dopo la caduta del corpo, i due lo caricano nella Mercedes e partono in direzione del New Jersey.
Secondo la confessione di Larry, guidano fino a Oceanport, una zona che lui conosce bene. Qui, in un’area boschiva dietro un negozio di fiori, abbandonano il corpo. Jimmy tenta anche di cospargerlo di benzina per dargli fuoco, ma il tentativo non riesce. Alla fine decidono di coprirlo con terra e foglie, lasciandolo in una fossa poco profonda.
Il 16 novembre 2016, due giorni dopo la scomparsa di Joey Comunale, il corpo viene ritrovato proprio in quell’area, esattamente nel punto indicato da Dilione agli investigatori.
L’autopsia conferma la brutalità dell’aggressione. Joey presenta quindici ferite da arma da taglio al torace, numerose fratture craniche, diverse costole spezzate e gravi lesioni al volto. Sul corpo vengono rilevate anche ustioni alle gambe, compatibili con il tentativo di incendiare il cadavere.
La morte viene ufficialmente classificata come omicidio.
A questo punto gli investigatori hanno finalmente una ricostruzione dettagliata degli eventi. Ma il caso è tutt’altro che concluso.
Le responsabilità precise dei presenti e il ruolo di ciascuno di loro diventeranno presto il centro di una lunga battaglia giudiziaria.
Nonostante la confessione di Larry Dilione e il ritrovamento del corpo di Joey Comunale, la fase iniziale dell’inchiesta non porta subito a un’accusa di omicidio. In un primo momento Larry Dilione e Jimmy Rackover vengono arrestati con capi d’imputazione minori, tra cui occultamento di cadavere, manomissione delle prove e ostacolo alla giustizia. Per mesi gli investigatori cercano di chiarire con precisione chi abbia materialmente ucciso Joey.
I due uomini, infatti, iniziano immediatamente a puntarsi il dito contro a vicenda. Larry sostiene che sia stato Jimmy a perdere il controllo e a colpire mortalmente Joey, mentre la difesa di Rackover sostiene la tesi opposta: secondo i suoi avvocati, l’omicidio sarebbe avvenuto mentre Jimmy era temporaneamente fuori dall’appartamento.
Anche alcuni elementi forensi contribuiscono a complicare il quadro. I test sul sangue mostrano tracce significativamente più abbondanti sugli abiti di Larry, un dettaglio che alimenta ulteriori dubbi sulla dinamica esatta dell’aggressione.
La svolta arriva il 10 maggio 2017, quando un Grand Jury della Contea di New York decide di incriminare sia Jimmy Rackover sia Larry Dilione per omicidio di secondo grado e occultamento di cadavere. Anche Max Gemma viene arrestato, ma con accuse minori legate alla manomissione delle prove e al favoreggiamento, per il suo ruolo nello smaltimento degli oggetti insanguinati.
Nel frattempo il caso attira l’attenzione dei media nazionali. I giornali si concentrano non solo sulla brutalità del delitto, ma anche sull’ambiente in cui si è consumato: giovani benestanti, droga, locali esclusivi e appartamenti di lusso nell’Upper East Side.
Proprio durante questa fase emerge uno degli aspetti più sorprendenti della vicenda. Gli investigatori e i giornalisti scoprono infatti che Jimmy Rackover non è realmente il figlio biologico del gioielliere Jeffrey Rackover.
Il suo vero nome è James Beaudoin II. È nato in Florida e ha avuto un’infanzia molto diversa da quella che raccontava a New York. Cresciuto in una situazione familiare complicata e con difficoltà economiche, da adolescente aveva già accumulato numerosi precedenti penali, tra cui furto con scasso, tentata rapina e violazioni della libertà vigilata.
Dopo aver trascorso circa un anno e mezzo in prigione, nel 2013 decide di trasferirsi a New York per ricominciare da capo. Qui incontra Jeffrey Rackover, con il quale instaura un rapporto molto stretto. Con il tempo i due iniziano a presentarsi pubblicamente come padre e figlio, tanto che Jimmy cambia legalmente il proprio cognome in Rackover.
Questa rivelazione alimenta ulteriormente l’interesse mediatico attorno al processo.
Il dibattimento contro Jimmy Rackover inizia il 15 ottobre 2018 presso la Corte Suprema dello Stato di New York. L’imputato rischia una condanna severissima, fino all’ergastolo.
La strategia della difesa si concentra su un punto preciso: sostenere che Jimmy abbia partecipato all’occultamento del corpo, ma non all’omicidio. Secondo i suoi avvocati, il responsabile della morte di Joey sarebbe Larry Dilione.
