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Paolo Esposito

Una calma apparente

Vivono nella villetta di via delle Cannicelle, a Gradoli, in provincia di Viterbo. Paolo Esposito, 41 anni, è il compagno di Tatiana Ceoban, 36. Insieme crescono Erika, la loro figlia più piccola, di sei anni, e con loro c’è anche Elena, 13 anni, figlia di una precedente relazione di Tatiana. La donna è arrivata in Italia dalla Moldavia nel 1999, ha conosciuto Paolo poco dopo e insieme hanno costruito una vita apparentemente normale. Ma qualcosa si incrina.

Madre e figlia spariscono

È il 30 maggio 2009, un sabato come tanti. Tatiana esce per alcune commissioni a Viterbo. Elena rientra da scuola. Erika, quel giorno, è con i nonni paterni. Da quel momento, madre e figlia spariscono nel nulla. Paolo denuncia la scomparsa due giorni dopo, ipotizzando che Tatiana abbia deciso di lasciare tutto e tornare in Moldavia con Elena. Dice di non essere stato avvisato, ma che probabilmente fosse quella l’intenzione della sua compagna. Racconta di litigi, di tensioni. Si mostra dispiaciuto, ma non preoccupato.

Gli inquirenti iniziano subito a dubitare. La casa è ordinata, troppo. I telefoni delle donne sono irraggiungibili. Alcuni effetti personali, che Tatiana avrebbe sicuramente portato con sé, sono ancora lì. Le indagini si concentrano sulla villetta. I Ris trovano tracce di sangue di Tatiana in cucina, dietro a un battiscopa, su una soglia. Nessuna traccia di Elena. La pista dell’allontanamento volontario comincia a sgretolarsi.

Poi emerge un dettaglio che cambia tutto: Ala Ceoban, sorella minore di Tatiana, vive nella stessa casa da un po’, e da qualche tempo ha una relazione con Paolo. Un video a contenuto sessuale tra i due viene recuperato durante le perquisizioni. Si fa strada quindi l’ipotesi di un delitto maturato in ambito familiare. Tatiana forse sapeva, forse aveva minacciato di andarsene davvero. Forse quella era una decisione che Paolo non aveva voluto accettare.

Il 1° luglio 2009, Paolo Esposito viene arrestato con l’accusa di duplice omicidio e occultamento di cadavere. Ala viene arrestata pochi giorni dopo per favoreggiamento. I corpi di Tatiana ed Elena non vengono mai ritrovati, ma le prove raccolte bastano per portare entrambi a processo.

Nel maggio 2011 arriva la condanna: Paolo Esposito viene giudicato colpevole e condannato all’ergastolo. Ala riceve inizialmente la stessa pena, ma in appello la sua condanna viene ridotta a otto anni per favoreggiamento e occultamento di cadavere. La Cassazione conferma la sentenza per Paolo nel 2014: resta in carcere a vita.

Nel frattempo, Erika — l’unica figlia sopravvissuta — viene affidata a una nuova famiglia a Bologna. Cresce lontano da Gradoli, da quella casa che ha perso ogni traccia della sua infanzia. Una bambina che si ritrova, suo malgrado, figlia di un uomo condannato e orfana di una madre e una sorella di cui non ha più saputo nulla.

Due vite spezzate e cancellate

A distanza di anni, il caso di Gradoli resta una ferita aperta. Tatiana ed Elena non hanno mai avuto una sepoltura. Nessuno sa dove si trovino i loro corpi. Nessuno può piangere su una tomba. È come se fossero svanite, cancellate due volte: la prima dal gesto, la seconda dall’assenza di giustizia piena. Una madre e una figlia scomparse, un uomo condannato e una comunità che ancora oggi si interroga su come sia potuto accadere.