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Cacciatore di Anoressiche

Marco Mariolini: un’autoconfessione

Marco Mariolini non si è mai nascosto. Al contrario: ha scritto un libro per raccontare chi era, cosa desiderava e cosa, in fondo, temeva di diventare. Il titolo non lasciava spazio a interpretazioni: Il cacciatore di anoressiche. In quelle pagine, pubblicate nel 1997, dichiarava apertamente la propria ossessione: un’attrazione esclusiva, violenta e predatoria verso donne magrissime, scheletriche, “pelle e ossa”, come le definiva lui. Non si trattava di una semplice preferenza estetica, ma di una vera e propria parafilia: la necessità patologica di affamare, controllare e piegare le donne a un ideale di perfezione distorto e disumano.

L’ossessione precipita

Mariolini, antiquario bresciano, non si limitava a cercare donne già magre. Le voleva ancora più magre. E se non lo erano abbastanza, era pronto a “trasformarle” lui: le spingeva al digiuno, le isolava, le umiliava, le picchiava. Un meccanismo di potere e sottomissione spinto al limite. Lo aveva già fatto con la moglie Lucia, sottoposta a un regime di denutrizione e a continue minacce. E quando lei, dopo anni di violenze, era riuscita a lasciarlo, lui aveva continuato a cercare nuove “prede” tramite inserzioni sui giornali. Cercava donne “esili”, ma non “malate”. Le voleva forti abbastanza da reggere la trasformazione. Fragili quanto basta per lasciarglielo fare.

A una di quelle inserzioni risponde Monica Calò, studentessa di logopedia di 29 anni, originaria di Domodossola. Allegra, solare, ancora piena di sogni, Monica non può immaginare l’incubo a cui sta andando incontro. Marco la seduce con un mix di fascino e manipolazione. La convince ad andare a vivere con lui e, una volta ottenuta la sua fiducia, inizia a ridurla a un corpo da plasmare. La sua “opera” consiste nel privarla del cibo, colpirla allo stomaco per costringerla a vomitare, farla vergognare di ogni morso, di ogni debolezza. La convince a tagliare i contatti con la famiglia, a prestargli soldi, a credere che quell’amore malato fosse tutto ciò che meritava.

Ma Monica, a un certo punto, si ribella. Dopo l’ennesima umiliazione – una serata al ristorante dove le aveva proibito di mangiare e poi l’aveva costretta a stare nuda, al freddo – lo colpisce con un martello mentre dorme. Mariolini sopravvive, Monica si autodenuncia e finisce agli arresti domiciliari, così i due rimangono separati per un po’. Durante questo periodo lei prende lentamente coscienza delle violenze subite, e lo denuncia. Lui, invece, completa il suo libro, che descrive nel dettaglio le sue “relazioni” e le sue perversioni, presentandosi come un potenziale serial killer e invocando l’intervento della psichiatria e dello Stato per essere fermato. Ma nessuno lo ferma.

Un anno dopo la pubblicazione del libro, Marco convince Monica a incontrarlo di nuovo. Lei accetta, con prudenza: all’aperto, in pieno giorno, di fronte al Lago Maggiore. Ma lui ha già deciso cosa fare. Quando lei, con lucidità e fermezza, gli ribadisce che non sarebbero mai tornati insieme, lui la colpisce. Ventidue coltellate, una dritta al cuore. L’omicidio si consuma davanti a testimoni, in mezzo alla gente. Lui tenta una fuga grottesca, scappando  a nuoto nel lago. Verrà preso pochi minuti dopo.

Un caso estremo di violenza di genere

Oggi Marco Mariolini sta scontando trent’anni di carcere per l’omicidio premeditato di Monica. Non si è mai pentito. Le sue parole, i suoi scritti, la sua autodichiarazione da “mostro” sono rimaste lì, come un avvertimento che nessuno ha preso sul serio. Monica non era anoressica. Era una ragazza piena di vita, intrappolata in una relazione di violenza psicologica e fisica. Aveva chiesto aiuto, aveva denunciato, aveva trovato il coraggio di ribellarsi. Ma tutto questo non è bastato a salvarla.

Il caso Mariolini resta un esempio tragico di come la violenza di genere possa assumere forme subdole, che passano attraverso il controllo del corpo e della mente. E resta anche il racconto inquietante di un assassino che aveva annunciato la sua pericolosità, senza che nessuno lo prendesse sul serio.