L’accusa, al contrario, descrive Jimmy come l’autore principale dell’aggressione e presenta una serie di testimonianze e prove circostanziali per dimostrare la sua responsabilità.
Uno dei momenti più difficili del processo arriva quando in aula vengono mostrate le fotografie dell’autopsia. Le immagini del corpo martoriato di Joey sono così crude che suo padre Pat è costretto ad abbandonare temporaneamente l’aula.
Dopo settimane di testimonianze e ricostruzioni, la giuria si ritira per deliberare.
Il 2 novembre 2018, dopo circa cinque ore di discussione, arriva il verdetto: Jimmy Rackover viene dichiarato colpevole di tutti i capi d’accusa.
Il giudice lo condanna a una pena compresa tra 25 anni di carcere e l’ergastolo.
Fuori dal tribunale, la famiglia Comunale accoglie la notizia con un misto di sollievo e dolore. Dopo due anni di indagini e udienze, la giustizia ha riconosciuto la responsabilità per la morte di Joey. Ma per chi lo amava, quella sentenza non potrà mai colmare il vuoto lasciato dalla sua perdita.
La condanna di Jimmy Rackover non rappresenta l’ultimo capitolo della vicenda. Nelle settimane successive al verdetto emergono infatti nuovi elementi che continuano ad alimentare interrogativi attorno a quella notte.
La sera stessa della condanna, ad esempio, si verifica un episodio che molti osservatori considerano quantomeno sospetto. Kyle Jarmon, un amico di Max Gemma che la mattina dell’omicidio aveva accompagnato quest’ultimo lontano dall’appartamento, viene trovato senza vita nel suo appartamento. La causa ufficiale della morte è un’overdose da eroina e fentanyl. Tuttavia, secondo diverse testimonianze, Kyle non era conosciuto come consumatore abituale di queste sostanze. I tabulati telefonici rivelano inoltre che nelle ore precedenti alla sua morte aveva ricevuto diverse chiamate dal fratello e dal padre di Max Gemma. Nonostante le circostanze poco chiare, il caso viene rapidamente archiviato come decesso legato all’uso di droga e non viene aperta alcuna indagine approfondita.
Parallelamente prosegue anche il percorso giudiziario degli altri coinvolti. Larry Dilione decide di accettare un patteggiamento e si dichiara colpevole di omicidio colposo, ottenendo in cambio una condanna a 23 anni di carcere. Durante l’udienza tenta persino di ritirare la dichiarazione di colpevolezza, ma il giudice respinge la richiesta e la sentenza rimane invariata.
Diversa la posizione di Max Gemma, che viene condannato per ostacolo alla giustizia e manomissione delle prove. Inizialmente la pena prevista è di sei mesi di carcere, ma una valutazione medica gli diagnostica un disturbo post-traumatico da stress legato agli eventi di quella notte. Per questo motivo la sua permanenza in carcere viene ridotta e Gemma sconta circa quattro mesi, tornando in libertà nell’agosto del 2019.
Oggi Jimmy Rackover sta scontando la sua pena in un carcere di massima sicurezza nello Stato di New York, mentre Larry Dilione rimane detenuto in una struttura penitenziaria la cui posizione non è stata resa pubblica.
Nel frattempo, la famiglia Comunale continua a cercare giustizia anche in sede civile. Nel 2018, il padre di Joey ha avviato una causa presso la Corte Suprema dello Stato di New York contro Jimmy Rackover e Lawrence Dilione, ma anche contro Jeffrey Rackover, accusato di responsabilità civile legata alla gestione dell’immobile e a presunti comportamenti negligenti. L’esito di questa causa non è stato reso pubblico.
A distanza di anni, però, il ricordo di Joey rimane vivo tra le persone che lo hanno conosciuto. Molti dei suoi amici hanno scelto di tatuarsi il numero 9, il numero che indossava quando giocava a hockey. Suo padre Pat, invece, ha deciso di tatuarsi il volto del figlio, un modo per portarlo sempre con sé.
La storia di Joey Comunale resta una delle vicende più inquietanti legate alla nightlife di New York: una notte iniziata come tante altre, tra amici e locali affollati, e terminata con un’esplosione di violenza che ha spezzato per sempre la vita di un giovane di ventisei anni.
E ancora oggi, per chi ha seguito questo caso, rimane una domanda difficile da ignorare: quanti dettagli di quella notte devono ancora essere compresi fino in fondo?